Rassegna stampa

 

Gli Tsaatan finiscono in copertina.  Darwin, bimestrale di scienze, dedica (nel numero di aprile 2006) agli Uomini renna della Mongolia un servizio di Eric A. Powell (editor di "Archaeology") che racconta la spedizione per decifrare l'enigma dei monumenti archeologici disseminati dagli antichi popoli nomadi nel lungo passaggio ai confini dell'Artico. "E' probabile - si legge nell'articolo - che questi eleganti e misteriosi megaliti siano stati eretti nelle regioni della Mongolia settentrionale e della Siberia meridionale dai nomadi dell'Età del Bronzo intorno al 1.000 a.C. Noti come Pietre dei cervi per le loro incisioni che raffigurano cervidi in volo, i monumenti rivaleggiano con i megaliti europei per complessità dei motivi e accuratezza della fattura. Un ulteriore motivo di interesse è dato dalle origini della domesticazione delle renne. Le renne - scrive Powell - si allevano in tutto il mondo artico, dalla Scandinavia alla Kamchatka, ma la pratica potrebbe aver avuto origine nella Mongolia settentrionale". Cliccare qui per andare al sito di Darwin. Per approfondire l'argomento Tsaatan esistono due pubblicazioni in italiano: "Uomini renna - Viaggio in Mongolia fra gli Tsaatan" di Federico Pistone (Edt 2004) e "Tsaatan - Gli Uomini renna della Mongolia", reportage di Federico Pistone e David Bellatalla (Periplo 2000). Cliccare qui per andare alla sezione Tsaatan


La visita di Bush in Mongolia (21 novembre 2005) ha scatenato i media internazionali. Anche la stampa italiana ha offerto molto spazio all'evento. Vedi sezione NEWS. Ennio Caretto ha seguito l'evento per il Corriere della Sera (clicca qui o sull'icona per ingrandire il grafico). "Nella capitale più fredda del mondo - riferisce Caretto sul numero di martedì 22 novembre 2005 - Bush ha incontrato il presidente mongolo Nambariin Enkhbayar e il premier Tsahiagiyn Elbegdar. Il colloquio è avvenuto in una tradizionale tenda bianca che campeggiava nel cortile del palazzo del governo. La Mongolia mantiene centosessanta uomini a Bagdad e il presidente l'ha ringraziata per aver contribuito 'alla stupefacente trasformazione dell'Iraq' con i suoi 'guerrieri senza paura'. Perseguitato dal fantasma dell'Iraq per l'intero viaggio in Asia, Bush lo ha esorcizzato raccontando un vecchio detto: 'Si dice che una madre mongola diede una freccia a ciascuno dei suoi cinque figli chiedendo loro di romperle. I figli lo fecero, lei legò altre cinque frecce assieme e nessuno dei figli riuscì a spezzarle. La madre osservò: un fratello solo può essere sopraffatto in qualsiasi momento, ma tanti fratelli uniti mai'. Il richiamo all'unità americana nel conflitto iracheno è chiaro e forte". Sotto, nel ritaglio da Repubblica, le dichiarazioni di Bush che fantasiosamente paragona il "suo" Texas alla Mongolia. L'importante è che un giorno non paragoni il Texas alla "sua" Mongolia!


Sul settimanale L'Espresso del 15 settembre 2005 appare l'articolo "La via del cashmere" di Valeria Palermi, che pone l'accento sulla scoperta di questo Paese da parte dei viaggiatori italiani. "Mai così di moda. Sulla stampa con incantati reportage e negli osservatori internazionali della politica come riuscito laboratorio di transizione dal comunismo a un nuovo capitalismo democratico. Al cinema con "La storia del cammello che piange" (...); in libreria con "L'impero di gengis Khan" di Stanley Stewart e "Mongolia" di Berardo Carvalho. I tour operator mettono "il paese del cielo sempre azzurro" in catalogo per i viaggiatori più sofisticati: 15 giorni tra hotel e yurta 3.500 euro, supplemento Naadam per il festival tradizionale di corse di cavalli, lotta e tiro con l'arco".  Nel servizio si parla di turismo ma anche di economia, con il cashmere: 4 mila tonnellate prodotte all'anno, l'oro della Mongolia: "Una capra dà solo 300 grammi di cashmere. Ci pensano poi le donne a selezionarlo. Le "shorting ladies" alla vista e al tatto sono capaci di dividerlo per colore (white, light grey, grey and brown) e leggerezza. Ne lavorano anche 200 chili al giorno a testa".


