IL VISTO
Al momento è possibile ottenere il visto presso l'Ambasciata di Roma - Via Francesco Denza 27
00197 Roma tel./fax +39-06-8074719
e-mail: italy@mfat.gov.mn www.italy.mfat.gov.mn

o il Consolato onorario di Milano
- Via Boccaccio 9 - 20123 Milano Telefono: +39 02 48 012556
Fax: +39 02 49 82395 email: info@consolato-mongolia.it


Per informazioni scrivere a info@mongolia.it

IL VIAGGIO

 

    

 

 

 

 

 

LA "TOP TEN" DELLA MONGOLIA  Foto di Federico Pistone

1NOMADI

L'emozionante contatto diretto con gli ospitalissimi abitanti della steppa e del deserto legati ancora a tradizioni millenarie

2NATURA
Stupefacenti scenari immacolati dove vivono animali rari e selvatici
allo stato puro soprattutto nelle zone centrali del Paese

3 ULAANBAATAR La capitale, moderna e caotica, ma ricca di monasteri, musei, mercati e mille altre sorprese. Tutto intorno la natura più sacra

4 MONASTERI
Il meraviglioso  Amarbayasgalant
e gli altri monasteri buddhisti per seguire ogni mattina le funzioni religiose dei monaci

5 KARAKORUM L'antica capitale dell'immenso impero mongolo, ancora emozionante, con lo splendido monastero
di Erdene Zuu

6 GOBI
Uno dei deserti più emozionanti del pianeta, con paesaggi fiabeschi, nomadi a cammello
e i dinosauri sempre
"in agguato"

7 ALTAI
Regione di contrasti impressionanti fra laghi, deserti e montagne eternamente innevate, popolata dai kazaki musulmani

8 KHENTII
La regione di Gengis Khan, padre e divinità dei mongoli. Non solo luoghi evocativi, ma anche paesaggi siberiani affascinanti

9 NORD
Patria degli sciamani

con paesaggi mozzafiato, laghi cristallini come il grande Khuvsgul, ribattezzato "il mare della Mongolia"

10 EST
Oceano infinito di steppa che si mescola al deserto, immenso corridoio di migliaia di animali con deliziosi villaggi di nomadi

 

PER NON ESSERE SOLO DEI TURISTI testi di Federico Pistone
Destinazione Mongolia. Una sola cosa è indispensabile infilare in valigia o nello zaino: il rispetto. Chi cerca una vacanza di svago e trambusto cambi destinazione. Qui si sbarca in una terra sicura (secondo l’organizzazione internazionale Freedom House è uno dei pochi Paesi asiatici completamente liberi, insieme a Giappone, India, Corea e Filippine) ma molto legata alle proprie tradizioni e dove il vento è spesso l’unico rumore percepibile. Nelle case e nelle gher vige un antico galateo che andrebbe rispettato, anche se i nomadi sono sempre molto tolleranti con gli stranieri. Questo non significa che sia lecito comportarsi senza riguardo, al contrario è bene conoscere le regole principali per essere degli ospiti educati ed entrare con consapevolezza in questa realtà. La prima condizione è quella di organizzarsi e muoversi in piccoli gruppi, per evitare grottesche e schiamazzanti comitive che si trascinano attraverso deserti e steppe fra gli sguardi attoniti e turbati dei nomadi.

Negli ultimi anni la Mongolia è diventata di moda: il turismo si concentra nel periodo estivo, per la maggiore disponibilità di ferie degli occidentali, per il clima favorevole e per la festa del Naadam, che si svolge dall’11 al 13 luglio. In questo periodo sul viale della Pace di Ulaanbaatar si incontrano più stranieri che mongoli e nelle mete principali del Paese (Karakorum, Hovsgol, Gobi e Amarbayasgalant) è una vera corsa sul tempo per arraffarsi alloggi, gher turistiche o alberghetti, quando ci sono. Questo non cancella la magia di una terra stupefacente, tempestata da gioielli naturali e religiosi. Il turismo ha portato soldi freschi (ogni famiglia di Ulaanbaatar ha ormai la sua agenzia di viaggi, più o meno in regola) ma anche tante malattie sociali, come la prostituzione, sconosciuta fino a pochi anni fa. Solo negli ultimi anni si sono registrati i primi casi accertati di Aids. Proprio questo allarme improvviso aveva convinto l’Oms (l’Organizzazione mondiale per la sanità) a scegliere la Mongolia nel settembre 2003 come paese guida a livello mondiale per il progetto “preservativi per tutti”, con la distribuzione gratuita alla popolazione di alcuni milioni di profilattici.

Ma i turisti hanno indirettamente provocato un altro fenomeno drammatico nella capitale mongola, quello dei bambini di strada. Con uno scriteriato spirito caritatevole, molti viaggiatori hanno cominciato a distribuire dollari e caramelle ai bambini: i dolci provocano “solo” problemi ai denti, ma sono quegli spiccioli la vera condanna. La Mongolia è un Paese orgoglioso ma molto povero  e spesso i bambini tornano a casa con elemosine che sono equivalenti allo stipendio dei genitori. La conseguenza è facile da intuire: il papà smette di lavorare, si dedica alla vodka e rispedisce i figli giovanissimi a chiedere soldi ai turisti. Ma quando i piccoli tornano a mani vuote sono botte con la conseguente fuga definitiva da casa.

 

COME AFFRONTARE LA MONGOLIA

La Mongolia è sterminata e per girarla tutta occorrerebbero mesi, anni, una vita. Considerando che le vacanze generalmente durano meno, bisogna organizzarsi con un itinerario limitato e utilizzando mezzi idonei: la mongola Miat ha una fitta rete di collegamenti interni anche se i costi per gli stranieri sono molto più alti che per i mongoli e spesso i voli vengono cancellati all’improvviso (per ghiaccio o vento) con la conseguenza di file d’attesa che durano anche giorni. Indubbiamente un volo interno (specialmente verso il Gobi, l’Altai o l’Hovsgol) vi farà guadagnare molto tempo e vi farà vivere esperienze, diciamo, singolari. Spostarsi in fuoristrada è l’alternativa per i lunghi tratti, ma le piste sono spesso accidentate e sofferte e quindi è difficile calcolare i tempi di trasferimento anche per i driver più esperti. La Millenium Road è una strada ormai quasi completamente asfaltata che taglia in orizzontale la Mongolia ed è stata realizzata in compartecipazione con Paesi stranieri (Cina, Giappone, Canada soprattutto), in cambio della concessione dello sfruttamento delle principali miniere mongole dalle quali si estraggono notevoli quantità d’oro, argento, carbone, bauxite, rame, uranio, molibdeno tungsteno.

Un’opera che ha diviso il Paese: nel 2006 massicci cortei di ambientalisti hanno protestato davanti al Parlamento, chiedendo le dimissioni del Governo. Fuori da questa arteria, le piste diventano quasi improvvisate e c’è bisogno davvero di tutta l’abilità e l’istinto degli autisti. Ma spesso anche loro perdono l’orientamento o si ritrovano di fronte ostacoli naturali insormontabili. E allora scatta una delle parti più emozionanti del viaggio: il consulto con i nomadi. Non è solo l’indicazione della strada migliore, ma è l’occasione per una visita d’obbligo alla gher, dove vengono offerte libagioni tipiche (vodka, latte di giumenta, formaggio di yak, brodo di carne di montone) e ci si immerge nella realtà più autentica della Mongolia. Non bisogna avere fretta, vale la pena godersi il contrattempo. Dopo discussioni infinite, inframmezzate da solenni silenzi, viene stabilito il percorso migliore e si riparte. Se però è tardi allora si cena e si passa la notte nella gher. Gli autisti mongoli sono prodigiosi, bisogna solo stare attenti a vegliare sul loro stato di sobrietà. Teoricamente uno straniero non può condurre un mezzo ma non risulta siano stati mai fermati e multati turisti alla guida. Se mai, il pericolo è quello di non essere in grado di affrontare i perigliosi sentieri della steppa e del deserto che costringono spesso a contorsioni e andature vicine a zero chilometri all’ora. Vi possono capitare confortevoli fuoristrada giapponesi, che vi eviteranno molte zuccate al tettuccio ma che, in caso di guasto, saranno più difficili da riparare. Oppure salirete sulle spartane jeep russe, anzi sovietiche vista l’antica immatricolazione, che sono dei muli tanto scomodi quanto affidabili: e se si guasta, qualunque mongolo sarà in grado di ripararlo anche con geniali stratagemmi: ad esempio, ritagliare un pezzo di pneumatico per sostituire guarnizioni disintegrate. Ci sono anche dei minivan, sempre di fabbricazione russa, che sono altrettanto avventurosi ma che possono trasportare fino a otto persone alla volta. Nel corso del viaggio vedrete sfrecciare dei nomadi in sella a motociclette degli anni Cinquanta o Sessanta, made in  Urss. Saranno contenti di farvi fare un giro, sorridendo alla vostra difficoltà di restare in equilibrio sui terreni sconnessi.

Esiste anche una rete di mezzi pubblici che collega le principali località della Mongolia, seguendo le strade più comode: costano pochissimo, sono sempre stipati e quasi mai in orario: un’esperienza imperdibile.

Ma il mezzo di trasporto assoluto in Mongolia è il cavallo. Da sempre. Non i nostri cavalli slanciati e un po’ altezzosi, ma i cavallini selvatici e instancabili delle steppe, quelli che hanno permesso a Gengis Khan di conquistare l’impero più vasto della storia e alla Mongolia di vantare il servizio postale più scrupoloso e veloce dell’antichità. Per i mongoli i cavalli sono animali sacri: vedrete campeggiare le loro foto perfino sugli altari delle gher o ascolterete struggenti canzoni d’amore dedicate non alle bellezze dell’amata donna ma alla morbida criniera di un purosangue. Ogni nomade sarà contento di farvi cavalcare, per lui sarà uno spettacolo esilarante: anche i provetti cavallerizzi troveranno difficoltà a domare e farsi obbedire dai testardi cavallini mongoli. Ma una volta presa la mano, si possono organizzare anche vere e proprie spedizioni lungo le zone più remote e inospitali della steppa e della taiga. Infine, si può anche provare l’esperienza di una galoppata sul cammello, ma solo per divertimento vostro. E soprattutto dei nomadi.

