Ancora oggi non c'è giorno in cui non pensiamo almeno per un
momento, alla bellissima esperienza vissuta in Mongolia lo scorso
ottobre e credo che con un po' di presunzione si possa parlare di
Mal d'Asia. Molti si chiedono se la Mongolia si possa visitare in
ottobre: la risposta è sì anche se fa un po' freddino e le praterie
non hanno più il loro bel
colore
verde. Si ha però la possibilità di vivere momenti unici ed in
completa solitudine anche nei luoghi che, per la loro importanza,
sono più frequentati nella bella stagione. Il viaggio è andato bene,
non ci sono stati problemi particolari, solo qualche piccolo
inconveniente che ha reso la cosa più divertente da raccontare agli
amici. Ogni giorno ci ha riservato delle sorprese e degli aneddoti.
I viaggi lontano da casa sono sempre un'esperienza che lascia
qualcosa ma se ci si aff
ida
ai molti tour “vedi e scappa “ si ritorna sempre con l'amaro in
bocca. Secondo noi il contatto diretto con la gente che abita i
luoghi che si visitano dà un valore aggiunto impareggiabile; vuol
dire vivere la diversità che c'è nel mondo e nel contempo
valorizzarla. E' bello vedere che si è tutti diversi e nello stesso
momento tutti uguali. La visita ai monasteri Amarbayasgalant, Erdene
Zuu e Shankh, Khongoryn gol nel deserto del Gobi e Bayanzag sono
state per noi le mete che più di tutte ci hanno entusiasmato senza
contare
che gli stessi trasferimenti, anche se non proprio rilassanti, ci
tenevano sempre incollati al finestrino. I bambini a Ulaanbator, il
traffico e la sensazione che questa sia una città che fra qualche
tempo non riconosceremo più, il persistente odore di carbone quando
il vento non pulisce l'aria. Il furgone UAZ con cui abbiamo percorso
i km di molte piste e poco asfalto, certe volte si preferivano le
piste alle strade piene di buche.La totale mancanza nel cielo di
scie di aereo per tutto il viaggio. L'improvvisata fatta ad una
famiglia nomade amici di Gerlee, il nostro
autista, una delle esperienze più belle. Le risate della piccola
comitiva. Le soste per uno spuntino o semplicemente per una tazza di
the, il silenzio che ti avvolge ed il tentativo di ritrarre in una
fotografia

l'immensità di quello che ti circonda per portare una testimonianza
a chi ti aspetta a casa. Il cibo? Si sa, non si è né in Italia né in
Francia, ci si deve adeguare ma l'abbiamo fatto con piacere e poi lo
yogurt, il formaggio, la carne, i biscotti e l'airag offerti dai
nomadi incontrati erano squisiti e sani (nella foto sotto,
Fiorenza davanti all'ennesima zuppa di carne). E ancora,
la discesa verso il deserto, forse quella che sta diventando un po'
la nostra passione. Dopo aver visto quelli di Namibia e Marocco
eccoci alle dune del deserto del Gobi. Le giornate più
entusiasmanti,
passeggiate
lunghissime, rilassanti con cui appagare lo sguardo e l'animo. Le
greggi, il bestiame, le aquile, gli avvoltoi, le gazzelle, una
natura ancora selvaggia e intatta. Ci sarebbero moltissime
"immagini" da raccontare e che ci sono rimaste impresse nella
memoria ma si sa, ognuno vive i propri viaggi a modo suo e le
esperienze acquistano valori diversi a seconda di chi le vive. Molte
volte penso che mi piacerebbe non cambiasse nulla di quei
posti, di quella gente, forse perchè la loro semplicità e
spontaneità ricordano quello che la società dove viviamo noi
occidentali rischia di dimenticare cioè il saper apprezzare le cose
semplici, il conquistare qualcosa con le proprie forze rimanendo
solidali con chi ci sta attorno. Sono sensazioni che fanno
riflettere, la vita in Mongolia è dura come dura è la "scorza" che
hanno i nomadi Mongoli.