Un'intera pagina dedicata alla Mongolia appare il 27 agosto 2005 sul quotidiano Il Foglio. Particolarmente interessante e acuta la ricostruzione storica dell'autore, il prof. Massimo Introvigne, che spazia dagli Unni fino ai giorni nostri, con considerazioni personali, su cui lo stesso Introvigne è disposto ad aprire un dibattito con gli amici di www.mongolia.it. Per leggere l'articolo completo, cliccare qui (formato pdf).


Sul numero di giugno 2005 del mensile Tribe, popolare magazine dedicato alla musica, trova spazio la Mongolia grazie alla recensione di "Salik", (scritto da Federico Pistone, illustrazioni di Cristiano Lissoni, Hablò Edizioni, 2005) racconto illustrato per bambini ambientato proprio nelle steppe e nel deserto mongoli. La valutazione del critico è decisamente lusinghiera, con il massimo dei voti (5/5). "Una storia che sa di vento e di spazi estesi - si legge sulla recensione  - ambientata nella lontana Mongolia, con tutto il fascino di un'antica fiaba e tanti spunti per saperne di più sugli usi e costumi del fiero popolo che la abita. Un libro da divorare. La magia del racconto è accresciuta dalle splendide illustrazioni che lo accompagnano". Vedi la recensione originale. Altre informazioni, nelle NEWS e LIBRI e nella scheda di SALIK


Il quotidiano Il Giornale di venerdì 27 maggio 2005 ospita la recensione del film documentario "La storia del cammello che piange" (Germania-Mongolia 2005, di Byambasuren Davaa e Luigi Falorni, durata 89 minuti). Massimo Bertarelli, uno dei più quotati critici cinematografici italiani, non risparmia parole di fuoco per l'opera che pure ha incontrato molti elogi e riconoscimenti, tra cui una candidatura all'Oscar 2005. Non a caso, la recensione rientra nella rubrica "Lo sconsiglio della settimana". "Il documentario - scrive Bertarelli - indubbiamente delicato e fornito di una discreta dose di autoironia, si snoda con troppa flemma per far sì che i palpiti abbiano la meglio sugli sbadigli. Probabilmente anche Antonioni resterebbe sorpreso: chi ha osato fare un film dove ci si addormenta prima che nei miei capolavori?". Altre informazioni nelle NEWS


Il settimanale femminile Grazia, nel numero del 31 maggio 2005, dedica un ampio servizio agli Tsaatan, gli Uomini renna che popolano una zona remota della Mongolia settentrionale. Scritto da Laura Leonelli e impreziosito dalle suggestive immagini di Hamid Sardar (agenzia Contrasto), l'articolo parte dall'esperienza raccontata dal giornalista Federico Pistone sul libro "Uomini renna - Viaggio in Mongolia fra gli Tsaatan" (EDT, 2004) e sul reportage "Tsaatan - Gli Uomini renna della Mongolia" (con il contributo dell'antropologo David Bellatalla, Periplo Edizioni, 2000). "Anche sotto la tenda, anche al riparo del vento, dalle nuvole e dalle tormente di neve bisogna vedere il cielo - scrive Laura Leonelli -. Quel cielo saturo di luce e colore che abbaglia gli occhi e brucia la pelle... Sono altre le voci che gli Tsaatan sanno ascoltare. 'Noi facciamo parte della foresta e del cielo', spiega uno di loro, Gombo, al giornalista italiano, 'seguiamo il cammino dei nostri antenati, sentiamo la presenza delle divinità fra gli alberi, le rocce, i torrenti'. E' forse soltanto così che questo popolo riesce a sopravvivere in uno degli angoli meno ospitali del pianeta: lunghi inverni, a 60° sotto zero, seguiti da brevissime estati. E poi, al risveglio del letargo, ci sono i lupi e gli orsi. Anche da loro, come dalle malattie e dalla civiltà che incalza, bisogna difendere le mandrie di renne. Perché tutto dipende dall'animale sacro".