 

ISTRUZIONI DI SOPRAVVIVENZA

Per informazioni più specifiche e dettagliate scrivere a info@mongolia.it

 

Dov’è la Mongolia?

Tirate una riga di settemila chilometri da Bologna verso est e arrivate dritti a Ulaanbaatar, dopo aver attraversato Austria, Romania, Moldova, Ucraina, Georgia e Kazakistan: la Mongolia confina solo con due Paesi, la Cina e la Russia. Pur essendo alla stessa latitudine dell’Europa centrale, la Mongolia ha un clima decisamente più rigido e secco, a causa della lontananza dal mare e dall’incombenza della Siberia, immane corridoio delle gelide correnti artiche. Ci vogliono più di cinque Italie per fare una Mongolia, che è vasta 1.566.839 km quadrati contro i 301.336 del nostro Paese. Eppure ci sono 22 italiani per ogni mongolo. La differenza di densità è spaventosa: per la Mongolia 1,6 abitanti per chilometro quadrato, per l’Italia 192. Traduzione: l’Italia è 128 volte più popolata della Mongolia. Il fuso orario viaggia con sei ore di ritardo rispetto al nostro. Quando in Italia è mezzogiorno, a Ulaanbaatar sono le sei di sera. Se siamo in regime di ora legale (dall’ultima domenica di marzo all’ultima domenica di ottobre), le ore di differenza diventano sette, visto che la Mongolia mantiene sempre l’ora solare.

 

Per chi è?

Per un viaggiatore occidentale l’impatto con la Mongolia è molto forte. Alcuni turisti arrivano e scappano appena possibile: per la scarsa igiene di alcuni alloggi di Ulaanbaatar, per i disagi di un viaggio nel deserto e nella steppa, per il cibo spesso monotono e non sempre sopraffino, per il contatto con una realtà nomade affascinante ma indecifrabile al primo impatto, o per la natura talmente sublime che può diventare insopportabile. La Mongolia sarà invece una straordinaria sopresa per chi è disposto a mettere da parte il fardello delle proprie abitudini, delle comodità, degli itinerari già battuti. Insomma, per chi accetta un patto senza compromessi con l’anima di questa terra. Alcuni luoghi sono semplici da raggiungere e richiedono pochi sacrifici. Altri invece sono consigliati solo ai più ginnici e arditi. Ma non ci sono limiti o, meglio, ognuno può scoprire la propria Mongolia, non solo secondo criteri di età e preparazione fisica, ma anche per caratteristiche psicologiche e culturali.

Una famiglia con bambini riuscirà a godere un’esperienza entusiasmante, un vero e proprio investimento di emozioni e di crescita personale, scegliendo ad esempio un itinerario nelle verdi regioni centrali entrando in contatto con le famiglie e gli animali della steppa. I più esigenti e atletici potranno predisporre un trekking sulle montagne dell’Altai, i più romantici e avventurosi si avventureranno nell’immenso Gobi, gli ambientalisti preferiranno le regioni immacolate dei laghi e delle foreste del nord, gli storici opteranno per un tour del Khentii nei luoghi di Gengis Khan, i solitari muoveranno verso le desolate pianure dell’est. Con la possibilità ovviamente di mescolare questi itinerari fino a disegnarne uno su misura.

Per raggiungere uno “stato di grazia” sembra non ci sia niente di meglio di un viaggio in Mongolia. Secondo l’Istituto californiano di Ecopsicologia sono quattro le condizioni per stare bene con se stessi e per ritrovare la serenità che i nostri ritmi quotidiani ci hanno tolto. Primo: fermarsi, smettere di programmare e lasciare spazio ai pensieri e alla fantasia. Niente di più facile nel silenzio del vento e della steppa. Secondo: camminare possibilmente senza una meta precisa, anzi quasi casualmente, immaginando itinerari virtuali con la mente. E anche per questo, la Mongolia è lo scenario ideale. Terzo: contemplare il cielo di notte per proiettare le nostre speranze e le nostre paure. Il cielo mongolo è celebre per la sua intensità che regala cieli blu profondi di giorno e stellate impressionanti di notte. Quarto: immergersi nel verde, riconnettere il nostro corpo con la natura. Nelle pianure e nei deserti mongoli si tocca la vera spiritualità della terra, la si sente nel corpo e nell’anima. Un viaggio in Mongolia è quindi anche una terapia che può ritemprare anche lo spirito più provato dai nostri ritmi occidentali. E c’è anche un’altra indicazione, singolare ma concreta. In Mongolia si dimagrisce: non perché si mangia poco, ma per il basso contenuto calorico della dieta dei nomadi. Pasta, dolci e altre bombe caloriche si trovano solo sugli scaffali dei supermercati della capitale, ma nelle gher il cibo è principalmente costituito da carne (ma i vegetariani non si allarmini, la soluzione c’è sempre), latticini, erbe e bacche. Adeguarsi a questa cucina significa perdere peso e disintossicarsi.

 

Con chi andare?

Viaggiare in Mongolia è facile e sicuro. Teoricamente si potrebbe azzardare un totale fai da te (volo da prenotare all’agenzia di fiducia, passaporto con visto e via all’avventura), ma la difficoltà di comunicazione consiglia questa soluzione solo a chi: 1) dispone di molto tempo per poter definire gli spostamenti sul posto 2) ha un grande spirito di adattamento e ama il rischio 3) non è particolarmente interessato ad approfondire il contatto con i mongoli e la loro cultura. Da qualche anno la Mongolia è una meta frequentata da molti italiani e di conseguenza i cataloghi delle agenzie turistiche iniziano a riempirsi di itinerari “sulle tracce di Gengis Khan”: alcuni sono molto validi, altri più discutibili, tutti con costi piuttosto elevati. Ci si può affidare anche a realtà locali ma occorre stare attenti perché da qualche anno le agenzie turistiche a Ulaanbaatar stanno crescendo a dismisura e raramente garantiscono servizi di livello accettabile; pur tenendo conto che un viaggio nella steppa o nel deserto non potrà mai essere confortevole, nell’accezione occidentale del termine. Da considerare che tutti i mongoli venerano la propria terra ma non tutti la conoscono davvero: non per ignoranza, ma per aver ricevuto fino agli anni Novanta un inquadramento sovietico, poco incline all’approfondimento e alla curiosità. A volte c’è il rischio che una guida, se pur volonterosa, non sappia assolutamente darvi indicazioni sul significato storico e culturale di ciò che state vedendo. L’ideale quindi sarebbe avere dei punti di riferimento affidabili in Mongolia per organizzare un viaggio nella vera anima del Paese, senza spendere cifre astronomiche ma garantendo un livello di assoluta affidabilità. Il sito www.mongolia.it ha creato un’ideale ponte fra gli italiani che vogliono visitare la Mongolia e una selezione di organizzatori di viaggio mongoli, sensibili anche ai progetti umanitari, che parlano inglese o italiano, assicurando così la massima trasparenza e comunicabilità sia prima che durante il viaggio.

 

Come arrivare?

Scegliete: a piedi, a cavallo, in auto, in treno o in aereo. Guglielmo di Rubruc ci mise un anno esatto: il francescano, inviato del re di Francia Luigi IX, raggiunse Karakorum pedibus calcantibus ottocento anni fa, annotando tutto nella Historia Mongalorum. Nel settembre 2007 l’australiano Tim Cope ha raggiunto a cavallo l’Ungheria da Ulaanbaatar, per onorare la figura di Gengis Khan: ci ha messo più di tre anni, stremando tre cavalli e un cane. Luigi Barzini a bordo dell’Itala impiegò due mesi da Pechino a Parigi, dal 10 giugno al 10 agosto 1907, raccontando la Mongolia nell’irresistibile reportage “La metà del mondo vista da un’automobile”. Ogni estate si ripropone il carosello del Mongolrally, definita “La corsa dei catorci”: a centinaia partono dall’Europa con utilitarie sotto i mille di cilindrata e via all’avventura fino alla Mongolia. C’è anche qualche italiano. Nell’estate 2007, dopo aver attraversato 15 Paesi e 7 fusi orari su una Panda scassata, in due mesi di viaggio infernale Barbara e Francesco hanno tagliato il traguardo gridando: che spettacolo la Mongolia!

Una soluzione meno estrema ma altrettanto suggestiva per raggiungere la Mongolia è quella del treno. La Transmongolica parte tre volte alla settimana da Mosca e raggiunge Ulaanbaatar dopo 70-100 ore, un’eternità. Più praticabile e anche consigliabile il tragitto da Pechino a Ulaanbaatar: 30 ore su rotaia con quattro partenze settimanali. Di recente è stato inaugurato anche un servizio di autobus che collega Mongolia e Cina con partenze quotidiane. Ovviamente il mezzo utilizzato dalla quasi totalità dei viaggiatori è l’aereo.

 

Che volo prendere?

La quasi totalità dei viaggiatori oggi sceglie ovviamente l’aereo. Non è difficile né troppo costoso raggiungere Ulaanbaatar in aereo dall’Italia, anche se non esistono voli diretti. L’unico accorgimento è quello di prenotare in anticipo i biglietti perché, soprattutto d’estate, si finisce presto in lista d’attesa. Le tariffe variano anche molto, secondo le compagnie, da stagione a stagione. Nel 2006, in occasione degli 800 anni della fondazione dell’impero mongolo, la compagnia di bandiera Miat aveva inaugurato dei comodi voli con Blue Panorama, scalo a Berlino, ma già nel 2007 erano stati soppressi. Ogni anno le combinazioni per raggiungere la Mongolia dall’Italia variano, nascono nuovi voli, ne vengono cancellati altri: la situazione è molto elastica anche se la richiesta sempre maggiore di volato su Ulaanbaatar dovrebbe creare una scelta maggiore nell’immediato futuro e tariffe più economiche. Di seguito, le compagnie aeree internazionali che effettuano le rotte dall’Italia a Ub con alcune informazioni valide almeno fino al 2009.

