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DIARIO Questa sezione è animata dai contributi di chi ha visitato la Mongolia e ha impressioni di viaggio da condividere, attraverso riflessioni, appunti, immagini. Tutti i reportage sono in esclusiva per mongolia.it e sono proposti in ordine di invio (in alto i più recenti). Raccontate la vostra Mongolia a: info@mongolia.it. Al momento sono presenti 103 diari.
La Mongolia di Rodolfo Lavezzo
La Mongolia di Leonardo Carnesecchi
La Mongolia di Luigi Lanfranco e Bruna Guidetti
La Mongolia di Anna Valentina Bernardi
La Mongolia di Maurizia Giusti
La Mongolia di Stefania Mercatali
La Mongolia di Stefano La Torre
La Mongolia di Mirella Di Giorgio
La Mongolia di Arjuna Cecchetti
STEFANO TRONCI - viaggiatore "La realtà qui è così diversa da ogni altro posto in Europa da sfuggire alla mia comprensione, tanto che alle volte ho bisogno di fermarmi, riflettere e assimilare usi e costumi di una civiltà così lontana". GIORGIA E MIRKO - viaggiatori "Siamo tornati dalla Mongolia carichi di foto, di bei ricordi dei visi gentili e dei paesaggi immensi... e con già tanta nostalgia". JULIA ROBERTS - attrice "La Mongolia è entrata per sempre nel mio cuore, con una spiritualità che non ho mai dimenticato e mai dimenticherò. Ho provato emozioni religiose, nel senso che mi sono misticamente fusa con le persone, la loro cultura, e la natura in cui là si vive immersi totalmente". SERGIO BETTINELLI - medico fondatore del Cepei (Centro Psicologia Evolutiva Intersoggettiva di Milano) "I Mongoli sono gente sana e robusta fisicamente: ho avuto modo di constatare più volte la loro resistenza al dolore e alla fatica; mi è capitato di effettuare piccoli interventi di chirurgia ambulatoriale senza alcuna anestesia (purtroppo non c'era altra possibilità), senza che il paziente o la paziente battessero ciglio. Le donne in particolare: le donne gravide arrivavano a cavallo anche da molti chilometri di distanza con le loro pance e i loro bellissimi bambini". "Non mi sono mai sentito così libero. La Mongolia è una terra sconfinata dove ognuno si difende come può, oppure si integra con l'ambiente, si rapporta con le persone in una relazione che non può non essere vera, perché priva di tutte quelle sovrastrutture che condizionano quotidianamente i nostri rapporti interpersonali". SABRINA, CHIARA E LAURA BRENNA - viaggiatrici "Mentre eravamo al monastero di Shank casualmente abbiamo avuto la fortuna di assistere a un naadam locale e abbiamo visto la corsa dei cavalli e la lotta mongola. Siamo state fortunate anche perché eravamo tra le poche occidentali insieme ai nomadi. In tutti i campi i mongoli sono sempre stati gentili con noi e ricordiamo in modo particolare una signora anziana che ci ha mostrato come si realizzano le corde in cammello delle gher". LUCIA MIGLIARDI - viaggiatrice "La Valle di Ambar Ayas Galant è il posto più "dolce" di quelli da me visitati nel mondo. Il deserto del Gobi mi ha deluso, non è il deserto che sognavo". CARLO MIGLIARDI - viaggiatore "Quando si esce dalla strada asfaltata e si percorre la pista verso il monastero di Ambarayasgalant il paesaggio ritorna incantevole: montagne con pendenze molto dolci, ricoperte di larici e betulle, basse colline verdissime di erbe e magnifici fiori. Anche dal campo delle gher la vista del paesaggio è struggente, con un cielo notturno così ampio e splendente ". GLENN HODGES - reporter di National Geographic "Prima di venire in Mongolia ne ero già innamorato. Mi affascinava l’idea di poter montare a cavallo a un capo del Paese e percorrerlo tutto, senza incontrare nemmeno uno steccato o una strada asfaltata: una cavalcata lunga 2400 chilometri, più della distanza tra Roma e Stoccolma". FRANCESCO CORTI - viaggiatore "Ho viaggiato molto, soprattutto in Asia e Africa. Devo riconoscere che la Mongolia è un Paese dove davvero il tempo si è fermato, sembra di vivere nel passato". GLORIA BAVA - viaggiatrice "Attraversiamo pianure e colline erbose su cui pascolano a migliaia pecore, capre, cavalli; falchi maestosi si alzano in volo dal ciglio della pista per posarsi poco lontano, decine di gru passeggiano eleganti nelle zone più umide mentre l'aria profuma di camomilla e cavalieri al galoppo corrono nelle immense distese verdi. Verso il tramonto arriviamo su un crinale dove vi è un grande ovoo: da qui il panorama, enfatizzato dai colori del tramonto, dal silenzio e dal fruscio del vento, è grandioso". LAURA