Riecco le pronipotine di Gengis Khan, desiderose di fare le modelle, diventare ricche e lasciare steppe e antichi riti nomadi per le grandi capitali della moda. Il servizio viene proposto da Magazine, settimanale rotocalco del Corriere della Sera, del 31 marzo 2005. L'articolo (di Emmanuelle Eyles, foto di Michel Setboun) in verità era già apparso a dicembre 2004 sul mensile di moda "Marie Claire" (vedi segnalazione in questa stessa sezione) e solamente tradotto per il pubblico italiano. Si legge nel sommario: "Hanno gli occhi più grandi delle giapponesi e le gambe più lunghe delle cinesi. Solo che nelle steppe di Gengis Khan finora, per essere belle, bisognava avere i baffi. La globalizzazione, però, ha portato fra le ragazze di Ulaan Baatar il miraggio di una vita fatta di moda, feste e telefonini". Dall'articolo: "Timide, le indossatrici sono a disagio. Non hanno finora mai lasciato la Mongolia, sognano gli Stati Uniti "perché si trova facilmente del lavoro" e pensano che Parigi sia la "città più chic" del mondo. Hanno 17 anni, amano andare a cavallo e film come Titanic. Nonostante l'abbigliamento occidentale, Fashion TV che guardano tutti i giorni via satellite e le canzoni di Britney Spears che adorano, non capiscono buona parte delle domande e ridono quando le interroghiamo sui loro progetti".


Sontuoso servizio di National Geographic Italia su Gengis Khan, "il signore dei Mongoli". Sul numero di marzo 2005 (4,10 euro) copertina dedicata al grande condottiero e articolo di 26 pagine di Mike Edwards, impreziosite dalle fotografie di James L. Stanfield. Si parla di Temujin ma si parla soprattutto della Mongolia, dai grandi fasti del XII e XIII secolo attraverso le dominazioni cinesi fino all'isolamento odierno. "Le piogge estive - si legge - ricoprono la piana del fiume Onon, nella Mongolia nordorientale, dove nel 1167 venne alla luce un bimbo di nome Temujin. Il giovane capo dedicò i suoi primi anni alla creazione di una confederazione, delle tribù di pastori che per lungo tempo si erano contese le praterie a nord del deserto del Gobi. Unificò i Mongoli che lo acclamarono Gengis Khan, e condusse un immenso esercito di nomadi per steppe e deserti, alla conquista delle società stanziali che ebbero la sventura di trovarsi sul suo cammino". Interessante in questo servizio soprattutto la ricostruzione delle strategie militari e delle armi utilizzate dall'esercito di Genfis per sbaragliare i nemici: come le micidiali frecce con le punte che fischiavano per incutere ulteriore terrore. O le catapulte che utilizzavano come proiettili perfino cadaveri umani e animali, meglio se infetti. E poi il vero protagonista delle conquiste: il cavallo: "ha un aspetto sgraziato. Ma la poca bellezza è compensata da grande resistenza e agilità"


La nuova rivista Partiamo non si è lasciata sfuggire l'occasione per inserire la Mongolia tra i suoi primi numeri (n. 3 - marzo 2005). Un ampio e completo servizio (che segnala fra i siti italiani solo www.mongolia.it: grazie!) partendo dal deserto del Gobi (definito "Il deserto che canta" per via del suono delle dune mosse dal vento) per estendere l'obiettivo sull'intera realtà della Mongolia. "I mongoli - si legge nel servizio - raccontano che il Gobi fu appiattito dal passaggio degli eserciti di Gengis Khan (...). Nelle lunghe notti dei nomadi del deserto, quando fuori fischia il vento e ululno i lupi, la yurta protegge la famiglia dalle intemperie, ma anche dalle scorrerie degli spiriti". Molte anche le informazioni pratiche, dal Naadam alla cucina, dai consigli per gli acquisti agli antichi monasteri. Da leggere.