Aeroflot: essenziale ma efficace compagnia aerea russa, resta la più conveniente anche se negli ultimi tempi ha ritoccato parecchio le tariffe: si parte da circa 800 euro andata e ritorno per la classe più economica e in periodo di bassa stagione, fino a circa 1.300 euro. Parte da Milano Malpensa, Fiumicino e Venezia, fa scalo a Mosca. Occorrono circa 3 ore e mezzo per raggiungere Mosca, dove si fa scalo poche ore prima di ripartire destinazione Ulaanbaatar con altre sei ore circa di volo nella notte. In totale si sta a bordo circa dieci ore a cui bisogna aggiungere l’attesa dello scalo: dal 2008 i tempi, soprattutto sul volo di ritorno, si sono considerevolmente abbreviati grazie a una coincidenza che parte un paio d’ore dopo l’arrivo del volo da Ulaanbaatar. Nessuna necessità quindi di pernottare a Mosca né all’andata né al ritorno.

Air France: parte dai maggiori aeroporti italiani (Fiumicino, Malpensa, Verona, Torino, Bologna ecc.). Fa scalo a Parigi e a Pechino, dove c’è una sorta di coincidenza con un volo Miat (l’ottima compagnia aerea mongola) su Ulaanbaatar). Il prezzo andata e ritorno va da 1.000 a 1.300 euro (secondo la stagione e la prenotazione) per il Milano-Pechino più la tariffa da Pechino a Ub e ritorno, da 250 a 450 euro.

Lufthansa: la compagnia tedesca, in partenza da tutti i principali aeroporti italiani, fa scalo a Francoforte e a Pechino dove occorre riagganciarsi, come per l’Air France, alla Miat. Normalmente occorre calcolare una notte nella capitale cinese al rientro, mentre in alcuni giorni c’è la possibilità di una coincidenza (a volte un po’ stretta: due ore). Per la tratta dall’Italia a Pechino e ritorno si parte da 850 a 1.500 euro a cui aggiungere il prezzo del Pechino-Ub e ritorno (da 250 a 450 euro).

British: ha più o meno le stesse caratteristiche della concorrente tedesca, con scalo a Londra anziché a Francoforte. Parte principalmente da Milano e Roma e si aggancia poi alla Miat per la solita tratta Pechino-Ub. Prezzi: da 750 a 1.500 euro andata e ritorno, più 250-450 euro del Pechino-Ub e ritorno. Di norma è prevista la sosta di una notte a Pechino nel volo di rientro.

Finnair: stesse caratteristiche di British, con scalo intermedio a Helsinki e arrivo a Pechino. Tariffe da 800 a 1.500 euro, più 250-450 per il Pechino-Ub e ritorno.

Air China: parte da Fiumicino, fa scalo a Pechino. E’ al momento la compagnia più cara, con tariffe a partire da 1.400 euro circa andata e ritorno.

Korean Air: nell'aprile 2009 la compagnia aerea coreana ci segnala voli da Milano Malpensa e da Roma per Ulaanbaatar via Seoul mercoledì, venerdì e domenica). Collegamenti anche via Europa (Parigi, Francoforte, Monaco, Zurigo e Vienna) dai principali aeroporti italiani. Tariffe a partire da 860 euro, tasse aeroportuali escluse. 

 

Quando partire?

Un viaggio in Mongolia regala emozioni tutto l’anno. Ma l’inverno è spaventosamente gelido, anche per l’altitudine media del Paese (circa 1.600 metri) e la vicinanza della Siberia. Ulaanbaatar è la capitale più fredda del mondo (raggiunge anche i 50 sottozero) mentre in altre zone si arriva perfino a meno sessanta. A gennaio la temperatura media è di –20. Il freddo vero arriva a novembre e termina a marzo. In questi cinque mesi la Mongolia è come ibernata e il terreno viene colpito dallo zuud, il fenomeno di permafrost che ghiaccia i pascoli e non consente agli animali di raggiungere il foraggio. La Mongolia torna a respirare e a sorridere ad aprile. La temperatura risale timidamente sopra lo zero e i fiori cominciano a spuntare tra la neve, raggiungendo un trionfo di colori a giugno, anche se non sono rare le nevicate improvvise. I periodi migliori dal punto di vista climatico, ma anche i più affollati di turisti, sono luglio e agosto, quando si arriva anche a 30 gradi, mentre nel deserto del Gobi si raggiungono i 50 gradi, con un’escursione rispetto all’inverno di circa 100 gradi, unico luogo al mondo con picchi così estremi. Va considerato che il clima è continentale e secco: la Mongolia è un paese lontanissimo dal mare (circa 1.500 chilometri il punto più vicino) e quindi sia il freddo che il caldo percepiti sono sicuramente meno intensi rispetto alle nostre abitudini. Se a Ulaanbaatar ci sono zero gradi sembrerà più fredda un’umida Milano a +10. Provare per credere. E l’effetto serra, lo dicono i metereologi, rischia in prospettiva di rendere la Mongolia uno dei paesi più ospitali del mondo. Un team di scienziati giapponesi, nel gennaio 2008, ha annunciato che lo spessore ghiacciato in Mongolia si è assottigliato di quasi 2 metri negli ultimi sei anni e fra 20 anni i terreni gelati potrebbero essere completamente disciolti. Entro il 2050, questa la previsione, la Mongolia potrà essere coltivata a grano e avere un clima quasi mediterraneo. Per ora però è meglio coprirsi.

 

Mese

Temperatura media in gradi centigradi

Precipitazioni
di pioggia in millimetri

Caratteristiche e consigli per un viaggio

Gennaio

- 20°

2

E' il mese più freddo, frequenti tempeste di neve e vento teso che soffia dall’artico. Molti nomadi e animali sono condannati a morte.

Febbraio

- 18°

5

La temperatura comincia a salire leggermente. Chi si avventura in Mongolia per lo Tsagaan sar starà volentieri al coperto

Marzo

- 10°

5

L'inverno allenta gradualmente la presa. Si possono organizzare escursioni nel Gobi. Nevicate frequenti e notti rigidissime

Aprile

10

La temperatura risale sopra lo zero, la natura è già ospitale, salvo Nord e Altai. Frequenti tempeste di sabbia anche nella capitale

Maggio

+ 5°

20

La vegetazione torna rigogliosa, la steppa riprende il suo splendore e gli animali ripopolano terra e cielo. Nevicate improvvise

Giugno

+ 12°

60

Clima in bilico fra giornate primaverili e gelate senza preavviso.
Un mese buono per visitare la Mongolia, ancora poco turismo

Luglio

+ 16°

75

E' il mese più caldo e gradevole. Molti i turisti in circolazione
anche per la festa nazionale del Naadam del 13-14 luglio

Agosto

+ 14°

80

Clima splendido, giorni caldi e sere fresche. E’ il mese più piovoso con rischio di brevi ma intensi acquazzoni che cancellano le piste

Settembre

+ 8°

40

La temperatura cala sensibilmente e i colori della steppa iniziano a stingere. Comunque un mese splendido per un viaggio

Ottobre

10

Clima un po’ pazzo, tra freddo estremo e caldo improbabile. Si può vivere ancora il fascino di una terra magica pronta al lungo inverno

Novembre

- 12°

5

Il termometro precipita,il terreno comincia a gelarsi e si crea il fenomeno dello zud che decima i capi di bestiame

Dicembre

- 18°

2

Il freddo è padrone, vita sociale pesantemente condizionata. Comunicazioni difficili, voli annullati e strage di animali

 

Quali documenti servono?

Per entrare nella Repubblica di Mongolia è necessario il passaporto con visto valido per sei mesi.

Attualmente il solo Consolato onorario autorizzato in Italia al rilascio dei visti è quello di Lamberto Guerrer a Torino

Per scaricare il modulo ufficiale per il rilascio del visto da parte del console Guerrer con tutte le informazioni relative clicca qui

- sono state presentate altre candidature che aspettano il riconoscimento ufficiale da parte italiana, ma al momento non ci sono conferme ufficiali. Lo stesso dicasi per il rinnovo o meno dell'exequatur al Dr. Colleoni di Trieste. E' possibile che entro il 2009 ci siano due nuove nomine consolari, presumibilmente a Roma e Milano

- Franco Lontani basato a Ulaanbatar è il rappresentante consolare italiano per la Mongolia (per situazioni di emergenza ma senza operatività in tema di visti)

In tema di associazioni riconosciute, in particolare per attività economiche, risultano attive al momento solo:

- Mncci (Mongolian National Chamber of Commerce and  Industry)  con sede a Ulaanbaatar

- Associm (associazione per il commercio italo-mongola) con sede a Roma

- La nostra ambasciata di Pechino è incaricata delle relazioni con la Mongolia e l'ambasciatore Sessa ha già visitato più volte il paese a testimonianza del crescente interesse e attenzione da parte delle autorità italiane.

- Lo scorso marzo il Dr. J. Enkhsaikhan - basato a Vienna - ha presentato al presidente Napolitano le credenziali quale ambasciatore mongolo per l'Italia. Il suo obiettivo dichiarato è quello di aprire nel giro di alcuni anni un'ambasciata della Mongolia a Roma.

- più recentemente Mr. Boldbaatar - ambasciatore  mongolo della delegazione permanente di Ginevra - ha presentato le credenziali presso lo stato del Vaticano, come segno di un ulteriore miglioramento delle relazioni in campo religioso fra i due paesi

 

Cosa mettere in valigia?

Partite leggeri, portate l’indispensabile e quello che vi manca compratelo a Ulaanbaatar. Nella capitale ormai si trova di tutto, dai mercatini, al grande Zakh fino allo State Department Store, che qui chiamano ikh delgur (grande negozio), punto di riferimento irrinunciabile sulla Peace Avenue. Prima di tornare in Italia, potete anche fare la buona azione di lasciare i vostri indumenti, se ancora in buone condizioni, ai mongoli che avrete conosciuto e così farete spazio nel bagaglio ai vostri ricordi.

