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DIARIOJANE
HARTLEY
Ventidue giorni, circa 3500 km di
viaggio. Centotrentacinque pagine (piccole) di diario.
Cinquecentonovantatre foto. Abbiate pazienza, cercherò di stringere.
23 Giugno 2008: arrivo a
Ulaanbaatar alle sette. Nessun
problema all’aeroporto per controllo passaporti e il bagaglio era già
pronto per il ritiro. Ma il cielo era grigio e le strade allagate da
giorni di pioggia. Il traffico procedeva con cautela, le strade sotto
l’acqua non erano in buone condizioni, e i poveri pedoni, anche se a
quell’ora erano in pochi, stavano attenti e il più lontano possibile
dalla strada per evitare sgradite docce. Nel pomeriggio veloce visita
alla città, piazza Sukhebaatar, la
collina con lo Zaisan Memorial
tipicamente russo con un bel panorama sulla città se non fosse stato per
lo smog e le nuvole! Infine il palazzo del Bogd
Khan, ultimo re Mongolo, adesso un bel museo.
Pensiero del giorno: ma come fanno a
guidare sulla destra, con alcune auto con volante a sinistra ed alcune a
destra? Come se si mescolasse il traffico di Milano e Londra in uno!
Pensiero tremendo!
24 Giugno: Incontro con la nostra guida
Muugii, il nostro fenomenale autista Mendee e la nostra UAZ jeep Russa
che al primo sguardo ho odiato ma ho imparato ad amare strada facendo.
Partenza alle ore 09.00 sotto la pioggia direzione
monastero di Amarbaysgalant. Strada asfaltata ma piena di
buchi fino a Darhan, poi il nostro
primo assaggio di strade “secondarie”, cioè sterrate e fangose se piove,
altrimenti polverose. Il nostro primo incontro con un campo ger. Carino
con 2 letti, un tavolino, due sgabelli e una stufa a legna. Scesi dalla
jeep ha cominciato a piovere. Il monastero era chiuso e non c’era in
giro nessuno. Ci siamo riparati sotto il tetto del tempio maggiore
mentre Muugii andava a cercare qualcuno che aprisse. Da fuori il
monastero aveva l’aria trasandata ma una volta aperte le porte ho capito
perché mi avevano detto che non si può andare in Mongolia senza
visitarlo. E’ vero, è stato restaurato ed i colori sono molto vivaci, in
contrasto con l’esterno, ma aiuta a rendere l’idea di come deve essere
stato prima degli anni ’30 e la repressione. Di ritorno al campo aveva
piovuto dentro la nostra ger. Fortuna vuole che non ha bagnato le
valigie. Una ragazza ha asciugato per terra e acceso la stufa, che non è
facile, specialmente con la legna bagnata, ma in pochi minuti la ger era
calda e accogliente. Alla sera Muujii ci ha insegnato a giocare ad
“ankle bone” letteralmente “l’osso della caviglia”. E’ un gioco
avvincente fatto con l’osso di caviglia di pecora. Non perdetelo se
andate in Mongolia, fa parte della loro cultura e noi abbiamo passato
delle serate divertenti. Sono tornata a casa con almeno 70 pezzi nella
valigia.
Pensiero del giorno: sarebbe stato
meglio senza l’acqua torrenziale. Ma chi ha detto che pioveva per
un'oretta poi smetteva? Come farò a dire a Federico che la sua beneamata
Mongolia mi deprime un pochino?
25 Giugno: piove ancora e noi torniamo
alla strada principale e andiamo verso la
Selenge Valley. Vediamo per la prima volta i pastori che
spostano le greggi con cammelli per trasportare le ger. Loro sono a
cavallo e portano lunghi impermeabili. Facciamo le foto e proseguiamo
sotto una pioggia battente. Il nostro Mendee lotta con il volante, poi,
vedendo un camioncino impantanato nel fango si ferma per prestare
soccorso. I Mongoli non si rifiutano mai di aiutare chi ha bisogno e
anche se non possano aiutare si fermano per vedere qual è il problema.
Estratto il camioncino e il suo carico di turisti coreani e americani
abbiamo continuato in salita. Era difficile dire se fosse bella perché
eravamo sempre nelle nuvole. Arrivati al passo era troppo freddo e umido
per consumare il nostro pasto nella jeep; allora siamo entrati in un
caffè tipicamente mongolo, per il gran divertimento dei locali. Per la
prima volta abbiamo assaggiato i buuz, ravioli di carne cotti al vapore,
buoni, e il té al latte, quasi senza sapore ma con occhiaie di burro che
galleggiano in superficie, ma non é male. In discesa ha smesso
finalmente di piovere e ci siamo fermati per vedere dei cammelli che in
un cesto trasportavano dei vitellini. A Ikh Uul
ci siamo fermati a cercare una guest house. Dubbi. Ma no, era pulito e
ci hanno fatto un enorme piatto di spaghetti con sugo di carne. Prima
esperienza con i WC in un gabbiotto di legno con un asse di legno a
sinistra, una a destra e un buco in mezzo, bisognava stare attenti a non
mettere il piede dove non c’era l’asse!
Pensiero del giorno: l’avventura
comincia a piacermi. Pazienza se piove, non potrà farlo per 22 giorni,
spero.