Il Corriere della Sera (27 gennaio 2005) parla degli Uomini renna della Mongolia, con la recensione del libro di Federico Pistone (Edt 2004). La giornalista Arianna Ravelli scrive: "Giornalista, collaboratore del Corriere della Sera, autore di reportage da tutto il mondo, Pistone anni fa è stato stregato dalla Mongolia e dagli uomini renna. Partendo da Gengis Khan e arrivando alle luci rosse di Ulaan Baatar, Pistone racconta i suoi viaggi in questo "brandello crudele di pianeta" e tra gli Tsaatan, popolo che sopravvive a nubifragi, gelo, zanzare, lupi e orsi affamati. In che modo lo spiega Gombo, personaggio quasi mitico...". Per leggere l'articolo cliccare qui o sulla miniatura


Sul sito di Peace Reporter il 25 gennaio 2005 compare un servizio di Rossella Panuzzo sulla Mongolia dal titolo: "I sogni di Nyamaa - Da nomadi a sfruttati: in Mongolia i bambini pagano un prezzo più alto degli adulti". Le foto sono di Federico Pistone e Rossella Panuzzo. Per leggere l'articolo completo cliccare qui


Francesco Alberoni dedica la sua rubrica "Pubblico & Privato", sulla prima pagina del Corriere della Sera del 17 gennaio 2005, a Gengis Khan, preso come esempio dall'insigne sociologo come esempio di concordia, in un frangente sociopolitico di estrema disgregazione. L'editoriale si intitola "I danni della discordia e l'esempio di Gengis Khan". "Per secoli - scrive Alberoni - le tribù mongole hanno guerreggiato fra di loro, per secoli si sono logorate in interminabili catene di vendette. Poi Gengis Khan con la forza, l'astuzia, la diplomazia è riuscito a unificarle, a costruire un esercito compatto e con una rigorosa originale tecnica bellica. E ha additato ai mongoli una meta: la conquista del mondo". 

Vale la pena leggere l'articolo per intero. Basta cliccare qui o sulla miniatura. 


Un paio di foto suggestive (di George Steinmetz) e uno strafalcione antropologico in questo servizio di Luigi Bignami proposto da Io Donna, settimanale al femminile del Corriere della Sera, dedicato al deserto del Gobi. "Collocato nel cuore dell'Asia Centrale, a cavallo tra la Mongolia e la Cina, con altezze comprese tra 800 e 1200 metri, è il deserto più a Nord della terra, l'ambiente meno popolato se si fa eccezione per il Polo Nord e il Polo Sud: in media due persone per chilometro quadrato, una ventina di gruppi etnici che vivono per lo più in grande isolamento. Come gli Tsaatan, gli uomini renna: 250 persone che sopravvivono grazie all'allevamento degli animali della steppa...". Come come?! Gli Tsaatan nel deserto del Gobi? Con le renne? Una vera sciocchezza, che dimostra una superficialità imperdonabile. Quell'etnia, che vive in tutt'altra regione, ai margini della Siberia, non riuscirebbe a vivere un giorno nel deserto del Gobi, sia per le temperature decisamente inadatte ad animali di origine artica come le renne; sia per le improbabili opportunità di alimentazione e quindi di sopravvivenza; ma soprattutto perché gli Tsaatan seguono sentieri sacri ben precisi nella taiga dei monti Sayan. Per avere informazioni corrette sugli Tsaatan: "Uomini renna - Viaggio fra gli Tsaatan della Mongolia", di Federico Pistone - EDT 2004 (racconto di viaggio); oppure "Tsaatan: gli Uomini renna della Mongolia" di Federico Pistone e David Bellatalla - Periplo 2000 (reportage fotografico).


La Mongolia va sempre più di moda. E finisce addirittura in prima pagina sul numero di dicembre 2004 dell'edizione francese di Marie Claire, uno dei più prestigiosi mensili dedicati al fashion internazionale. Nel reportage di Emmanuelle Eyles (foto di Michel Setboun), intitolato "Casting en Mongolie" si parla delle ragazze mongole, della loro bellezza e della richiesta sempre maggiore delle agenzie di moda per farle sfilare. E per scoprire le meravigliose antenate di Gengis Khan vengono organizzate vere e proprie spedizioni nella steppa, da una gher all'altra. Molte di queste ragazze accetta di scambiare la vita nomade con l'abbacinante mondo della moda. 