Se scegliete il periodo estivo, regolatevi come se la vostra meta fosse una nostra località di montagna: caldo di giorno, freschino la sera. Nelle stagioni fredde, che qui in Mongolia diventano glaciali, occorre prevedere capi pesanti, dalla testa ai piedi.

Quello che non deve mancare alla partenza dall’Italia, è tutto racchiuso qui:

- Passaporto e visto, ovviamente validi, con fotocopia da tenere da un’altra parte. Biglietto aereo, documenti, soldi

- Medicine di uso personale, toilette (tenete conto che le prese elettriche, dove esistono, sono come le nostre, a due prese – non tre - da 220 volt)

- Vestiti essenziali da combinare “a cipolla”. Per il periodo da giugno ad agosto, indumenti leggeri, maglioncino, giacca a vento, pantaloni e scarpe comode ed eventualmente scarponcini.

- Sacco a pelo, leggero nella stagione estiva, pesante in quella invernale. Servirà nelle tende o negli appartamenti per difendersi dal freddo ma anche per creare una sorta di corazza igienica.

Altro materiale utile:

- Una tenda canadese per chi vuole andare alla totale avventura.

- Macchina fotografica, pile di ricambio, ricariche (vedi capitolo)

- Carta igienica, vi servirà.

- Pantaloncini rinforzati da ciclista e paraginocchia tipo pallavolo se intendete cavalcare a lungo.

- Un repellente per gli insetti, se siete destinati alle zone settentrionali dei laghi. Potrebbe essere comoda anche una retina per coprire il viso durante la notte (il resto è già coperto dal sacco a pelo).

- Un paio di occhiali scuri per ripararvi dalla luce molto intensa della Mongolia.

- Regali da destinate ai bambini e ai nomadi che incontrerete (vedi capitolo)

 

Quanti e quali soldi portare?

Una volta pagato il volo dall’Italia e l’eventuale organizzazione del viaggio, toccherà a voi decidere quanto denaro portare. Dipende dagli acquisti che volete fare (un economico acquarello comprato per strada direttamente dagli artisti o un gioiello antico d’argento e corallo?) dal trattamento che volete riservarvi nella capitale (ristoranti internazionali dai costi occidentali o trattorie mongole? Alberghi sontuosi o guesthouse?), spostamenti in essenziali van sovietici o su moderne e sofisticate jeep giapponesi…  Tenete conto che la vita in Mongolia costa in proporzione, poco (ma in netto aumento) per i mongoli, molto di più per gli stranieri. Si può partire dall’Italia con dollari Usa ma anche con Euro, sempre più diffusi e che al momento a Ulaanbaatar hanno anche un cambio favorevole. La valuta mongola è il tugrug (rappresentato con T, Tg o MnT) e ha un cambio piuttosto stabile negli ultimi anni: nella primavera 2008 1 dollaro valeva circa 1.100 tugrug, 1 euro oltre 1.700. Se ad esempio cambiate cento euro vi ritroverete in tasca, più o meno, con 170.000 tugrug. Preparatevi a mettere via una mazzetta assai voluminosa, visto che il massimo valore della banconota è 10.000 tugrug (meno di 6 euro). Alcune banconote hanno un valore incosistente e vengono utilizzate solo dai mongoli per spese minute o per i biglietti dei bus. Girano anche fogli da 1 tugrug che valgono 5 decimillesimi di euro (ce ne vogliono 10.000 per fare un euro!). Se non altro non avrete il peso delle monete che ormai non circolano più, se non nelle bancarelle dell’antiquariato. Dove cambiare? I due luoghi più “ufficiali” e frequentati sono il Naiman Sharga e il vecchio cinema Ard, trasformato in cambio valuta. Si può cambiare anche nelle numerose banche o nei vari uffici preposti lungo Peace Avenue (nome mongolo?). In aeroporto e negli alberghi più lussuosi c’è un servizio di cambio, ma è meno conveniente. Esiste anche il “cambio nero”, un’esperienza singolare: i cambisti di strada vi affronteranno con pile infinite di tugrug e la calcolatrice in mano impostata sulla cifra di cambio del dollaro Usa. Non si può trattare, o è sì o e no. Date la valuta straniera che intendete cambiare (tranquilli, è tutta gente onesta e forse qualcuno sta controllando a distanza che nessuna faccia il furbo) e il cambista, o la cambista, comincerà a contare e ricontare le banconote che vi spettano. Una volta ricevute, fate lo stesso: contate e ricontate, non per mancanza di fiducia, ma fa parte del rito. Alla fine, fate un cenno che va tutto bene e la trattativa è conclusa.

I tugrug ovviamente vengono accettati ovunque, i dollari Usa in molti negozi, alberghi e ristoranti della capitale ma raramente fuori da Ulaanbaatar, gli Euro sono ancora poco diffusi a Ub, per niente altrove.

Attenzione ai tugrug perché si assomigliano molto, a volte anche nel colore. Ecco una guida pratica alle banconote mongole.

 

COME RICONOSCERE I TUGRUG

1 tugrug (valore: circa 5 decimillesimi di euro): ristampati nel 1983 con simboli stilizzati e colore marroncino

5 tugrug (circa 2 millesimi di euro): colore rosa con effigie di Sukhbaatar (retro: panorana con cavalli)

10 tugrug (circa 5 millesimi di euro): colore verdino con effigie di Sukhbaatar

20 tugrug (circa 10 millesimi di euro): color rosa con Sukhbaatar

50 tugrug (circa 25 millesimi di euro): color marroncino con Sukhbaatar

100 tugrug (circa 5 centesimi di euro): color violetto con Sukhebaatar

500 tugrug (quasi 30 centesimi di euro): colore verde, con effigie di Gengis Khan (retro: gher trascinata da buoi in un campo di battaglia)

1000 tugrug (oltre 50 centesimi di euro): color turchese con Gengis Khan

5000 tugrug (poco meno di 3 euro): color rosato con Gengis Khan

10.000 tugrug (poco meno di 6 euro): color grigio sfumato albicocca, verde scuro con Gengis Khan

20.000 tugrug (poco più di 10 euro): color viola sfumato nel verdino, con Gengis Khan. In circolazione dal 2006

 

Quali vaccinazioni servono?

La Mongolia è un paese freddo, quindi sano. Siti istituzionali, presidi medici e guide turistiche consigliano vaccinazioni assortite ma sono solo raccomandazioni per togliersi di dosso ogni responsabilità. La verità è che è meglio non farne. Ovviamente bisogna stare molto attenti, soprattutto in considerazione delle scadenti condizioni degli ospedali di Ulaanbaatar e della quasi inesistenza di strutture sanitarie al di fuori della capitale. Conviene portare da casa il proprio kit di medicine: a Ub le farmacie non mancano ma spesso hanno una disponibilità limitata o addirittura vengono vendute pastiglie sfuse, con scadenza ignota. L’acqua dei rubinetti cittadini è potabile ma non sempre sicurissima. Attenzione anche ad abbeverarsi ai ruscelli perché spesso trasportano i colibatteri degli escrementi animali. Molto allarmismo è stato diffuso sui cani randagi, spesso portatori di rabbia. La situazione non è cosi drammatica, meglio però starne alla larga. Alcuni episodi di peste si sono registrati nelle campagne, a causa principalmente della carne di marmotta non cotta sufficientemente. Anche in questo caso, bisogna proprio cercarsela. Una decina di casi di influenza aviaria avevano colpito la Mongolia, con un solo decesso ufficiale all’ospedale di Ub, ma il fenomeno (portato dai cinesi) è scongiurato. Generalmente i cibi che si trovano nella capitale e anche quelli preparati dai nomadi della campagna sono freschi e ottimi. I mongoli poi sono convinti che per qualsiasi problema di stomaco non c’è niente di meglio che un buono yogurt appena fatto oppure latte di cavalla. Casi di brucellosi si sono registrati in modo massiccio fra gli Tsaatan con conseguente morte di molte renne e di alcuni uomini, ma il fenomeno è ormai quasi debellato. Questa malattia, molto comune anche in Italia tra Ottocento e Novecento, è comunque facilmente individuabile e curabile.

 

Quali rischi si corrono?

Fuori dalla capitale la sicurezza è assoluta, quasi commovente. C’è un codice dei nomadi, un ancestrale galateo mistico, che impone di rispettare le proprietà altrui e allo stesso tempo di usufruirne senza permesso. Nelle gher la porta è sempre aperta, bussare sarebbe un segno di maleducazione: si entra e si esce liberamente, ci si accomoda, si offre e si riceve tè salato, latte di giumenta, pezzi di formaggio, si parla dei propri animali, oppure non si parla per niente, perché regna sempre un solenne silenzio fuori e dentro le gher. I viaggiatori non saranno mai molestati né tanto meno derubati. I nomadi non chiedono soldi per principio, ma accettano volentieri dei doni per ricambiare la loro ospitalità. Con l’aumento del turismo però stanno purtroppo aumentando i casi in cui i nomadi, soprattutto i più giovani, chiedono dei soldi anche solo per essere fotografati. Ma la purezza e la gentilezza delle famiglie dei pastori resta uno dei ricordi più indelebili di un viaggio in Mongolia.