26 Giugno: non piove, ma è sempre
nuvoloso. Prendiamo la strada per Moron
circondati da un bellissimo paesaggio montagnoso. A Moron il sole
splende e ho chiesto di visitare il monastero
Danzandarjaa Khiid anche se non era in programma. Costruito
in cemento in forma di ger l’ho trovato molto carino. Un monaco
massaggiava il gomito di un uomo, un altro rispondeva al cellulare! I
piccoli studiavano. Seguimmo la strada asfaltata per l’aeroporto,
improvvisamente Mendee l’ha lasciata e ha cominciato a seguire i pali
della luce attraverso la campagna. Abbiamo fatto 100 km in 3 ore su
sterrato ma almeno era asciutto. La campagna era bellissima e con la
mancanza di pioggia i nostri spiriti si sono sollevati. Al campo ger di
Khovsgol credo che fossimo i primi
turisti della stagione, non avevano ancora aperto l’acqua nei bagni e
hanno subito dipinto i rubinetti delle docce con rosso e blu per caldo e
freddo, risultato: dovevamo stare attenti a non toccare per non
sporcarci. Il campo è in una posizione bellissima sul lungolago con
davanti un’isola. C’era una bambina adorabile di circa 4 anni,
sorvegliata a vista dalla sorella maggiore. Aveva preso una piccola
capra come fosse una bambola e la portava dappertutto, nonostante le
proteste della capra.
Pensiero del giorno: comincio a
sentire la felicità scorrere nelle vene.
27 Giugno: non ci credo! Ore 6,
comincia il diluvio. Spostiamo il cestino per la carta sotto
l’immancabile perdita e torniamo a letto. Per la prima colazione c’era
più cibo di quanto normalmente consumo in un giorno. Ho paura che
tornerò ingrassata. Avevamo tutto il giorno da trascorrere a Khovsgol e
cominciavo a parlare con Muujii della Mongolia, di Naadam, dei suoi
sogni, e dei miei , quelli che furono e che non ho realizzati e quelli
rimasti! La pioggia si placa e decidiamo di andare a fare una
passeggiata nel bosco dove ci sono dei fiori bellissimi e tanti alberi
che sembrano bruciati ma sopravvivono lo stesso: cosa sarà stato a
ridurli così? Siamo andati in cima ad un promontorio da dove si
dovrebbe vedere questo immenso lago, ma facevamo fatica a vedere l’acqua
della riva sotto di noi. Pazienza, abbiamo fatto i nostri tre giri del
ovoo buttando i tre sassi poi siamo scesi sulla riva del lago. Non
potevamo vedere la grandezza ma aveva un suo fascino avvolto nelle
nuvole. Nel pomeriggio siamo andati a cavallo. Io terrorizzata, non ero
mai stata a cavallo. Ho fatto fatica a salire ma poi hanno dato le
redini ad una ragazzina e siamo andati tranquilli, tranquilli lungo il
lago per un’oretta.
Pensiero del giorno: mi piacerebbe fare
tutto il giro del lago, mi piacerebbe stare qui di più in
questo posto bello e tranquillo, mi piacerebbe anche imparare ad
andare a cavallo e fare almeno un tratto di Mongolia con il loro mezzo
di trasporto tradizionale.
28 Giugno: Manco a dirlo piove ancora!
Peggio dell’Inghilterra. Partiamo e dopo pochi chilometri perdiamo il
tubo di scarico e la marmitta. Mentre Mendee aggiusta tutto noi andiamo
in giro con un sacco delle immondizie a fare gli operatori ecologici.
Non so se sono i locali o i turisti ma le bottiglie di plastica,
bottiglie di vodka e lattine di birra purtroppo sono ovunque. Abbiamo
fatto del nostro meglio quando potevamo. Oggi andiamo verso
Khorg. Una serie di passi di
montagna con degli scenari spettacolari. A volte piove a volte esce il
sole. In cima ad uno dei passi si è aperta davanti a noi una vallata
larga, ondulata, verde e completamente vuota. C’era il sole ed una
brezza fresca e piacevole. Abbiamo mandato la jeep avanti e siamo scesi
a piedi. Mi veniva voglia di camminare sempre, ma il tempo era tiranno.
Un'altra vallata era larga, verde e tranquilla con tanti piccoli gruppi
di ger. Purtroppo dopo tutto questa bellezza, verso sera, cominciavano
ad accumularsi le nuvole. Dovevamo dormire in tende, abbiamo chiesto
ospitalità dai pastori ma non c’era posto nelle loro ger. Siamo andati
avanti su una strada in discesa talmente erosa dall’acqua che non
credevo che potessimo farcela, ma il nostro f antastico Mendee ci è
riuscito. Siamo arrivati ad un piccolo paese di nome
Shine-Ider. In un negozio ci hanno
detto che c’era un hotel. Infatti faceva parte del negozio con annesso
ristorante. Orrore vero. La nostra stanza sembrava una cella. Abbiamo
optato per dormire con la guida che aveva una camera con 7 letti, tutti
sfondati e con coperte luride. Okay, abbiamo tirato fuori lo spirito
pionieristico. Via le coperte, fuori i nostri sacchi a pelo, siamo
andati nel “ristorante” a mangiare poi a giocare a carte e ankle bone
finchè non eravamo talmente stanchi che non aveva importanza dove
dormivamo o che il WC era in piazza del tipo Far West!
Pensiero del giorno: un paesaggio così
bello vale pure qualche sacrificio.
29 Giugno: Giorno di elezioni in
Mongolia, che poi ha causato dimostrazione con morti e feriti ad UB. Ma
nella campagna si vedeva la gente, tutta in tiro, che galoppava verso la
propria sede elettorale. Noi siamo andati verso
Terkhiin Tsagaan Nuur, un grandissimo lago in una zona
vulcanica. Strada facendo abbiamo visto delle gru che viaggiano sempre
in coppia ma mai in gruppo. Ci siamo fermati in un posto con tanti ger e
subito è arrivato un ragazzino cavalcando a pelo il suo cavallo.