"Com'è difficile fidanzarsi a Ulaan Baatar", è la suggestiva considerazione di Stefano Semeraro nell'articolo apparto (11 dicembre 2004) sullo Specchio, supplemento del quotidiano La Stampa. Racconta l'amore possibile di due venticinquenni mongoli, lei vive nella capitale dove fa la guida turistica, lui vive la vita dei nomadi, in una gher. Si possono vedere solo a primavera. "I ragazzi di Ulaan Baatar", si confida Tulaa, "pensano solo a bere, non capiscono le donne, cambiano fidanzata in continuazione. Invece gli horsemen, i nomadi, hanno un animo nomade". Bella storia.

 


  Lo scandalo che sta suscitando il gruppo musicale mongolo degli Hurd (vedi notizia nelle News) non è passato inosservato nemmeno sulla stampa europea. L'autorevole quotidiano inglese Herald Tribune ha dedicato il 27 novembre 2004 un ampio servizio. Cliccare qui per leggerlo


Sul numero di novembre 2004 del magazine Rolling Stone appare un singolare servizio su Pupo e la Mongolia, un connubio consacrato dal 2002, quando il cantante toscano ha tenuto un concerto a Ulaanbaatar scoprendo un affetto e un entusiasmo davvero stupefacenti. L'articolo, di Andrea Scaglia, è corredato da numerose fotografie (addirittura 15) tutte ambientate in Mongolia: Pupo vestito da Gengis Khan, Pupo acclamato da una folla in delirio all'aeroporto, Pupo in posa davanti al monastero di Gandan... E naturalmente le sue struggenti confessioni: "E' stata un'esperienza incredibile. All'aeroporto mi hanno accolto da re, con limousine e autorità locali. Tre spettacoli nel nuovo auditorium della capitale mongola, tremila persone impazzite a sera. Pensa che mi hanno anche regalato un appartamento. Ma io che me ne faccio?".


Sul numero di ottobre 2004 del periodico del comune di Mezzago, appare un articolo di Cristiano Lissoni, che merita di essere letto. Clicca sul logo

 


Sul sito Internet della rivista Glamour servizio di Rossella Panuzzo dedicato alla Mongolia, terra di nomadi. Viene definito l’ultimo dei “grandi viaggi” d’avventura, alla scoperta di un paese ancora incontaminato e di un popolo che coltiva la sua fiera identità. Per leggere il servizio, clicca sul logo

 


Il numero di settembre 2004 di Le Monde diplomatique, supplemento del Manifesto, dedica una pagina alla Mongolia. "Nel paese della steppa bigia" è l'articolo scritto da Galsan Tschinag, forse il maggiore scrittore contemporaneo mongolo, che analizza con leggerezza e rigore la realtà del suo Paese e ci rivela finalmente il punto di vista dei nomadi: "Da noi lo sguardo di chi è in cammino rimane sempre vigile e sempre eccitante, è il momento in cui la yurt (gher) appare ai confini della steppa infinita come un cuore che batte solitario. Perché qui si trova l'acqua, la vita, il calore durante gli inverni rigidi e il fresco durante le estati soffocanti. La porta della yurt è aperta a tutti. Anche quando non c'è nessuno non bisogna avere esitazioni a entrare, servirsi della legna e del cibo, accendere la stufa per preparare da mangiare".


Il Manifesto (14 settembre 2004) pubblica un servizio di Marina Forti nella rubrica "Terraterra". Il titolo: Mongolia, la steppa privatizzata. Un'analisi economica del Paese in occasione del passaggio della "Carovana per la sovranità alimentare" partita a fine agosto dalla Malesia con destinazione Nepal e tappa in Mongolia dove è stata tratta "una foto catastrofica... Un paese di steppe fredde e semiaride, che vive di agricoltura e soprattutto di pastorizia nomade, produceva abbastanza cibo da essere autosufficiente fino alla fine degli anni '80 - fino al crollo del sistema sovietico - mentre ora importa l'80 per cento del suo fabbisogno di cibo da Cina, Russia e qualche altro paese".


Il Vangelo nelle steppe è il titolo del breve servizio che Panorama (del 9 settembre 2004) dedica alle nuovi missioni cattoliche in Mongolia. L'articolo, di Corrado Benigni, sottolinea come "vicina a Russia e Cina, la terra di Gengis Khan è strategica per il Vaticano". Per leggere l'articolo clicca sull'immagine a destra.