Altro discorso per la capitale dove qualche rischio c’è, certamente inferiore rispetto a qualsiasi città occidentale. Si registrano a volte furti nei mercati principali all’aperto, come l’enorme Zakh,  o sui mezzi pubblici sempre stipati. Il rischio maggiore è quello degli ubriachi che rappresentano la vera piaga sociale del Paese: solitamente è semplice schivarli ed evitare così spiacevoli avance, ma la sera è meglio non azzardare troppo. Resta l’ovvio consiglio di non ostentare aggeggi costosi, come gioielli e apparecchiature sofisticate, e di mantenere sempre un comportamento sobrio, semplice e gentile. Fino a qualche anno fa occorreva prestare attenzione anche ai poliziotti che, nei confronti degli stranieri, potevano avere un atteggiamento arrogante volto all’ottenimento di soldi per evitare grane. Ora la situazione è sotto controllo, anche se la difficoltà di comunicazione con le forze dell’ordine suggerisce di evitare di cacciarsi in inutili gineprai. Conviene girare con la fotocopia del passaporto, conservando l’orignale in un posto sicuro. Nel caso in cui un viaggiatore si macchi di reati di una certa gravità (droga, adescamento, sfruttamento della prostituzione, violenza) allora i rischi si moltiplicano esponenzialmente, fino al carcere duro e prolungato. Senza voler spaventare nessuno, la Mongolia è purtroppo ancora uno dei Paesi in cui vige la pena capitale, anche se si registrano “solo” un paio di giustiziati, per crimini efferati, negli ultimi anni.

 

Ci sono molte zanzare?

Quando si è immersi nella magia nomade della natura più incontaminata questa domanda sarà proprio fuori luogo ma prima di partire è curiosamente una delle più gettonate dai viaggiatori. D’estate le zanzare ci sono anche in Mongolia, nonostante il clima glaciale di gran parte dell’anno. E ce ne sono moltissime nelle zone dei laghi, ma non in tutte. Nella sezione Luoghi, vengono segnalate le zone di maggiore densità e quella in cui si può stare tranquilli. Ad esempio, a Tsagaan Nuur, nell’ultimo villaggio prima di salire agli accampamenti degli Tsaatan a ridosso della Siberia, le zanzare sono talmente numerose che si rischia di divorarne o respirarne a chili. Generalmente però non sono mai eccessivamente voraci e, in ogni caso, non portano nessun genere di malattia, tanto meno la malaria. A Ulaanbaatar le zanzare vi terranno compagnia né più né meno che a Milano.

 

Come telefonare e connettersi?

Per comunicare dalla Mongolia all’Italia e viceversa occorre tenere conto della compagnia telefonica che viene utilizzata e dai contratti internazionali che cambiano frequentemente. In linea di massima per telefonare dall’Italia alla Mongolia bisogna comporre il prefisso della Mongolia 00976 + il prefisso della città (per Ulaanbaatar è 11) + il numero del telefono fisso o del cellulare. Dalla Mongolia all’Italia: 00139 (in alcuni casi 00239 o 00339) + numero con prefisso normale (ad esempio 06 per Roma) o cellulare. Si può telefonare in interurbana, oltre che dagli alberghi più evoluti (tariffe carissime), dalle cabine degli uffici postali o dai telefoni pubblici con le schede telefoniche che si acquistano nei numerosi punti Mobicom o Skytel (altre compagnie?), con vari tagli e con una spesa di circa 800 tugrug al minuto. Compatibilmente con le compagnie telefoniche, il vostro cellulare potrà comunicare, anche via sms, con l’Italia: tenete conto che la copertura completa c’è a Ulaanbaatar, nelle città, nei villaghi principali, in alcune zone a sorpresa della steppa e del deserto, specialmente sulle colline.

 

Cosa comprare e cosa non comprare?

Subito un avvertimento: evitate di acquistare articoli d’arte, antichità, statuette, uova di dinosauri e altre rarità. Nella migliore delle ipotesi sono falsi, spesso comprati a badilate in Cina a prezzi irrisori e spacciati per reperti preziosi nei mercati, per strada e soprattutto nei paraggi delle mete più frequentate dai turisti. Ma se questi oggetti sono autentici il rischio è un altro e ben più serio: all’aeroporto sarete implacabilmente intercettati dalla polizia, invitati ad aprire il bagaglio, estrarre tutti gli acquisti sospetti e abbandonarli in dogana, o affidarli a qualche amico mongolo che verrà a ritirare in seguito il “bottino”. Con pazienza e fermezza, gli agenti vi spiegheranno che certi oggetti non si possono esportare perché fanno parte del patrimonio artistico della Mongolia. L’unica possibilità di non abbandonarli è quella di chiedere preventivamente un’autorizzazione ufficiale alla Sovrintendenza dei beni culturali ma la procedura è complessa ed è consigliabile sia effettuata da cittadini mongoli su vostro incarico. Ogni oggetto sarà accompagnato da una scheda con fotografia per un prezzo dai 5 ai 10 dollari ciascuno. Alcuni negozi autorizzati della capitale, con i prezzi molto cari, vi consegnano insieme all’acquisto una certificazione che dovrebbe, il condizionale è opportuno, consentirvi l’esportazione senza problemi. Vietatissima l’esportazione di armi, di ossa e uova di dinosauro e anche di resti di animali (tipo corna di gazzella eccetera) che si possono anche trovare nel deserto del Gobi.

Difficile resistere alla tentazione di portare a casa un pezzettino di Mongolia, oltre ai ricordi e le immagini. Nella capitale si moltiplicano i negozi riservati ai turisti, con tutto quello che il Paese può offrire: dall’abbigliamento tradizionale al cashmere, dagli oggetti di artigianato ai gioielli d’argento e corallo, dai cd ai libri, dagli scacchi intarsiati in legno ai tappeti, dai francobolli alle monete antiche, dai dipinti alle statuette, dalle bambole in feltro agli strumenti musicali, dal materiale religioso alle bottigliette in pietra per il tabacco… Una scelta immane, con qualche avvertenza.

- Fuori da Ulaanbaatar è difficile trovare oggetti da acquistare se non direttamente realizzati dai nomadi che incontrerete o in fabbriche specializzate, quindi vi conviene concentrare lo shopping nella capitale.

- Al mercato dello Zakh alle porte di Ub si trova un’esagerazione di oggetti d’uso comune e a prezzi irrisori, ma esiste un settore occupato da venditori di reperti straordinari, non necessariamente autentici: lì potete trattare sul prezzo ma senza esagerare. I mongoli non sono arabi. E attenzione: questi oggetti sono ad altro rischio intercettazione alla dogana e le eventuali ricevute che vi lasceranno i rivenditori non valgono nulla.

- All’ultimo piano dello State Department Store, al centro della Peace Avenue, troverete un compendio di tutto quello che potete comprare in Mongolia. I prezzi sono alti (e non trattabili), ma c’è il vantaggio che in un sol colpo potete fare una spesa unica e definitiva.

- Per la strada incontrerete venditori ambulanti che vi proporranno molte delle cose che avete già visto nei negozi, ma a prezzi molto più bassi e trattabili. A volte è merce rubata, ma siate troppo severi perché questa gente ha davvero bisogno di denaro per sopravvivere. Soprattutto quelli che propongono gli immancabili acquarelli, alcuni veramente splendidi, e di cui si assegnano la paternità (qualche volta è vero). Se comprate l’intera cartella dei disegni potrete spuntare un forfait di realizzo, farete felice il venditore e avrete una trentina di regali originalissimi da portare agli amici.

- Se volete acquistare del cashmere, potete farlo nei negozi del centro (un po’ più cari) oppure direttamente alla fabbrica Gobi appena fuori da Ub. La qualità è ottima, i prezzi sono nettamente inferiori rispetto ai nostri. Si possono scegliere maglioni, polo, calze, cappellini, sciarpe ma non sempre i gusti degli stilisti mongoli incontrano i nostri. Più interessante acquistare una coperta, singola o matrimoniale: sono meravigliose, soprattutto quelle dalle tinte uniformi e naturali. Attenzione però ai tessuti tagliati con una percentuale di lana normale. Sull’etichetta c’è sempre scritto 100% cashmere made in Mongolia ma qualche volta il vero cashmere arriva all’80-90%. Ci sono due modi per sapere distinguere il cashmere 100% da quello ibrido (che resta comunque di pregevolissima fattura): dal tatto (toccate le varie coperte e riconoscerete da soli quelle più morbide) e dal prezzo. Per una matrimoniale al 100% cashmere si parte da circa 500 dollari. Un’altra idea più economica, ma altrettanto suggestiva e utile, è quella di una coperta di cammello.

 

Dove dormire?

Anche per l’alloggio, la Mongolia si divide in due: la capitale e il resto del Paese. A Ulaanbaatar si trova ormai qualsiasi tipo di sistemazione e di prezzo. Si parte dagli appartamenti in affitto e dalle guesthouse più semplici (a partire dai 5-10 dollari a notte), per arrivare ai 150 dollari a notte del quattro stelle Chinggis Khaan Hotel. Fuori dalla capitale, generalmente si tratta di dormire nella steppa o nel deserto, quindi il comfort dovrà lasciare spazio allo spirito di adattamento. A parte qualche alberghetto nei villaggi o nelle altre città, molto economici ma anche mediamente malandati e senza i minimi servizi, la sistemazione più suggestiva e anche piacevole è quella delle gher turistiche, un orribile definizione che non deve però trarre in inganno. Di turistico c’è poco: le tende sono identiche a quelle tradizionali dei nomadi, quindi spaziose, comode e calde. Generalmente si tratta di campi con grappoli di gher che ospitano fino a sei turisti ciascuna, ma con la possibilità di prenotarle (con anticipo però) anche per coppie che vogliono starsene in solitudine. Di solito c’è una vicina struttura che offre servizi igienici minimi, un water, dei lavandini e a volte perfino l’acqua calda. La quantità e il prezzo delle gher turistiche sono molto aumentati negli ultimi anni: mediamente si pagano dai 30 dollari in su per una notte in una gher da 3 letti. Può capitarvi di fermarvi a dormire presso una famiglia di nomadi. Loro si stringeranno pur di ospitarvi, oppure troveranno una sistemazione da amici o parenti. Non bisogna però approfittare della tradizionale ospitalità dei mongoli. La loro porta è sempre aperta ma non per questo siete autorizzati a entrare e uscire liberamente. La vostra presenza è gradita e accompagnata sempre da un sorriso ma comporta dei sacrifici, di spazio, di cibo, di tempo per tutta la famiglia. E’ come se uno sconosciuto entrasse in casa vostra a chiedervi cibo, alloggio e magari anche di dargli retta. Noi chiameremmo la polizia, loro ci accolgono. E allora cerchiamo di comportarci bene e ricambiare la loro gentilezza. Rispettiamo il codice antico dei mongoli, portiamo sempre dei doni da destinare al padrone di casa, alla moglie e ai bambini e, alla fine dell’ospitalità, lasciamo anche dei soldi, che non sono considerati un’offesa ma un regalo come un altro, forse più utile. Con l’aumento sensibile del turismo, anche i mongoli si sono adeguati e avolte hanno già una sorta di tariffario per un pasto o per un letto. Non sono richieste esagerate, quindi evitate di conrattare sul prezzo. Altrimenti lasciate una cifra intorno ai dieci dollari o 10.000 tugrig. Non piegate la banconota e non consegnatela clandestinamente ma dispiegatela bene offrendola al padrone di casa o appoggiandola aperta accanto all’altare che si trova di fronte all’apertura della gher.