Nonostante fosse curioso, era timido e ha fatto fatica a dire a Muujii
il suo nome ed età, ma stava lì a guardarci come se fossimo arrivati
dallo spazio. Posava volentieri per le foto poi è partito al galoppo con
il del pieno di caramelle. Poco dopo si è rotta la cinghia della jeep,
quella di scorta era troppo grande, allora abbiamo aggiustato l’altra
con nastro adesivo telato. Qui c’è un rimedio per tutto, beh quasi
tutto. Siamo arrivati al lago e al campo situato proprio in riva al lago
in tempo per il pranzo. Ci sono tanti insetti che assomigliano a zanzare
giganti ma non pungono, però si alzano in volo quando si cammina
nell’erba e danno fastidio. Nel pomeriggio tempo nuvoloso ma Susi ed io
siamo andate lo stesso a fare una camminata lungo la riva del lago.
Abbiamo trovato tante stelle alpine che per fortuna anche qui sono
protette. Poi, volendo sgranchirmi le gambe dopo tante ore in macchina,
sono salita su una piccola collina vicino il campo sfidando gli insetti
volanti. Il cielo notturno era pieno di brillanti – forse stelle?
Pensiero del giorno: comincio sentirmi
in pace con questo paese.
30 Giugno: Un cielo blu che più blu non
si può. Fuori faceva caldo ma nella ger bisognava ancora accendere la
stufa. Giornata quasi di riposo. Ci siamo spostati di pochi chilometri.
Ci siamo fermati per fotografare tantissimi ovoo costruiti in riva al
lago, poi la caverna del cane giallo (tutta una storia locale) e la
caverna del ghiaccio, dove il ghiaccio non c’era già più. Poi salimmo i
pochi metri fino al cratere del vulcano Khorgo
a 2965 m. La giornata era limpida e il panorama, sul terreno creato
molti millenni fa dalle eruzioni del vulcano, faceva venire voglia di
stare lì, in disparte a guardare e meditare. Invece si scende e si torna
al campo. Pomeriggio libero, ma non avevo voglia di stare ferma così
sono partita da sola lungo la riva del lago. Sempre i mille insetti che
si alzavano in volo ad ogni passo, ma una volta sulla riva ce n’erano
meno. Forse ho scelto la direzione sbagliata, perché sono andata verso
delle ger “guest-house” e la riva del lago era piena di rimasugli di
barbecue, bottiglie, plastica, vetro e tutto il resto. Cercavo di
concentrarmi sul lago, gli uccelli, la pace ed il sole che mi scaldava
la schiena. Sono arrivata ad una
spiaggia dove dei turisti prendevano il
sole. Ma c’erano anche due ragazze inglesi che lavavano i loro vestiti,
con tanta bella schiuma nell’acqua. Mi sentivo ribollire il sangue, non
sapevo se passare oltre o fermarmi e chiedere se stavano utilizzando un
sapone ecologico! Ammetto di non aver avuto il coraggio e mi sono
limitata a guardare con disgusto e forse hanno capito. Sono andata a
sedermi su una roccia a godermi la pace ed il sole prima di tornare
lungo la strada, salutando le guide che portavano i turisti a cavallo.
Pensiero del giorno: che pace
interiore, avrei voluto rimanere di più.
1 Luglio: sulla strada per
Tsestserleg, ci siamo fermati a fare
foto vicino ad un fiume. C’era una giovane ragazza scesa al fiume a
riempire un grosso bidone con acqua. Aveva un carrello per trasportarla,
ma era molto pesante e sulla terra erbosa e scoscesa non ce la faceva.
Stavo per fare una foto poi ho pensato che fosse più utile darle una
mano. In due ce l’abbiamo fatta a tirarlo su fino alla strada. Avrei
voluto parlarle, ma era talmente timida che è scappata via subito, solo
il tempo per dire a Muujii che era la prima volta che faceva quel
lavoro. Altra fermata per vedere un canyon sempre creato dal vulcano ed
un albero sacro che purtroppo sta morendo a causa delle khadag (sciarpe
blu votive) e i piccoli scoiattoli di terra attirati dai dolci e
formaggi lasciati dai credenti. La “strada” continuava attraverso
sterminati pianori incorniciati da dolci verdi colline e boschi di
conifere. Alcuni avevano un colore rossastro e la guida ci ha raccontato
che stanno morendo a causa di un insetto sotterraneo che sta mangiando
le radici. Speriamo che non sia vero, e se fosse vero che stiano
prendendo contromisure. Altrimenti questo paese così verde rischia di
rimanere senza boschi, perché si usa molto legname per costruire e per
ardere. Abbiamo trovato un ponte chiuso ma un furgoncino ci ha fatto
segno di seguirlo e con un urlo di incoraggiamento Mendee si è lanciato
nelle torbide acque e siamo usciti sani e salvi dall’altra parte. La
provincia nella quale stavamo viaggiando,
Arkhangai, è famosa per l’airag, latte di giumenta
fermentato. Infatti, improvvisamente, lungo la strada, sono apparsi
bambini di tutte l’età che lo vendevano, in bottiglie di tutti tipi.
Potete avere airag in bottiglie di vodka, d’acqua, di coke – ma non
credo che esistano bottiglie proprio per airag. Il nostro autista non
aspettava altro, ed ha preso due bottiglie. Me l’ha fatto assaggiare, ma
non posso dire di essere stata entusiasta. Anzi tutti hanno riso alla
mia espressione. Non succedeva da alcuni giorni, ma arrivati a Tsetserleg è venuto giù un diluvio, allagando le strade polverose in
pochi minuti. Comunque abbiamo visitato il monastero museo che è carino
ma non di più. In seguito, finito l’acquazzone, ci è venuta la brillante
idea di visitare il mercato locale. Muujii aveva due zie che vendevano
del formaggio fatto con airag, strano e dolciastro, non del mio gusto.
