FILM

Ecco le schede (a cura di Federico Pistone) di ottant’anni di film legati alla Mongolia, in ordine cronologico discendente, da oggi al 1928. Segue il trailer, la recensione flash e un giudizio con le nostre "faccine"
BRUTTO      COSI' COSI'    BELLO    CAPOLAVORO
 

I DUE CAVALLI DI GENGIS KHAN*** (Germania-Mongolia 2009, regia di Byambasuren Davaa) la cantante Urna promette alla nonna in fin di vita di portarle il manico a testa di cavallo del morin khuur (il violino mongolo) dove sono incise le parole della canzone Chingisiyn Hoyor Zagal, che danno il titolo al film. Comincia una ricerca tormentata nei segreti della Mongolia. Guarda il trailer  
Rosalba Barbé (mongolia.it): La necessità di far rinascere l'antica magia di una cultura che si sta perdendo

BABYLON A.D.* (Francia 2008, regia di Mathieu Kassovitz): il mercenario Toorop (Vin Diesel) deve scortare una ragazza (Melanie Thierry) dotata di straordinarie capacità preveggenti da un remoto monastero della Mongolia fino a Manhattan. Sarà un'odissea. Strizza l'occhio a "Blade runner" ma questa pellicola di Kassovitz è uno "sparatutto" senz'anima. Guarda il trailer
Giulia D’Agnolo Vallan (Ciak): Un pastiche di sci-fi con confusissima riflessione scientifico/religiosa sul futuro dell'umanità

SUR LA PISTE DU RENNE BLANC*** (Francia 2008, regia di Hamid Sardar): storia d'amore singolare ambientata fra gli Tsaatan, gli Uomini renna della Mongolia, sullo sfondo glaciale della taiga. Il nomade Quizilol è innamorato della bellissima Solongo il cui padre darà l'assenso al matrimonio solo dopo una "prova di coraggio". Premio al Festival di Trento 2009. Guarda il trailer
mongolia.it: Suggestiva ricostruzione romanzata realizzata dalla casa cinematografica indipendente francese Zed

MONGOL*** (Kazakistan-Russia-Germania 2007, regia di Sergej Bodrov): ricostruzione sontuosa e attenta della vita di Gengis Khan, attraverso sofferenze e trionfi. Candidato all’Oscar 2008 come miglior film straniero (Bodrov lo aveva già vinto con “Il prigioniero del Caucaso”), ha un impatto cinematografico straordinario con scene estremamente realistiche. Guarda il trailer
Paolo Mereghetti: Grandi paesaggi, grandi passioni (e bei costumi), ma che fatica a non trasmettere l'enfasi epica

HYAZGAR*** (Francia-Corea 2007, regia di Zhang Lou): per bloccare l'avanzata del deserto e far fronte alla solitudine dopo l'abbandono della moglie, il mongolo Hangai decide di piantare nella sabbia alberi estirpati dalla tempesta. Al romantico progetto collabora una rifugiata coreana col figlio. Meno fortunato del "Matrimonio di Tuya" ma altrettanto suggestivo. Guarda il trailer
Salvatore Trapasi (Il Giornale): Un altro bel film dalle steppe mongole

L'ELETTO* (Francia 2006, regia di Guillaume Nicloux): thriller coprodotto da Rai Cinema sullo sfondo della Mongolia più misteriosa ed esoterica. Una donna, interpretata da Monica Bellucci, adotta un bimbo mongolo che, al compimento del settimo anno, si rivela dotato di poteri che permettono di compiere riti di immortalità. Una vecchia idea, ma questa è la peggiore. Guarda il trailer
Flavio Della Rocca:
Ecco che una donna come tante si trasforma in eroina pur di salvare il proprio 'tesoro'

KHADAK*** (Belgio 2006, regia di Peter Brosens e Jessica Woodworth): è la storia di un giovane pastore mongolo che ha la capacità di sentire gli animali a distanze lontanissime. È destinato a diventare sciamano, dopo essere stato costretto insieme a tutti gli abitanti del villaggio a trasferirsi in una città mineraria per essere impiegati negli scavi. Guarda il trailer
Elisa Giulidori: Si apre come una favola, a sottolineare il sapore esotico e fantastico che la Mongolia ha per noi occidentali