"La faccia bella dell'Olimpiade", la definisce Federico Pistone nelle pagine sportive del Corriere della Sera del 24 agosto 2004. E' la mongola Otgonbayan, giunta ultima nella marcia femminile a quasi un'ora e mezza dalla vincitrice. Ma "è arrivata". 


La singolare avventura di un ingegnere americano che ha "trasformato" la Mongolia in un immenso campo da gol. Articolo di Federico Pistone sul Corriere della Sera del 7 luglio 2004. Per leggere il servizio cliccare qui:

Golf Mongolia Corriere della Sera  


  

Sul Corriere della Sera online è apparso questo singolare servizio, realizzato da Federico Pistone, sull'obbligo di ripristinare il cognome per i mongoli. Prendendo spunto da questo articolo, anche Mimosa Martini ha confezionato un servizio televisivo per il Maurizio Costanzo Show (16 giugno 2004). Per collegarsi direttamente al servizio online cliccate http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2004/06_Giugno/14/Mongoli.shtml 

 

ESTERI

Ancora troppi hanno solo il nome di battestimo

I mongoli costretti a scegliersi un cognome

Il governo ha posto l'obbligo per due motivi: la possibilità di una schedatura e la necessità di evitare i rischi di incesto

Mongoli in attesa di una corsa di cavalli nei pressi della capitale Ulan Bator (Reuters)

MILANO - I mongoli avranno finalmente un cognome. Hanno tempo fino al 27 giugno per inventarsene uno o per recuperare quello che i sovietici avevano cancellato negli anni Trenta, insieme ai monasteri, ai monaci e alle antiche tradizioni dei nomadi. Nel 1999 il governo del presidente Bagabandi, del partito comunista rivoluzionario, ha consentito alla popolazione di riappropriarsi delle vecchie denominazioni dei clan storici ma dopo cinque anni molti mongoli hanno preferito mantenere solo il nome di battesimo: tra i più diffusi, i solenni Bat (forte), Gombo (protettore), Chulun (roccia), Garmaa (destino) per gli uomini; Muren (fiume), Tsetserleg (giardino), Bazar (fulmine), Naran (sole) per le donne. Ci sono anche i battesimi neutri: ad esempio Enebish (traduzione: non esiste), che viene dato tradizionalmente ai neonati per confondere gli spiriti maligni; oppure Nir Gui (nessuno), appellativo affibiato ai piccoli che dopo tre giorni non hanno ancora ricevuto un nome dai genitori. I mongoli (2 milioni e mezzo di nomadi che popolano un territorio vasto cinque volte l’Italia) si trovano ora a dover affrontare la questione del cognome.

Il governo ha posto l’obbligo per due motivi: il primo è quello di avere la possibilità di una schedatura più precisa e ufficiale della popolazione; l’altro, per prevenire il rischio di incesti.

Così è scattata la corsa al cognome. Molto gettonata l’opzione di

Un nomade mongolo con il figlio difronte alla tenda (Epa)

chiamarsi come la propria città, o il fiume che passa accanto, oppure la montagna che si intravede dalla gher, la tradizionale tenda bianca dei pastori di Mongolia. Nella capitale Ulaan Baatar, dove si concentra un terzo degli abitanti, vanno molto i cognomi legati al lavoro svolto: Scrittore, Cacciatore, Poliziotto, Soldato. Oppure viene richiamata la natura, alla moda dei pellerossa: cavallo bianco, lupo ubriaco, albero forte. Non è raro incontrare umili pastori che hanno deciso di chiamarsi come i grandi eroi della tradizione mongola: soprattutto Gengis Khan ma anche Kubilai Khan, oppure Sabotai (il luogotenente di Temujin), o Sukebatar (l’”eroe con l’ascia” che nel 1923 guidò la rivolta contro i cinesi) o Zanabazar, il Leonardo da Vinci delle steppe. L’orgoglio mongolo sta lentamente tornando a invadere il Paese esono sempre più frequenti e affollate le manifestazioni che rievocano le gesta di Gengis Khan, nominato da una commissione scelta dal Washington Post come l’uomo del millennio passato. Non solo: secondo i ricercatori dell’università di Oxford, l’8% della popolazione che oggi vive nei territori appartenuti nell’antichità all’impero di Gengis Khan (1162-1227) possiede la variante del cromosoma Y del popolo mongolo: dunque, oltre 16 milioni di uomini hanno nel sangue il cromosoma del grande condottiero. Lo studio è stato perfezionato prelevando campioni di Dna in 16 differenti località asiatiche, dalla Mongolia all’Afganistan, dalla Russia all’Iran.