CAPASSO E ALFREDO SAVINO - viaggiatori "Sotto un cielo immenso, illuminato solo dalle fluorescenti stelle del quarantacinquesimo parallelo, camminavamo incerti, nel buio, al seguito di un uomo a cavallo. Stavamo passeggiando nella steppa. Quell'uomo nel suo del blu cobalto, con il capo coperto da un berretto simile a una corona, ondeggiava, senza incertezza alcuna, come se il buio fosse stato luce: ritto e fiero su quel cavallo che sembrava il proseguimento del suo corpo, delle sue stesse gambe". FOSCO MARAINI - scrittore "Su questi cavalli stanno in sella uomini instancabili, feroci, vendicativi, crudeli, ma anche improvvisamente generosi e ospitali. Nella jurta, al campo, lavorano le loro donne, alla pari quasi in tutto cogli uomini, gagliarde, spesso terribili, che gridano, inveiscono, maledicono col furore di profetesse bibliche". ALESSANDRO GANDOLFI - reporter "Budgan Aimar si guardò intorno e con tutte le cose che c’erano da fotografare mi indicò tre asini. Erano giovani e rubusti, ma pur sempre tre asini. Era questa la ricompensa per una notte trascorsa nella sua ger, persa nella steppa a trecento chilometri da Ulaan Baatar: niente soldi, solo un paio di fotografie da spedirgli per posta, dall’Italia". ROBERTO IVE - scrittore "Non una strada, una pista, un sentiero, un fabbricato, una casa. Tutto sembra vuoto: colline brulle, ondulazioni sinuose, rilievi appena accennati. Nessuna traccia di presenza umana. Poi d'improvviso un fiume scintillante, una lunga strada diritta, un ordinato susseguirsi di edifici, un'improvvisa e svettante ciminiera: Ulaan Baatar, capitale della Mongolia". ALBERTO MORAVIA - scrittore "Usciamo dalla valle larga e piatta in cui si stende la capitale Ulan Bator e prendiamo a correre in un'altra valle del tutto simile ma più stretta. Il paesaggio è tipicamente mongolo, voglio dire che non potrebbe essere quello di nessun altro paese al mondo salvo la Mongolia. Com'è questo paesaggio? A prima vista non sembra così originale. La strada serpeggia per un fondo valle, lungo un fiumiciattolo sassoso, tra due file ininterrotte di colline verdi e prive di alberi. Dov'è l'originalità? Ma poi ciò che caratterizza la Mongolia viene fuori pian piano. Prima di tutto l'assenza di case completa, assoluta che però non vuol dire assenza di popolazione. Ogni tanto tra quelle colline che sembrano così verdi e calve, dei cocomeri posati in bilico ai due lati della valle, ecco, si apre uno slargo o una gola e in questo slargo vedo ora due tende rotonde, bianche della forma di enormi torte nuziali, oppure addirittura venti o trenta tende simili" . GIANCARLO VENTURA - segretario associazione Soyombo "La Mongolia, un viaggio che è come una iniziazione esoterica, un viaggio a ritroso fino al giorno della creazione". GIORGIO BLASCO - responsabile cultura consolato di Mongolia in Italia “La piccola Tsotsogmaa, che oggi compiva undici anni, poco prima, quando ancora stavamo festeggiando nella sua ger, mi aveva chiesto: Come è il mare? Ora, mentre mi saluta abbracciandomi, con gli occhi un po’ umidi, senza però mai smettere di sorridere, mi porge un piccolissimo zodog, un giacchino azzurro, formato bambola, di quelli che usano i lottatori durante il Naadam, una cosa sua, personale e che aveva deciso di donare a me: This is for you…and write me!” DANIELA GIGLIO- viaggiatrice "Il vento era ancora forte. Verso il tramonto ci siamo avviati verso le dune per fare quattro passi. Erano bellissime e noi tranquillamente stanchi. Ci eravamo lavati, avevamo fatto il bucato e perfino bevuto una birra. Stavamo parlando, io e Francesco, della giornata trascorsa, delle strade e delle innumerevoli buche, di questa gente orgogliosa e diversa da noi. Improvvisamente, alzando lo sguardo, l'abbiamo visto. Un muflone? Sembrava. Solitario, maestoso, bellissimo e troppo lontano per essere fotografato. Di fianco a noi due cammelli, in fondo le dune. Tutto questo valeva il viaggio" . BRADLEY MAYHEW - giornalista australiano "Il vuoto di un paesaggio senza recinzioni e senza terre private può incutere timore. In alcuni momenti si ha persino l'impressione di poter scorgere la curvatura della Terra, ma proprio quando si pensa di essere completamente soli, si vedono apparire dal nulla pastori a cavallo equipaggiati con ciotole di yogurt e cannocchiali sovietici, con l'aspetto di soldati di fanteria dell'esercito di Genghiz Khan" .
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