 

Come muoversi nella capitale?

Solo pochi anni fa a Ulaanbaatar era una città tranquilla e silenziosa. Oggi c’è un traffico a livello napoletano. La crescita della ricchezza media ha fatto convogliare dal Giappone e dalla Corea migliaia di automobili e jeep (soprattutto Land Cruiser), buona parte delle quali a prezzi di realizzo grazie alle rigorose restrizioni al traffico imposte a Tokyo e Seul: mostri da 100 mila euro rivenduti a un decimo solo perché i sistemi di alimentazione e carburazione non sono più a norma con i regolamenti antismog di Paesi in piena emergenza climatica. In effetti, sembra paradossale ma l’unico concreto pericolo per uno straniero in Mongolia è… attraversare la strada. I mongoli sono gentili sempre, ma non in macchina. Anche se avete il verde tenderanno ad investirvi. E se azzardate a passare nei pertugi lasciati dalle macchine in coda, avanzeranno fino a togliervi lo spazio o a schiacciarvi. E bisogna stare attenti perfino a camminare sul marciapiede. Quando il traffico si paralizza, c’è sempre qualche automobilista che decide di abbandonare la strada per salire senza scrupoli sullo spazio pedonale. Naturalmente il traffico si forma soprattutto nelle ore di punta (che in verità sono molto elastiche) e lungo le principali vie di collegamento. I mongoli hanno inventato una singolare forma di “constatazione amichevole” in caso di incidente: senza troppi incagli burocratici, il danneggiato spesso scende dall’auto, si avvicina al “colpevole” e lo affronta sgridandolo pesantemente (in caso di donna) o mollandogli un ceffone. Il danno generalmente è di lieve entità perché i meccanici mongoli sono molto ingegnosi e “risparmiosi”. Muoversi nella capitale però è semplicissimo ed economico: basta sollevare un braccio e subito si fermerà un’automobilista per rimorchiarvi a destinazione. Può essere un tassista o un privato, non importa, la tariffa per gli stranieri è di circa 300 tugrug (cinquanta centesimi di euro) al chilometro. Poco, ma se volete risparmiare ancora di più prendete i mezzi pubblici: i pullman (dono di seconda mano del Giappone) vi porteranno da una parte all’altra della città, percorrendo Peace Avenue: si paga a bordo con cifre irrisorie (20 tugrig circa, meno di 5 centesimi d’euro). Più veloci ma decisamente più selvaggi i minibus che raccolgono clienti accostando al volo ai marciapiede e ripartendo a zigzag e a velocità folli.

 

Come orientarsi nella steppa?

Fuori da Ulaanbaatar i cartelli sono quasi del tutto inesistenti e una mappa della Mongolia è fondamentale anche per capire di volta in volta gli spostamenti che state effettuando. Insomma per sapere vagamente su quale coordinata di mondo siete finiti. In Italia sono reperibili alcune cartine: una delle più complete è quella della World cart distribuita da Studio Fmb Bologna e utilizzata anche in Mongolia con altri marchi. Altrimenti all’ultimo piano dello State Department Store di Ulaanbaatar c’è un discreto assortimento di mappe, alcune molto dettagliate, altre elementari e inutili. La migliore, e la più costosa (circa 23.000 tugrig, quindi circa 20 euro), è la Road Atlas della Admon, in scala 1:1.000.000 con brossura a spirale e robusti quadri completi di strade principali, secondarie, distanze e distributori di carburante. Più andante ed economica, ma anche meno leggibile, la Road map of Mongolia aggiornata ogni anno e contraddistinta dal logo “Visit Mongolia”. Un po’ più dettagliata  la mappa edita dalla Itmb, sempre reperibile a Ub. Le cartine del paese non sempre sono precise per la difficoltà di riprodurre sentieri nella steppa e nel deserto che cambiano in continuazione. Le arterie indicate come autostrade a volte si rivelano sterrate e comunque più impegnative di quanto sembra. Gli stessi mongoli, anche gli autisti più esperti, troveranno sempre qualche difficoltà a orientarsi, nonostante la loro proverbiale maestria. Può capitare infatti che un acquazzone abbia cancellato una pista oppure che un fiume si sia ingrossato e allora i casi sono due: o si scandaglia il letto del torrente per accertarne la profondità (spesso vengono in ausilio gli stessi cavalieri che fanno da apripista nelle acque), oppure si deve seguire l’ansa del fiume anche per chilometri prima di trovare un ponte (spesso cigolante) o un pertugio da guadare. I driver si fermeranno spesso a chiedere informazioni presso le gher o ai nomadi di passaggio ed è uno spettacolo vederli disquisire con estrema solennità, indicando ognuno una direzione opposta. Alla fine però si arriva sempre alla meta. Avventurarsi da soli, oltre che vietato (la patente internazionale non è riconosciuta) è molto pericoloso. Gli inconvenienti sono sempre in agguato e l’orientamento in certe situazioni diventa un’impresa anche per il migliore scout. I mongoli invece se la cavano sempre. Attenzione anche ai nomi delle località, dei villaggi, delle città, dei laghi, delle montagne: a parte la traslitterazione sempre allegra e diversa da cartina a cartina (e comunque la pronuncia dei mongoli non assomiglia nemmeno al nome che vedete scritto), troverete le stesse denominazioni . Se dovete andare, ad esempio, a Moron (indicato anche come Muren o Murun, e con una collezione di accenti e “umlaut” molto variabile. In mongolo significa fiume o laguna), oppure Tsagaannuur (lago bianco) avrete l’imbarazzo della scelta fra un centinaio di località con lo stesso nome, anche a distanza ravvicinata. Divertente no?

Non dimenticate che la Mongolia cambia di giorno in giorno e anche la cartina più recente potrà riservarvi qualche sopresa: i campi gher segnalati possono essere nel frattempo scomparsi ma è più facile incontrarne di nuovi, non ancora riportati sulla mappa, perché le strutture turistiche stanno sorgendo a tempo di record in questi ultimi anni.  

 

Cosa regalare ai nomadi?

I mongoli che vi ospitano a mangiare o a dormire nella gher o che vi fanno una cortesia non si aspettano nulla. Ma se riceveranno qualcosa saranno molto contenti. E soprattutto si creerà una situazione più rilassata e gioiosa specialmente se ci sono dei bambini. Nella vostra valigia lasciate quindi spazio per dei piccoli doni che vi porterete dall’Italia, mentre altri potrete acquistarli direttamente a Ulaanbaatar. Consegnate sempre il vostro dono con la mano destra, sostenendo il gomito con la mano sinistra mentre per ricevere utilizzate sempre la mano destra o le mani unite e con il palmo in su.

Per gli uomini vanno sempre bene attrezzi multiuso. Gradiranno molto un coltello perché è un dono che tradizionalmente si regala agli amici che si rispettano molto. Saranno benvenute vodka, tabacco e sigarette, anche se alimenterete un vizio. Si possono consegnare anche dei soldi, dollari o turgig, se pensate che quello che hanno fatto per voi sia stato impegnativo e dispendioso e soprattutto se verificate che le condizioni della famiglia che vi ospita sono precarie: se l’arredamento è fatiscente, se manca zucchero, farina, se i bimbi piangono per la fame o per gli stenti eccetera). In questo caso, consegnate al padrone di casa i soldi tenendo aperta e in vista la banconota, che sarà riposta accanto all’altare in fondo alla gher. Se regalate dei capi d’abbigliamento accertatevi che siano nuovi: in particolare cappelli e cinture secondo la tradizione devono essere indossati da una sola persona. Le donne e le ragazze gradiranno creme o profumini, piccoli oggetti di abbigliamento, come guanti e sciarpe, oppure fermacapelli. Per i bambini potete sbizzarrirvi: quaderni, penne, libriccini illustrati, piccoli giochi o peluche. Evitate caramelle, sia per i danni che portano ai denti sia per l’involucro che non è biodegradabile. Evitate anche pennarelli perché la plastica inquina e l’inchiostro può risultare tossico. Meglio le matite di legno.

Se volete scatenare l’entusiasmo della famiglia e dei vicini, armatevi di una polaroid (ci sono modelli leggeri ed economici anche se le pellicole sono piuttosto care, circa 1 euro a scatto, ma valgono la spesa) e immortalate una foto di gruppo o dei primi piani con i nomadi a cavallo. Mentre le immagini si sviluppano, tutti se le passeranno commentando divertiti ed eccitati. Alla fine il proprietario le sistemerà solennemente sull’altare, accanto alle foto di Gengis Khan, degli antenati e dei cavalli di famiglia.

Se avete fatto delle fotografie o girato un film, i nomadi (che si rivelano molto vanitosi) vorranno rivedere l’immagine o averne una copia da conservare. E’ l’occasione giusta per fare amicizia: mostrate gli scatti o le immagini girate nel display e prendete nota dell’indirizzo del soggetto. Appena avete occasione, fatevelo traslitterare in alfabeto occidentale perché le poste italiane non riconoscono i recapiti in cirillico. E naturalmente una volta tornati in patria, inviate le immagini perché loro le aspettano davvero e normalmente le foto finiscono sull’altare di famiglia. Non deludeteli, sarà considerato un sacrilegio. Piuttosto non promettete nulla. Non pensate che sia fatica sprecata: la corrispondenza arriva anche nell’angolo più sperduto della steppa. Non dimenticate che le poste mongole sono le più efficienti del mondo.