Federico Pistone


 

Il Corriere della Sera riprende la notizia apparsa sul Times che ripartiamo a fianco: tutti i Mongoli, muniti di test del Dna, potranno mangiare gratis nei due ristoranti mongoli di Londra. Come si legge, i discendenti di Gengis Khan sarebbero 17 milioni in tutto il mondo (la Mongolia ha una popolazione di circa 2,7 milioni di abitanti)

 

 

 

 


Sul nuovo Magazine del Corriere della Sera c'è subito spazio per la Mongolia. Una pagina (riprodotta a destra), curata da Margherita Belgiojoso con una breve riflessione sulla vita nella steppa e nel deserto. Tutto sommato, se lo spazio disponibile era solo questo, sarebbe stato meglio evitare di parlare della Mongolia in generale, ma limitarsi a una piccola realtà. Anche qualche inesattezza (nell'info si comunica che ci vogliono circa 1.200 euro per volare con qualsiasi compagnia aerea, ma in verità con Aeroflot si spende molto meno) e la segnalazione di indirizzi utili che sa molto di pubblicità. Insomma, incastrare la Mongolia in una paginetta è un'operazione quanto meno inutile. Un'impresa per Margherita Belgiojoso concentrare in poche righe un Paese che merita molto di più: "Le città quasi non esistono - scrive -, gli uomini vivono in gruppi di poche tende: le gher, bianche e piccole, piantate come perle tra le vallate" .


Su La Repubblica delle Donne del 10 aprile 2004 servizio speciale sulla Mongolia. La firma è nobile, quella di Julia Roberts, ormai una habitué delle steppe. Titolo dell'articolo "Pretty woman tra i nomadi". L'attrice racconta della sua esperienza sui cavalli selvaggi e con i suoi amici nomadi. Il taglio del servizio è tipicamente americano, semplice al confine del tema (di scuola elementare), sdolcinato e un po' narcisista. Ma, visto il soggetto, ci può stare. "I cavalli mongoli - ci assicura Julia - sono come persone: hanno occhi di vere persone, sono vibranti, ti danno il senso assoluto della libertà e dello spazio. Sì, mi è servito molto questo viaggio. Avremmo tutti bisogno di imparare dalla Mongolia: c'è un senso di rispetto per l'esistenza e di serenità, che mi ha fatto apprezzare una vita più semplice. Ho portato con me non solo oggetti, ma momenti incredibili di felicità e di tenerezza". Le foto del servizio sono di Luca Trovato.


Il mensile Reflex, dedicato alla fotografia, riserva una pagina alla mostra aperta a Milano (fino al 9 aprile 2004 presso la Galleria Grazia Neri in via Maroncelli 4) di Julia Calfee dal titolo "Spirits and ghost". "Un viaggio in Mongolia - si legge - per indagare sul processo di transizione da un pesante ed oscuro passato al post-comunismo della democrazia conquistata. Julia Calfee ha fotografatao tra il 1990 e il 1996 questa landa sconosciuta fatta di steppe e deserti viaggiando in lungo e in largo per 15.000 km con carovane, fuoristrada e mezzi di fortuna. Le imnmagini raccontano la vita di uomini, donne e bambini nelle loro attività quotidiane nei villaggi e nella capitale Ulaanbator".

 

 


Soyombo, l'associazione culturale per la diffusione della cultura mongola, ha pubblicato e distribuito il bollettino numero 48-inverno 2004. Tra gli argomenti in sommario: "Uno spirito galoppa nella steppa" dedicato al takhi, il leggendario cavallo mongolo; dall'ascesi all'albero sciamanico alla salita all'altare dalle cinque bandiere di Gabriel Slonina Ubaldini; memorie spassionate di un viaggiatore di Alberto Ciccarelli; un gregge per amico di Matteo Belinelli; inoltre le news e un fiocco azzurro: la nascita della sede romana dell'associazione Soyombo. Per ricevere questa pubblicazione e per associarsi a Soyombo, basta scrivere al responsabile Giancarlo Ventura ventura@planet.it 

 


Anche Panorama del 4 marzo 2004 nella rubrica "Periscopio" dedica un trafiletto alla collezione della stilista Giuliana Cella che si è ispirata alla Mongolia per la sfilata al Parlamento europeo.  "Ad ammirare le sontuose creazioni - si legge - ispirate ai colori della Mongolia c'erano fra gli altri Marco Formentini con la moglie, Augusta Gariboldi, Rosalinda Celentano e Lavinia Borromeo".