Devo dire che di solito mangio tutto, e anche qualcosa in
più, ma qui
potrei dimagrire. Faccio il pieno alla mattina con la prima colazione,
quasi inglese, ma il montone e manzo tagliato a striscioline con verdure
in scatola e patate fritte fredde a mezzogiorno e sera cominciano a
stancare perfino me. Il biscotto di cioccolato che ci danno come dolce
cerco di metterlo via per i bambini, ma ammetto che non sempre ci
riesco. Comunque dopo avere visto il mercato della carne anche Susi,
che già mangiava poco, ha smesso di mangiare la carne tritata!! Pensavo
che fossimo abbastanza vicino al campo ger a
Tsenkher ma abbiamo viaggiato ancora per tanto, arrivando
alle 19. C’era una sorgente termale nel campo ma ero troppo stanca, e
l’ora della cena troppo vicina per sperimentarla.
Pensiero del giorno: avrò bisogno di un
po’ di tempo per assimilare tutto quello che abbiamo visto oggi.
2 Luglio: Trasferimento a
Karakorum, non molto lungo. Ma
guarda, per la prima volta abbiamo sbagliato strada. Ci siamo fermati,
Mendee ha guardato la cartina: sì, avevamo proprio sbagliato. Ma non si
torna indietro, scherziamo!?. Su per la collina a gran carriera,
zigzagando fra le rocce che ogni volta ci ostacolavano sulla cresta. Su
e giù finche non abbiamo visto la strada principale sotto di noi.
Peccato, mi stavo divertendo. Arrivando verso Karakorum la strada a
tratti era asfaltata, che lusso, ma che noia! Dopo pranzo eravamo
liberi, ma il tempo minacciava pioggia. Muniti di impermeabili abbiamo
cominciato a salire su una collina vicino al campo dove c’era un
monumento e la possibilità di una visita panoramica sulla città. Dopo 5
minuti ci ha seguito Muujii, cominciavo ad avere l’impressione che non
si fidasse di noi due in giro da sole. Avevo iniziato a chiamarla
“mamma”, nonostante avesse solo 23 anni e la sua mamma fosse 10 anni più
giovane di me! Il monumento era strano e sempre molto russo. Circolare,
composto di tre muri e sull’esterno di ogni muro c’era un mosaico
dell’impero Mongolo in tre periodi storici.: degli Unni, dei Turkic e
G.M.E. di Gengis Khan (o Chinggis Khaan?). Nel centro c’era un ovoo
molto ben fatto. Il tempo peggiorava ma abbiamo allungato la passeggiata
lungo la cresta prima di scendere al campo. Ho scoperto che abbiamo un
ospite nella nostra ger. Un topo di campagna. Non è molto gradito, ma
forse lui c’era prima di noi. Ho bloccato le entrate di casa sua proprio
sotto il mio letto ma alla fine eravamo amici , almeno io gli parlavo e
lui mi guardava. Alla sera abbiamo assistito ad un spettacolo
folkloristico. Impressionante, in particolare i canti di gola.
Pensiero del giorno: stiamo arrivando
nella zona meritevolmente più turistica . Mi mancheranno i nostri campi
ger dove eravamo gli unici ospiti. Eppure non sono anti-sociale, vi
assicuro.
3 Luglio: svegliati alle 03.00 da dieci
temporali arrotolati in uno. Sistemate t-shirt usate per terra e tornati
a dormire.
Ma non siamo proprio fortunati, durante la
visita a Erdene Zuu, una dei più
famosi e visitati monasteri della Mongolia, diluvia ancora. Abbiamo
dovuto correre da un tempio all’altro. Fare foto all’esterno equivaleva
a rovinare la macchina fotografica. Pazienza, siamo arrivati al
tempio Lavrin Sum all’ora delle
preghiere. Ci siamo “accomodati” su una panchina bassissima e
decisamente scomoda per assistere alle preghiere. Durante le cerimonie
passavano altri turisti, fedeli con offerte di dolci e airag ed il
monaco di turno con il te al latte nel quale intingevano dei biscotti
secchi. Fuori pioveva ancora e faceva anche freddo. Ma eravamo turisti e
non si poteva non visitare la tartaruga fuori delle mura. Nel pomeriggio
non avevamo altra scelta che andare a letto a leggere – ma mi si
chiudono gli occhi quando leggo tanto!
Pensiero del giorno: dovrò tornare –
non è possibile vedere Erdene Zuu in questi condizioni.
4 Luglio: Svegliata dal sole che
filtrava dal tetto della ger. Giornata perfetta, così perfetta che
abbiamo pregato di essere riportati di corsa ad Erdene Zuu per fare le
foto esterne che non avevamo potuto fare il giorno precedente. Fatto.
Partenza per il Gobi. Prima fermata al
monastero di Shankh un piccolo gioiello. Era l’ora delle
preghiere, bellissima esperienza. La maggior parte dei monaci erano
piccoli, uno è arrivato in ritardo ed è stato sgridato dall’insegnante.