IL MATRIMONIO DI TUYA*** (Cina 2006, regia di Wang Quanan, con Yu Nan): la vicenda in verità si svolge nella Mongolia interna, quella cinese, ma i profondi temi toccati sono quelli assoluti del contrasto fra modernità e tradizioni. Una giovane donna vive con il marito paralizzato e due figli. Cercherà un nuovo sposo che la aiuti a prendersi cura della famiglia. Guarda il trailer
Morando Morandini:
Ha due virtù: la leggerezza del tocco anche nei momenti più gravi e l'affetto per i personaggi

IL VOLO DELLA FENICE* (Usa 2005, regia di John Moore con Dennis Quaid): rifacimento dell’omonima pellicola di Robert Aldrich del 1965 con James Stewart. Allora l’aereo precipitava nel Sahara, mentre nella nuova versione finisce nel deserto del Gobi in Mongolia, che diventa il feroce teatro dei tentativi dei sopravvissuti di riprendere quota. Guarda il trailer
Paolo Mereghetti: Se non mancano momenti di spettacolarità superficiale, viene meno qualunque suspense

IL CANE GIALLO DELLA MONGOLIA*** (Germania 2005, regia di Byambasuren Davaa): nuovo commovente capitolo proposto dalla regista mongola, dopo “il cammello che piange”: una bimba trova un cagnolino in una grotta e lo tiene, contro il volere del padre che teme possa attrarre i lupi. Quando il cane salverà il fratellino dagli avvoltoi sarà il benvenuto. Guarda il trailer
Marco Massaccesi:
Byambarusen Davaa riesce ad ammaliare lo spettatore fino all’ultimo fotogramma

MONGOLIAN PING PONG*** (Cina 2004, regia di Ning Hao): una pallina da ping pong fa da detonatore a una storia sognante sospesa tra Mongolia e Cina. Tra bambini, saggi lama e cavalli al galoppo, il vero protagonista è il paesaggio mongolo. Richiama il film “The Gods must be crazy” dove una coca cola piovuta da un aereo genera caos fra i boscimani. Guarda il trailer
Rita Ferrauto: Più un invito al viaggio che un film vero e proprio

LA STORIA DEL CAMMELLO CHE PIANGE**** (Germania-Mongolia 2003, regia di Byambasuren Davaa e Luigi Falorni): nel deserto del Gobi una cammella ripudia il cucciolo nato albino. Una comunità di nomadi mongoli la convincerà con la musica a ricomporre la famiglia. Splendido spaccato di vita della steppa, grande successo internazionale. Guarda il trailer
Paolo Mereghetti: Un riuscito e originale esempio di "documento narrativo" a doppio binario, zoologico e antropologico

STATE OF DOGS*** (Belgio-Mongolia 1998, regia di Peter Brosens e Dorjkhndyn Turmunkh): il cane Basaar viene ucciso da un cacciatore alla periferia di Ulaanbaatar. Il suo destino è di reincarnarsi in un uomo ma lui si rifiuta. Intanto cerca di proteggere una giovane donna da un pericolo catastrofico. Produzione belga-mongola con Brosens che girerà Khadak otto anni dopo.
Cinemambiente:
State of Dogs è una parabola su un cane randagio mongolo che non vuole diventare uomo

MOLOM*** (Francia 1997, regia di Marie Jaoul De Poncheville): girato a Ulaanbaatar e nei territori siberiani, è la storia suggestiva di un uomo che diventa una sorta di sciamano, punto d’incontro fra uomini e dei. Cercherà di dare aiuto e protezione alle persone che incontra, ma non potrà fare nulla per il proprio destino. 
Mary Ann Brussat: Un capolavoro spirituale, uno di quei film che ti sa trascinare in luoghi remoti togliendoti il fiato

URGA – TERRITORIO D’AMORE** (Francia-Urss 1991, regia di Nikita Mikhalkov): Leone d’oro al Festival di Venezia, scippato da Mikhalkov al cinese Zhang Yimou con “Lanterne rosse”. Un camionista russo finisce in panne nella steppa ed è costretto a confrontarsi e convivere con una famiglia di nomadi mongoli. Nasce un’improbabile ma sincera amicizia. Guarda il trailer
Paolo Mereghetti: Mieloso spirito di fratellanza, paesaggismo di maniera