 

Come andare alla… toilette?

Per gli occidentali è un vero dramma, uno degli ostacoli psicologici più fastidiosi che incontrano in Mongolia: andare in bagno. Una “pratica” naturale che qui viene espletata in modo altrettanto naturale: se siete presso una gher di nomadi, vi basterà uscire, fare una passeggiata nella steppa e scegliere il posto che vi piace di più. Inutile andare a cercare un riparo ideale perché difficilmente lo troverete, a meno che siate nelle foreste del nord. La raccomandazione piuttosto è di portarvi da casa (o comprarla in un market di Ulaanbaatar) della carta igienica, che è poco utilizzata dai nomadi: per loro funziona meglio l’erba. In alcuni villaggi, o presso complessi di gher, troverete una toilette che ha però caratteristiche diverse dalle nostre: due assi parallele sistemate su una grande buca scavata nel terreno. Quando è piena di escrementi si chiude e se ne apre un’altra poco lontano. Cercate di non formalizzarvi troppo né giudicare con troppo snobismo questo metodo. Siamo in uno degli angoli più remoti del pianeta e ci si organizza come si può per sopravvivere, nel pieno rispetto della natura ma anche della convivenza reciproca. Se non ci fosse lo sterco (la legna è rara) a bruciare nella stufa della gher morireste di freddo.

Se siete degli igienisti, dovrete cambiare leggermente le vostre abitudini. Muovendosi sulle piste della Mongolia si finisce regolarmente avvolti in una nuvola di polvere. Nei corsi d’acqua ci si può lavare ma senza utilizzare sapone o shampoo: sarebbe una tragedia per gli uomini e per le mandrie che si abbeverano. Quando siete in una gher potete utilizzare, ma con molta parsimonia, l’acqua potabile che viene conservata nelle piccole cisterne. Lavatevi i denti con una spazzolata veloce, toglietevi superficialmente la polvere ed evitate, se possibile, di “fare il bucato”. Nessuno noterà il vostro appeal non proprio impeccabile.

 

Quale itinerario scegliere?

La domanda più legittima di chi parte per la Mongolia è: dove andare? Il Paese è immenso e c’è il rischio di finire disorientati prima ancora di arrivare: a suo modo, un vero record. Le possibilità di itinerario sono sterminate, le distanze immani e il tempo a disposizione sempre troppo poco. Ma è un piacere da pionieri aprire una mappa della Mongolia e tracciare percorsi attraverso steppa, deserto, foreste, colline, valichi di montagna, laghi, fiumi, monasteri, città, villaggi, rovine, tombe antiche, miniere e altri luoghi avvolti dal mistero. L’imbarazzo della scelta consente se non altro di inventare itinerari per tutti i gusti, le età, le tasche, i calendari. Chi ha solo una toccata e fuga da dedicare alla Mongolia – ad esempio chi arriva da Pechino con la ferrovia Transmongolica - finirà per mangiarsi le mani e per tornare prima o poi a godersela come si deve. Quasi tutti i viaggiatori però decidono opportunamente di dedicare un viaggio solo alla Mongolia, contenendolo nelle canoniche due o tre settimane. In ogni caso, il consiglio è di muoversi in fuoristrada con autisti esperti e sobri, caratteristica da non sottovalutare, a causa dell’abitudine di molti mongoli a buttar giù vodka come acqua fresca fin dal primo mattino. E’ possibile anche muoversi con i mezzi pubblici, certamente più economici e avventurosi, ma alcuni fattori suggeriscono di utilizzarli solo per alcuni spostamenti: la difficoltà del viaggio, la scarsa puntualità delle partenze e delle coincidenze, l’affollamento delle carrozze e l’impossibilità di fermarsi durante il percorso, rinunciado così agli incontri con i nomadi e al semplice contatto fisico con la natura circostante. Optare per un driver autonomo, e magari per una guida con cui si riesca a comunicare, costa sicuramente di più ma è un sacrificio indispensabile per non perdersi opportunità irripetibili di entrare davvero nell’anima di questo Paese. Sarà possibile anche organizzare degli splendidi trekking a piedi o a cavallo, ma in questo caso le distanze percorribili saranno piuttosto limitate. Per risparmiare tempo ed energie si possono prendere aerei interni: un’ora di volo corrisponde anche a uno-due giorni di fuoristrada, e offre la possibilità di disegnare itinerari più remoti rispetto alla capitale. Le controindicazioni sono tre: 1) i biglietti aerei sono piuttosto cari per gli stranieri. Un esempio: il volo di sola andata da Ulaanbaatar a Ulaangom, nella regione occidentale dell’Altai, costa circa 200 euro; 2) i voli spesso vengono annullati per il vento o per il ghiaccio e si formano quindi liste d’attesa massicce che possono protrarsi anche per alcuni giorni con il rischio di non riuscire a rispettare le tabelle di marcia; 3) il volo è comodo sì ma toglie l’impatto romantico degli incontri sul percorso, spesso l’aspetto più emozionante dell’intero viaggio. A volte però i voli interni si rivelano fondamentali per disegnare un itinerario con estensioni ad esempio nell’Altai, nel Gobi o nelle estreme regioni orientali.

Per un itinerario su misura consultate la sezione LUOGHI e MAPPE o scrivere, senza impegno a info@mongolia.it

CONSIGLI PER UN ITINERARIO IDEALE
Decidere l’itinerario da seguire per un viaggio in Mongolia è un vero rompicapo, complicato ma appassionante. E’ come avventurarsi in una strategia in stile Risiko, è cominciare il viaggio molto prima di partire, è anche un po’ specchiarsi nella propria anima. Non lasciatevi scoraggiare dalle mille possibilità che questa terra vi offre, al contrario abbandonatevi a tutte le soluzioni. Le distanze in Mongolia sono immani e le strade spesso sono sentieri sconnessi nel niente della steppa e del deserto, anche se il reticolo delle strade asfaltate cresce a vista d’occhio rendendo più veloci e meno romantici gli spostamenti. Ma la stragrande maggioranza delle strade sono solo dei sentieri accennati dentro la steppa, il deserto o le foreste, cancellati al primo acquazzone. A volte vale la pena tenere in considerazione uno o più voli interni per risparmiare intere giornate e avere la possibilità di esplorare zone remote, anche se i costi sono elevati, le partenze non sempre sono garantite e, nonostante il netto miglioramento degli aerei utilizzati da compagnie aeree statali e private, qualche inconveniente può capitare, legato soprattutto alle condizioni non esattamente impeccabili delle piste secondarie e agli incerti del tempo atmosferico (ghiaccio e vento). Resta la solita incognita: sono più rischiose tre ore avventurose di volo o le corrispondenti 30 ore di fuoristrada magari con un autista non sempre sobrio, un mezzo non proprio affidabile e strade che sembrano gobbe di cammello? Vale la pena ribadire l’importanza di affidarsi a persone competenti e a driver non inclini all’alcolismo, come purtroppo spesso capita quando si parte allo sbaraglio. In ogni caso, in Mongolia l’avventura è assicurata e la magia si incontra un po’ ovunque senza bisogno di costruire itinerari infiniti che vi costringeranno ad affannose rincorse contro il tempo facendovi anche perdere occasioni di incontro e di approfondimento. Molto meglio trascorrere mezza giornata in una gher con una famiglia di nomadi incontrata sul percorso piuttosto che restare ore a sobbalzare su un fuoristrada respirando polvere. Meglio dedicare una mattina ad assistere a una funzione religiosa nei monasteri piuttosto che rincorrere il tempo per riuscire a rispettare una tabella di marcia frenetica. Meglio anche avere la calma e il tempo per fermarsi ad ammirare degli animali selvatici di passaggio, piuttosto che arrancare per cercare un giaciglio per la notte. In fondo la Mongolia è soprattutto libertà, silenzio, poesia, spiritualità. E per godere di tutto questo servono ritmi “nomadi”, non occidentali. Eppure si possono organizzare itinerari splendidi anche in pochi giorni: ovviamente, più tempo si ha a disposizione e più questa terra fantastica entrerà dentro la vostra pelle. La Mongolia, rispetto ad altre mete asiatiche, non è “economica”. Non può essere affrontata “zaino in spalla e via” proprio perché bisogna affidarsi a uno staff, costituito normalmente da un driver, da una guida e possibilmente da un cuoco che garantisca pasti dignitosi anche in situazioni di disagio. Il costo del carburante, come il resto dei beni di consumo, negli ultimi anni ha subito aumenti mostruosi in Mongolia. Dormire in tende canadesi si può ma si corre il rischio di gelare durante la notte (anche d’estate) ed è quindi opportuno optare per un campo gher, sistemazione molto suggestiva e confortevole ma non esattamente cheap. Spesso sono più a buon mercato gli alberghi, quando esistono, ma i servizi sono proporzionati alle tariffe. Sotto alcuni suggerimenti per itinerari da 2 a 4 settimane
(da "Mongolia - L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri" di Federico Pistone - edizioni Polaris 2010).