Sono seguiti chilometri di terreno erboso ondulato, alcune antiche tombe
composte di massi in forma rotonda o quadrata e pochi animali, forse
erano già tutti ai pascoli alti. All’ora di pranzo abbiamo lasciato la
strada e chiedendo da ger a ger siamo arrivati a quello di amici di
Mendee. Quanta ospitalità: yogurt (buono), un formaggio molto duro non
del mio gusto (ma con l’aiuto di un bicchierino di vodka l’ho mandato
giù), una ciotola di minestra con tagliatelle, carne e molto grasso, che
ho finito con un po’ di difficoltà. Tutto offerto ed accettato usando la
mano destra con il braccio sorretto al gomito dallo mano sinistra.
Sapevo che era usanza di rispetto ma era l’unico posto dove l’ho vista
praticare. Nel frattempo Susi aveva dato il suo lunch box al figlio
della casa. Aveva circa 4 anni ed era un vero diavolino. Dapprima ha
cercato di mangiare le polpettine con la forchetta di plastica, poi ha
rinunciato e ha usato le mani. C’erano anche un bambino ed una bambina
più grande e dopo avere mangiato abbiamo giocato rotolando due ruote di
un camion giocatolo per terra (dov’era finito il camioncino non lo so).
Alla fine della nostra visita Mendee ed il suo amico sono montati a
cavallo e hanno radunato il gregge di pecore e capre e l’hanno portato
alla ger, dove il capo famiglia ha scelto due pecore per Susi e me, un
regalo simbolico, adesso c’e una pecora in giro per la Mongolia che si
chiama Jane ed una che si chiama Susi! Con allegri addii abbiamo
regalato alle donne creme per le mani e burro cacao. Per gli uomini
vodka e per i bambini biscotti, quaderni e colori, rigorosamente in
legno come consigliato da Federico.Radiosi siamo andati avanti fino a
Ongiin Khiid dove ci sono le
rovine
di due grossi complessi di templi Buddisti, ma sono proprio rovine anche
se hanno ricostruito un piccolo tempio ed un paio di piccoli musei. La
posizione è molto suggestiva sulla riva del fiume. Peccato che quando
siamo arrivati al campo c’era un gruppo di tedeschi e canadesi che
stavano facendo il giro in motocross e alle sei di sera erano già ben
avanzati sulla strada dell’ubriachezza, complici bottiglie di vodka e
birra. E non erano giovani scapestrati, ma uomini dai cinquanta in su:
evidentemente l’età non insegna. Purtroppo non hanno neanche letto che
l’acqua dei laghi e fiumi è sacra per i Mongoli e non vanno usati come
urinari, cosa che hanno fatto loro, con grande rabbia di tutti gli
autisti e guide.
Pensiero del giorno: l’incontro con i
pastori è stata un’ esperienza bellissima.
5 Luglio: Viaggio lungo, caldo ma molto
interessante. Cominciamo a vedere grossi gruppi di cammelli che
cercano erba nel secco terreno sabbioso. Passiamo per la
foresta di Saxaul. Foresta? Sono
tanti piccoli arbusti con tronchi di un legno molto duro. Lì vicino,
un’oasi, con i cammelli immersi nelle acque fresche. Avanti pochi
chilometri si intravede il colore arancione brillante delle
Rupi Fiammeggianti. Famose per i
ritrovamenti di resti di dinosauri e loro uova. Ci siamo fermati a lungo
a guardare questo posto incredibile, invitava ad andare giù a piedi ed
esplorare, ma sapevo che non avevamo tempo, poi “la mamma” si sarebbe
preoccupata. Non ci sono più fiumi e ruscelli da queste parti. Ci siamo
fermati ad un pozzo a dare una mano ad un pastore ad abbeverare il suo
gregge. Oltre la strada un pastore moderno in moto aspettava il suo
turno con un gregge enorme, tirando sassi se cercavano di avanzare prima
del tempo. Incontro con un gruppo di Italiani, secondo giorno in
Mongolia, erano disperati, sicuri di essersi persi nel deserto, non
avevano fiducia nè dell’autista nè della guida. Abbiamo dispensato
calma, con l’assicurazione che la strada era giusta, ed acqua per la
sopravvivenza, poi abbiamo fatto strada fino a dove la loro si divideva
per un altro campo. Subito dopo essere arrivati al nostro campo, bello e
pulito, siamo partiti per vedere una famiglia che allevava cammelli. Io
avevo fatto finta di salire dalla parte dell’autista, così appena
allontanati dal campo Mendee si è fermato e mi ha invitato a guidare.
Inizialmente ho detto di no, ma lui ha insistito e l’idea mi allettava.
Non so quanti chilometri ho fatto. Pochi credo. Il cambio era durissimo
e ho cercato di non superare la seconda finchè Mendee non mi ha
costretto a cambiare in terza. Abituata ad una macchina con il servo
sterzo la nostra UAZ era come un mulo. La prima volta che ho dovuto
frenare credevo di avere schiacciato la frizione, non succedeva niente,
poi Mendee mi ha fatto segno che bisognava mandarlo praticamente a terra
prima che rispondesse. Quando ho cominciato a prendere gusto, ho creduto
che era meglio smettere prima di fare qualche danno. E’ molto strano
qui. Terreno piatto con erba secca, improvvisamente dune color oro si
alzano in gigantesche
onde e dietro ombrose montagne. Abbiamo deciso di
non andare alle dune sul cammello anche se l’idea era invitante, ma era
tardi ed eravamo stanchi. Siamo andati con la jeep e, tolti gli
scarponi, io e Muujii abbiamo fatto una corsa su per le dune. Beh, corsa
non è la parola esatta, perché si sprofondava e scivolava indietro e
perdevamo il fiato nelle risate. Poi abbiamo scoperto un dorso più
solido e siamo salite ancora finchè Susi, seduta sotto sulla sabbia, era
solo un piccolo puntino. E giù, tacco, tacco, tacco, come si fa nella
neve.