JOHANNA D’ARC OF MONGOLIA*** (Francia-Germania 1988, regia di Ulrike Ottinger con Ines Sastre): visionario manifesto del cinema femminista. Un gruppo di amazzoni mongole blocca il treno della Transmongolica e prende in ostaggio sette donne europee. Dopo l’iniziale disorientamento, le occidentali si adegueranno con gioia allo stile di vita delle steppe.
Sheila Benson (LA Times): Sofisticato, misterioso e delirantemente meraviglioso

IO E IL VENTO***** (Francia 1988, regia di Joris Ivens): è il film-testamento del novantenne regista olandese Ivens, sublime documentarista. Decide di piazzarsi nel mezzo del deserto mongolo per filmare… il vento. Un’opera di lirismo straordinario, che emana pace interiore ma anche gioia e libertà, che solo il territorio della Mongolia sa offrire. Guarda la prima parte del film
Paolo Mereghetti: Un'avventura visiva di estrema libertà e ricchezza

DERSU UZALA***** (Russia-Giappone 1975 regia di Akira Kurosawa): di mongolo c'è l'ambientazione in una non precisata taiga e c'è l'attore protagonista, il musicologo mongolo Munzuk prestato al cinema per questa meravigliosa pellicola di Kurosava, tratta dal romanzo del cartografo russo Arsenev che descrive la sua profonda amicizia con Dersu Uzala. Guarda il trailer
Paolo Mereghetti: Semplice ed emozionante, come solo i capolavori sanno essere

MACISTE CONTRO I MONGOLI e MACISTE NELL’INFERNO DI GENGIS KHAN* (Italia 1964, regia di Domenico Paolella): due film girati in un colpo solo e distribuiti contemporaneamente. Solo il possente Maciste può contrastare le orde di Gengis Khan durante l’invasione della Polonia. La storia ci dice che non basterà. Guarda la prima parte del film
Paolo Mereghetti: Sgangherato anche se con una punta di ironia

I MONGOLI* (Italia-Francia 1960, regia di André de Toth con Jack Palance, Anita Ekberg e Antonella Lualdi): sceneggiato da Tonino Guerra e diretto principalmente da Leopoldo Savona e Riccardo Freda, anche se poi la regia sarà accreditata al supervisore de Toth, narra delle imprese di Ogodei, figlio di Gengis Khan. Notevole il cast, modesto il risultato.
Paolo Mereghetti: Polpettone storico nella media dell'epoca, che si segnala solo per l'insolito cast

IL CONQUISTATORE* (Usa 1955, regia di Dick Powell con John Wayne e Susan Hayward): film brutto e maledetto sulla storia di Gengis Khan. Questo "mattone" fu girato nel deserto dello Utah, probabilmente contaminato da esperimenti nucleari: tutti i componenti del cast furono colpiti da tumore, John Wayne compreso, e morirono di lì a poco.
Paolo Mereghetti: Pessimo polpettone storico-avventuroso

DESTINAZIONE MONGOLIA*** (Usa 1953, regia di Robert Wise con Richard Widmark): esordio in technicolor per Wise che ambienta nel deserto del Gobi un’improbabile storia della Seconda Guerra Mondiale. Il protagonista è un meteorologo dell’esercito statunitense che si allea con una comunità di mongoli per fare fronte comune contro i giapponesi. Divertente.
Paolo Mereghetti: Wise si basa su fatti realmente accaduti, ma li priva della consueta enfasi epica

TEMPESTE SULL’ASIA**** (Urss 1928, regia di V. I. Pudovkin): film epico ambientato nel deserto del Gobi nel 1920. Un cacciatore mongolo, reincarnazione di Gengis Khan, lotta eroicamente contro le ingiustizie degli invasori. Splendida fotografia bianco e nero, eccellenti attori e paesaggi maestosi con indimenticabile bufera di sabbia nel Gobi. Guarda la fine del film
Paolo Mereghetti: Un film epico-lirico tanto discontinuo nella regia quanto appassionante nelle singole sequenze