 

2 settimane
Il Centro e il Gobi
L’azzurro intenso del cielo altissimo della Mongolia, il verde abbagliante delle regioni centrali e l’ocra sfumato del deserto del Gobi: itinerario di grande suggestione e a contatto diretto con i nomadi, tutto in fuoristrada con possibilità di trekking a piedi, a cavallo o su cammello. Da Ulaanbaatar si procede verso ovest con sosta nel Parco Khustain per ammirare i cavalli takhi e per un primo approccio con la natura selvaggia mongola. Si procede verso Karakorum e le suggestioni del monastero Erdene zuu. Si entra poi nelle emozioni delle regioni centrali e della bellissima valle dell’Orkhon con le sue cascate; è consigliabile restare a contatto almeno per un giorno con una famiglia nomade seguendo le loro abitudini nelle verdi terre dell’Arkhangai. Passando da Arvaikheer (dove opera una dinamica missione cattolica italiana), si raggiunge il deserto del Gobi attraverso il monastero di Onghiin khiid. Si entra quindi in pieno Gobi con tutte le sue meraviglie e la possibilità di entrare in contatto con i cammellieri del Dundgobi, prima di rientrare a Ulaanbaatar. Itinerario: Ulaanbaatar (1), Khustain (1), Karakorum (1), valle e cascata dell’Orkhon (1), Arkhangai (2), Arvaikheer e Onghiin khiid (1), Bayanzag (1), Khongorin els (2), Yolin am (1), Dundgobi (1), Ulaanbaatar (2). Km: 1900 circa.Capitoli da consultare: Ulaanbaatar, Il Centro (Tuv, Uvurkhangai, Arkhangai), Il Gobi (Umnugobi, Dorngobi, Dundgobi). Difficoltà: media. Alloggi: hotel, gher, alberghetti e tenda.

 

2 settimane

I grandi monasteri, i laghi e Karakorum
Le zone più classiche della Mongolia, sia dal punto di vista naturalistico che culturale: oltre alla capitale con il monastero di Gandan e le altre meraviglie religiose sopravvissute alle purghe sovietiche degli anni 30, si visitano i monasteri di Amarbayasgalant e l’Erdene Zuu con l’antica capitale Karakorum e le splendide regioni centrali. Nell’itinerario si raggiungono i laghi più frequentati dai viaggiatori, il Khuvsgul e il Terkhiin Tsagaan nuur con il suggestivo vulcano Khorgo. Si attraversa anche la moderna città di Erdenet.
Itinerario: Ulaanbaatar (1), Amarbayasgalant (2), la miniera di Erdenet, Bulgan (1), lago Khuvsgul (3), Moron, Uran dosh uul, Jargalant (1), Terkhiin Tsagaan nuur e vulcano Khorgo (2) Tsetserleg, sorgenti termali Besyn uree, Karakorum (2), Ulaanbaatar (2). Km: 1.500 circa. Capitoli da consultare: Ulaanbaatar, Il Nord (Selenge, Orkhon, Bulgan, Khuvsgul), Il Centro (Tuv, Uvurkhangai, Arkhangai). Difficoltà: facile. Alloggi: hotel, gher, alberghetti e tenda.

 

18 giorni

Il Centro e l’Altai
Un viaggio nella Mongolia lungo percorsi poco battuti dal turismo ma con mete classiche e irrinunciabili. Da Ulaanbaatar si vola a Moron ma, anziché proseguire per il frequentato lago Khuvsgul, si taglia il Nord fino a raggiungere i territori dell’Altai attraverso paesaggi spettacolari, laghi meravigliosi, animali selvatici e leggendari (come il leopardo delle nevi), steppe, dune, fino alle imponenti catene montuose eternamente incappucciate dalla neve. L’etnia Khoton è legata in modo imprescindibile ai riti sciamanici, ma sono i kazaki a popolare questo territorio con le loro antiche e intatte tradizioni. Dall’Altai si punta verso il Centro sud, attraverso la storica Uliastay e il deserto del Gobi per poi risalire le splendide vallate dell’Arkhangai, le cascate, le terme, Karakorum prima del rientro a Ulaanbaatar. Itinerario da compiere solo tra giugno a settembre e in buone condizioni di salute, specie se si vogliono affrontare i rilievi dell’Altai. Fondamentale la presenza di ottimi driver e guide e, possibilmente, almeno due fuoristrada. D’inverno le temperature scendono anche a 50 sottozero.
Itinerario: Ulaanbaatar (1), Moron e lago Telmen (1), lago Khyargas (2), Zuungobi, lago Uvs e parco Kharkhiraa (1), lago uureg e lago Achyt (1), Ulgii e lago Tolbo (1), montagna Tsambagarav (1), Khovd e lago Khar us (1), dune di Borhyariyn els (1), Uliastai (1), Buutsagan (Gobi, 1), Bayankhongor e Shargaljuut (1), Arvaikheer e Khujirt (1), Karakorum (1), Ulaanbaatar (2). Km: 670 in aereo + 3.000 circa. Capitoli da consultare: Ulaanbaatar, Il Nord (Khuvsgul, Zavkhan, Bulgan), L’Altai (Uvs, Bayan-Ulghii, Khovd), Il Gobi (Gobi-Altai, Bayankhongor, Uvurkhangai, Arkhangai), Il Centro (Tuv). Difficoltà: elevata. Alloggi: hotel, gher, tenda, alberghetti.

 

3 settimane
I luoghi di Gengis Khan, l’Est e il Gobi

Itinerario estremamente fascinoso e raramente proposto nei tour classici. Comprende la Mongolia orientale, partendo dai bellissimi paesaggi siberiani legati alla figura di Gengis Khan, per arrivare nelle propaggini estreme dell’Est, caratterizzate da scenari assoluti di steppe infinite delle Menenghiin tal attraversate da branchi di animali selvatici, per scendere nel Sud dell’etnia Dariganga, una delle più colorite e ospitali della già ospitalissima Mongolia. La zona del Khentii è dominata dalle memorie del condottiero mongolo: qui nacque (con dispute interminabile sulla località esatta: Binder? Dadal?), fu battezzato alla confluenza dei fiumi Khukh e Onon, sulle rive del Khukh nuur fu nominato imperatore nel 1206 e da qualche parte è stato sepolto, insieme a un tesoro immenso che per fortuna, come ordinò Gengis Khan, non è stato ancora scoperto. Il Khentii è regione a maggioranza buriata: troverete più casette in legno che tende in feltro. L’ultima parte dell’itinerario attraversa la regione orientale del Gobi. Si percorrono alcune strade in discrete condizioni, ma la maggior parte sono piste molto impegnative. Nella zona orientale scarseggiano le pompe di benzina, è opportuno più che mai affidarsi a guide e driver del tutto competenti. Recentemente è stata inaugurata una strada asfaltata tra Choir e Ulaanbaatar.
Itinerario: Ulaanbaatar (1), parco Terelj (1), lago Khukh nuur (1), tempio Bereveeven, Binder (1), Dadal e dintorni (2), Choibalsan (1), lago Buir nuur (2), Khalkhiin gol (1), Menenghiin tal (1), Erdenetsagaan (1), Shillin bogd uul, Dariganga e Ganga nuur (2), lago Uizen nuur, Bayandelgher (1), Galshar (1), Choir (1), Eej khad, Zuunmod (1), Tempio Manzshir khiid (1), Ulaanbaatar (2). Km: 3.000 circa. Capitoli da consultare: Ulaanbaatar, Il Centro (Tuv), Il Nord (Khentii), L’Est (Dornod, Sukhbaatar), Il Gobi (Dorngobi, Dundgobi). Difficoltà: elevata. Alloggi: hotel, gher, alberghetti, tenda, cottage.

 

3 settimane

Il Nord, il Centro e il Gobi
Si toccano le splendide zone della fascia centrale, dalle foreste del Nord al deserto del Sud attraverso le regioni centrali. Nel tour sono compresi tutti i monasteri e i laghi più visitati.
Itinerario: Ulaanbaatar (1), monastero di Amarbayasgalant (2), Erdenet, Bulgan (2), Lago Khuvsgul (2) Moron, Uran dosh uul, Jargalant (2), Terkhiin Tsagaan nuur e vulcano Khorgo (2) Tsetserleg, sorgenti termali Besyn uree, Karakorum e il monastero di Erdene Zuu (2), Monastero di Shankhiin khiid (1), deserto del Gobi: monastero di Onghiin khiid, Khongoriin els, Chon surguul (bosco nel deserto), Bayanzag, i graffiti di Sevrei, Gurvan saikhan, valle delle aquile (4), Erdenedalai (villaggio di cammellieri) e monastero di Sangiin dalai nuur (1), Ulaanbaatar (2). Km: 4.000 circa. Capitoli da consultare: Ulaanbaatar, Il Nord (Selenge, Orkhon, Bulgan), Il Centro (Tuv, Uvurkhangai, Arkhangai), Il Gobi (Dundgobi, Umnugobi). Difficoltà: media. Alloggi: hotel, gher, tenda, alberghetti.

 

4 settimane

Il Centro, l’Altai e il Gobi
Itinerario meraviglioso, lungo, e altamente impegnativo: obbligatorio disporre, oltre che di un mesetto, anche  di un ottimo autista e di due fuoristrada in caso di inconveniente a uno dei mezzi. Il tour tocca i tre grandi monasteri, ma anche quello misterioso di Onghiin khiid in mezzo al deserto; si attraversano alcuni dei laghi più suggestivi della Mongolia, i villaggi e le montagne più impervie dell’Altai, tra cui la splendida Tavan bogd uul da dove si possono intraprendere passeggiate o vere e proprie ascensioni. Si scende poi decisamente nelle zone più sconosciute del Gobi, si risale la leggendaria valle dell’Orkhon per raggiungere Karakorum prima di fare rientro dopo quasi un mese nella capitale. Itinerario: Ulaanbaatar (1), Amarbayasgalant (2), lago Ughii (1), lago Terkhiin Tsagaan (2), Tosontsengel (1), lago Khyargas (2), Ulghii (1), Tavan bogd uul (4), Khovd (1), lago Khar-us (1), Uliastay (1), Bayankhongor (Gobi, 2), Bayangovi (1), Kermen tsaw (1), Gurvan saikhan (1), Khongoriin els (1), Bayanzag (1), monastero di Onghiin khiid (1), valle dell’Orkhon (1), Karakorum (1), Ulaanbaatar (1). Km: 5.000 circa. Capitoli da consultare: Ulaanbaatar, Il Centro (Tuv, Uvurkhangai, Arkhangai), Il Nord (Khuvsgul, Zavkhan, Bulgan), L’Altai (Uvs, Bayan-Ulghii, Khovd), Il Gobi (Gobi-Altai, Bayankhongor). Difficoltà: molto elevata. Alloggi: hotel, gher, tenda, alberghetti.