Pensiero del giorno: giornata piena di
spettacoli.
6 Luglio: doveva essere solo una
giornata di trasferimento da un campo ad un altro in mattinata. Ma
l’idea di rimanere tutto il pomeriggio in un campo ger in mezzo al
deserto non mi entusiasmava e ho chiesto se c’era, per caso, un'altra
strada con qualcosa di interessante. Mendee ha tirato fuori il suo
atlante e siamo partiti a tutta velocità in “fuori pista”. Finite le
dune ha cominciato a salire verso le montagne, che si chiamano le
Tre Bellezze e noi eravamo in quella
“di mezzo” o almeno credo. Abbiamo guidato tutta la mattina in un
ambiente montagnoso e abbiamo visto solo un ger. Quando abbiamo trovato
un pozzo di quelli trainati da un cammello o da un cavallo, l’abbiamo
girato noi a turno facendo uscire un’acqua bella e fresca. Ho bevuto di
gusto senza pensare se mi avrebbe fatto bene o male. Non sono stata
male, ma come poteva essere inquinata un acqua così fresca? Ci siamo
fermati per pranzo su una collina con un panorama mozzafiato vicino alla
ger numero due della giornata. Proprio quando dovevo andare in bagno è
cominciata l’ora di punta, sono passati un furgoncino e due moto!
Improvvisamente in mezzo alla strada c’era un grande ovoo, segnava
l’inizio della discesa, per noi. Era incredibile: sembrava a strapiombo
sul letto di un fiume. Ci è voluto poco per arrivare di nuovo sulla
pianura e sempre senza strada al nostro nuovo campo che era fantastico e
tutto per noi. Quella sera, con la copertura della ger aperta si poteva
stare a letto e guardare le stelle. Perfetto conclusione di una giornata
perfetta.
Pensiero del giorno: sono contenta di
avere chiesto la deviazione, anche Muujii ha fatto qualcosa di nuovo.
7 Luglio: problema! Il nostro autista è
stato male durante la notte e sta ancora male – non riusciamo a capire
per cosa. Siamo partite lo stesso per Yolyn Am, la Valle delle Aquile
con l’autista del campo, soprannominato da noi lo “sfascia jeep”.
Abbiamo sobbalzato di più in quell’unico giorno di tutto il resto del
viaggio. Ma la valle era splendida, verde e larga all’inizio, poi uno
stretto canyon fra muri di roccia con un ruscello che canticchiava
felice mentre andava verso il ghiacciaio in fondo alla gola. Abbiamo dovuto fare delle acrobazie per
scendere sul poco che rimane del ghiacciaio in questo periodo, ma siamo
arrivati fino al ovoo, fatto i nostri tre giri e poi guardando in alto –
ecco un’aquila. Dico davvero. L’abbiamo vista almeno tre volte. Tornando
indietro ne abbiamo viste altre due, in luoghi completamente diversi.
Non ci speravo perché so che a causa del disturbo dei turisti ne sono
rimaste poche. Volevamo rimanere di più ma Muujii aveva fretta. Siamo
arrivati al campo alle 16 per il pranzo! Dove ci avevano preparato
buuz su mia specifica richiesta, ma erano cinque e grossi come palline
da tennis! Che esagerati! Erano buoni e ho mangiato tutto ma mi sembrava
di scoppiare. Mendee stava sempre male e doveva tornare a UB – è stato
mandato un altro autista per continuare il nostro viaggio. Tramonto stupendo, cielo stellato.
Pensiero del giorno: sarebbe stato
bello passare tutto il giorno nella valle facendo un picnic e sarebbe
anche stato bello avere Mendee con noi.
8 Luglio: abbiamo salutato con tristi
addii Mendee a Dalanzadgad per proseguire con il nuovo autista verso il
Gobi centrale. Caldo, paesaggio piatto, secco e deserto,
chilometro dopo
chilometro. Abbiamo dovuto fermarci perché non passava più la benzina,
un’ora di sosta per aggiustare il guasto. Questi autisti sono meccanici
bravissimi per fortuna. I nervi cominciavano ad essere a fior di pelle.
Siamo arrivati a Mandalgov dopo avere fatto 300
chilometri e faceva
ancora molto caldo. Pensavo che eravamo quasi arrivati ma abbiamo
continuato su una strada secondaria; il paesaggio era diventato più
collinoso, ma il campo avrebbe dovuto trovarsi in mezzo a delle rocce e
di rocce non si vedeva ombra. Dopo svariate soste abbiamo capito che
forse l’autista nuovo non sapeva bene la strada, anche se ci
assicuravano che andava tutto bene. Dopo altri 80 chilometri e un totale
di dieci ore di viaggio siamo arrivati al campo a
Baga Gazryn Chuluu. Il
tempo era già cambiato e cominciava a piovigginare, non c’era nè tempo
nè voglia di visitare le incisioni rupestri, ragione di questa meta.
Pensiero del giorno: quello che
preferirei dimenticare! Forse sarebbe stato meglio dividerlo in due
giorni.
9 Luglio: mattinata grigia, si vede che
abbiamo lasciato il sud. Con un ragazzo del campo come guida abbiamo
visitato le rovine di un tempio giardino molto carino, ma nessuno sapeva
dirmi come si chiamava, solo che aveva il nome del monaco che l’aveva
costruito. Proseguendo abbiamo visto delle pecore selvagge che ci
guardavano indignate per il disturbo della loro privacy. Ci hanno
portato a vedere delle incisioni rupestri, ma erano solo una o due, di
animali. Spariscono con la pioggia e il vento, ci ha detto Muujii, ma
anche se ci metti su le mani, come il ragazzo del campo! Sarebbe stato
bello passare una giornata intera in questa zona andando a zonzo fra le
rocce, ma come fai a prevederlo, quando stai pianificando un viaggio?
Dovevamo partire per UB e pioveva ancora. Forse la capitale ce l’ha con
noi? Erano 280 chilometri, con le strade in pessime
condizioni e addirittura una volta scomparse del tutto, ci abbiamo messo
otto ore! Sembra impossibile seduto in poltrona in Italia, ma in
Mongolia è così e fa parte del suo fascino. Sai quando parti ma non sai
quando arrivi. UB era un ingorgo unico. Cercando di inserirci
nel traffico un camion ci ha graffiato tutta una fiancata, ma sembrava
che non importasse a nessuno. Alla fine la nostra povera jeep, senza
l’amorevole cura di Mendee, ha tirato l’ultimo fiato e abbiamo dovuto
scendere e spingerla in un parcheggio. Purtroppo avevamo solo 15 minuti
per arrivare ad un spettacolo, allora via, saltellando le pozzanghere e
affrontando l’attraversamento di una strada a quattro corsie con il
cuore in gola e correndo come se dovessimo vincere i 100 metri alle
Olimpiadi. E così conciati, dopo un viaggio di otto ore abbiamo
assistito allo spettacolo di musica, canti, balli e contorsionisti e
poi sempre conciati come eravamo siamo andati in un bel ristorante a
mangiare. Un’altra auto ci ha portato alla jeep per recuperare i nostri
bagagli e finalmente siamo giunte nel nostro albergo. Potete immaginare
la mia faccia quando ci hanno detto che non c’era acqua calda? Deve
essere stata tragica perché la ragazza ha tirato fuori la chiave
dell’unica camera che aveva l’acqua calda (non chiedetemi perché c’era
solo una camera con l’acqua calda, vi prego) e sono andata lì a farmi
una bella doccia tutta felice e contenta.
Pensiero del giorno: sembrano tutte
cose negative? No, quando si viaggia in un paese come la Mongolia sono
da mettere in conto, e quando si racconta agli amici, che prontamente ti
classificano fuori di testa, gli consigli di andare a Rimini in ferie.
10 Luglio: non è possibile. Siamo quasi
alla fine del nostro viaggio (se siete arrivati fin qui vi sento tirare
un sospiro di sollievo). Di mattina presto visita al
monastero di Gandan, prima della maggior parte dei turisti e in tempo per tutte le
preghiere, canti e musica. E’ molto grande e c’è tanto da vedere, ma è
bello anche solo stare ad assorbire l’atmosfera. Mi vergogno a dire che
in un tempio piccolo dove c’erano i monaci giovani ho chiesto di fare le
foto. Permesso concesso. Era l’ora di mangiare, dopo le prime preghiere,
quando ho scattato una foto ad un ragazzino mentre si faceva riempire la
sua ciotola di riso e poco carne. Era così emozionato che ha fatto
cadere ciotola e riso per terra. Momento di puro silenzio, poi sono
cominciati risate sommesse, perfino il monaco anziano sorrideva. Ho
fatto segno di scuse e sono battuta in veloce ritirata. Dopo la visita al
Museo della Storia
Nazionale, molto ben fatto e con chiari cartelli in inglese, abbiamo
rinunciato a spostarci in auto, ci volevano 20 minuti per fare 2 metri.
Attraversare le strade equivale a tentare il suicidio, ma siamo
sopravissuti e siamo arrivati al tempio museo di Choijin Lama. Molto
vicino alla piazza principale, è strano vedere questo antico e ben
conservato tempio sovrastato da nuovi modernissimi grattacieli.
Siamo andati in un ristorante turistico
fantastico, dove scegli gli ingredienti, li porti al grandissimo
barbecue e vengono cotti sotto i tuoi occhi con grande scene di utilizzo
di coltelli lunghissimi che sminuzzano e girano il cibo. Molto buono.
Nel pomeriggio eravamo liberi. Siamo andati a
far spese alla National
Department Store: una volta all’interno, poteva
essere un qualsiasi grande magazzino in una qualsiasi città del mondo.
Pensiero del giorno: comincia a
piacermi questa strana piccola capitale, con la sua periferia composta
di recinti di misure diverse, contenenti ger per l’estate e case di
legno con i tetti dei più svariati colori per l’inverno. Poi ci sono i
casermoni Russi, fatiscenti come in tutti i paesi del ex USSR e, nel
centro, il contrasto fra il passato e l’ultra moderno. Quando poi, nel
tentativo di attraversare la strada ti incontri con un compatriota
conosciuto nel Gobi centrale, improvvisamente ti sembra quasi di essere
a casa.
11 Luglio: difficile a credere ma era
il nostro ultimo giorno. Alla partenza questo viaggio sembrava
lunghissimo, ma eravamo già arrivati alla fine. Partenza per lo stadio e
l’inaugurazione di Naadam in sei in un minibus. Due Italiani che avevamo
incontrato a Khovsgol e due ragazze di Berna che iniziavano un viaggio
di otto giorni a cavallo. Traffico orrendo, poliziotti che diventavano
pazzi fischiando a perdifiato e ruotando i loro manganelli come
giocolieri. Dubitavo di arrivare allo stadio in tempo, mi
chiedevo
perché non ci hanno fatto partire prima. Ma come sempre l’abbiamo
fatta. Sembrava uno stadio di calcio ed un campionato importante;
seguire di corsa le nostre tre guide attraverso la folla per
raggiungere il nostro settore, ovviamente il più lontano, era pazzesco.
Una volta arrivati gli unici posti a sedere rimasti erano sul primo
gradino. Ci siamo accomodati, se è possibile essere comodi sul cemento.
Aveva ragione Chiara che ci ha organizzato il viaggio, eravamo molto
lontani dalla maggior parte delle esibizioni, inoltre ci ostacolavano la
vista gli striscioni pubblicitari e i piloni per le riprese televisive,
ma l’atmosfera bastava e comunque c’era lo schermo grande.
Lo spettacolo è cominciato con l’entrata delle
guardie del governo a cavallo che reggono le nove code di yak bianche
memoria di Gengis Khan. Passano in rassegna i costumi della Mongolia,
le maschere delle danze sacre, delle contorsioniste e sono sfilati anche
i partecipanti delle Olimpiadi (strano che i Cinesi li fanno partecipare
dopo le news che ho appena letto su questo sito)! Dopo il discorso del Presidente sono iniziate
le gara di lotta. Cercare di seguirle era difficile. Non ci sono
categorie di peso. Sono divisi in due gruppi che si affacciano sull’erba
dello stadio e via, ogni lottatore va all’attacco di chi si trova
davanti. Perde chi tocca terra con una parte del corpo che non siano
mani e piedi. Il vincitore fa il ballo dell’Aquila con le braccia alzate
ed il perdente passa sotto in segno di sottomissione. La gara va avanti
per due giorni in nove tornei. Dieci minuti tanto per capire e siamo passati
all’arena degli arcieri; era una lotta uscire dallo stadio, sembravamo
le capre che avevamo visto abbeverarsi (pochi giorni e molti chilometri
prima). Con gli arcieri eravamo molto più vicini e l’atmosfera era
quella di una festa di campagna. Gareggiavano uomini a 70 metri di
distanza e donne a 65 metri. I giudici sono in fondo dietro i bersagli,
ma mi sembrava un lavoro piuttosto pericoloso, ho visto alcuni scappare
quando il tiro di una giovane donna è andato molto fuori bersaglio.
Alcuni arcieri erano seduti nelle tribune insieme a noi a fare un
spuntino prima di gareggiare ed il Presidente dello Stato era in una
tribuna vicino a noi. Ci hanno “portato via” per andare a mangiare, il
ristorante era bello ma sinceramente se fossi stata per conto mio sarei
rimasta a camminare in mezzo alla folla, curiosare per le bancarelle e
mangiare qualcosa come fanno i Mongoli.
Dopo pranzo abbiamo preso una strada nuova,
ben asfaltata, che portava fuori città. La polizia l’aveva fatta
diventare senso unico e le macchine che andavano in città dovevano
andare fuori strada. Così siamo arrivati al traguardo della corsa dei
cavalli. C’era gente dappertutto, in tenda, a fare picnic, a fare un
giro a cavallo a pagamento, e allineate lungo lo staccionata controllata
dalla polizia per tenere la folla lontana del percorso dei cavalli. La
gara del giorno era 28 chilometri per cavalli di sei e sette anni
cavalcati da ragazzi fra sei a tredici anni. Molti cavalcano a pelo. Un
boato dal pubblico ci ha avvisato che erano in arrivo i primi cavalli
ed infatti, molto lontano sulle colline, si poteva vedere la polvere
alzata dagli zoccoli. Il primo cavallo aveva disarcionato il suo
cavaliere ma mi hanno detto che comunque avrebbe vinto il cavallo. Non
sembravano andare molto forte, ma dopo 28 chilometri chi lo pretende?
Finita la gara bisognava stare molto attenti
perché c’era gente che galoppava da tutte le parti.
Al ritorno la strada era tornata ad essere a
doppio senso, ma non abbiamo avuto problemi ad arrivare all’albergo in
tempo per cambiarci per la serata di “grande gala”! Sapete, quando si fa
un viaggio del genere non si mette in valigia un vestito da sera, ma
siamo riuscite a renderci abbastanza eleganti. La cena era in uno dei
più grandi alberghi di UB. Sembrava un pranzo di nozze. Tavoli e sedie
coperti di bianco, candele e perfino vino in tavola. Il cibo era
buonissimo, anche se non aveva niente a che fare con la Mongolia; c’era
anche uno spettacolo con musica, canti e danze seguito da una sfilata di
moda. Tornati in albergo abbiamo cominciato a fare
le valigie ma c’era un’altra sorpresa: dalla nostra finestra siamo
riuscite a vedere i fuochi di artificio dalla Piazza Sukhebaatar.
Pensiero del giorno: è stata una bell’idea
aggiungere un altro giorno al nostro viaggio per assistere a questa
giornata di Naadam. Adesso sono un po’ triste perché è tutto finito, ma
contenta di tornare a casa mia e al mio letto comodo, comodo. I viaggi
sono sempre così, non sarebbero belli se facessero parte della vita
quotidiana, vanno sognati, guadagnati, sudati. Sono fiera perché sono
riuscita ad aggiornare il mio diario tutti i giorni anche se a volte
voleva dire stare seduta sul letto con la pila frontale come un
minatore.
Non volevo dimenticare niente di questo viaggio e ho un
ricordo caleidoscopico di colori, paesaggi, persone, eventi che il
diario riesce a mettere in ordine.
Se ci tornerei? Certo, ho solo graffiato la
superficie, vorrei vedere l’Altai, vorrei imparare ad andare a cavallo
(anche se non sono più una ragazzina!), vorrei rivedere Mendee e Muujii,
i vorrei, vorrei non finiscono mai.
Ma io sì – tirate un sospiro di sollievo, ma
andate in Mongolia – vale veramente la pena.
Jane Hartley
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