 

 


La moda italiana attinge alla tradizione mongola. Il Corriere della Sera del 19 febbraio 2004 dedica un servizio alle nuove tendenze etno-chic della stilista Giuliana Cella, in occasione della sfilata all'Europarlamento di Bruxelles. Scrive Daniela Monti: "Sciarpe di pelo e stole sopra i lunghi cappotti ricamati e chiusi da una fascia di pelle come usa in Mongolia, dove uomini e donne indossano il "del", pastrano tenuto fermo dal doppio giro di una cintura arancio". 


Anche Il Carabiniere, la storica rivista dell'Arma, dedica un reportage alla Mongolia, realizzato da Alberto Ricci, giornalista che fa parte della nostra redazione. "Mentre negli ultimi due decenni il mondo ha cambiato volto, la Mongolia è rimasta lì, dimenticata, isolata in un limbo quasi inaccessibile, con poco da offrire oltre al ricordo di Gengis Khan, per noi sinonimo di terrore, per i mongoli eroe e orgoglio nazionale", scrive Ricci nel suo servizio intitolato "Mongolia, viaggio nel nulla". Per leggere l'intero articolo cliccare qui: Il Carabiniere 


Su Airone di febbraio 2004 (costo 3,90 euro) compare un reportage sugli Tsaatan, i leggendari Uomini renna della Mongolia (testo di Manuela Stefani, foto di Bruno Zanzottera). Si tratta di un resoconto sul progetto di salvaguardia di questa etnia, coordinato dall'antropologo spezzino David Bellatalla, il più importante conoscitore mondiale di questa realtà e vero artefice della stessa sopravvivenza degli Tsaatan. "Salvare da morte sicura il popolo delle renne - riferisce Bellatalla - non è costato più di duecento milioni delle vecchie lire. Una cifra senza dubbio ragionevole; più o meno equivalente dell'ammiraglia della Mercedes". Nella sezione bibliografica, viene segnalato il reportage realizzato nel 2000 da Federico Pistone e dallo stesso David Bellatalla per Periplo Edizioni-Les Cultures.


Nella pagina "Corrispondenze e incontri", il Sole 24 Ore propone un'analisi sulla situazione religiosa in Mongolia, dove il Buddismo sembra rifiorire dopo l'oppressione del comunismo. Ilaria Maria Sala scrive: "Per tutto il tempo in cui la Mongolia è stata un satellite dell'Unione Sovietica, dal 1921 al 1990, il buddismo tibetano poteva essere praticato solo in modo quasi interamente clandestino, malgrado la Mongolia, da più di mezzo millennio, fosse legata al Tibet a filo doppio, se non altro dal punto di vista spirituale (...). Oggi, quello che i buddisti tibetani desiderano di più è trovare il modo migliore per ricostruire almeno in parte quello che è stato perso. Ma ancora una volta la ricerca religiosa si scontra con delicati equilibri politici, che stanno portando a una spaccatura in seno alla comunità monastica mongola".


Il Sole 24 Ore del 12 gennaio 2004, nelle pagine internazionali, dedica l'apertura all'articolo apparso sul Financial Times a proposito dell'iniziativa russa per venire incontro alla Mongolia condonando una parte consistente del debito di 11,4 miliardi di rubli: una decisione, si legge nel pezzo di Kevin Morrison, che libera la nazione centro-asiatica da almeno 80 anni di debito accumulato durante l'era sovietica. Si tratta della più ingente cancellazione di debito costituito da prestiti accordati dall'ex Unione Sovietica. La Mongolia occupava il terzo posto dietro Cuba e Siria. Così la Mongolia rimborserà alla Russia meno di 300 milioni di dollari. Mosca l'ha definito un "regalo a tutti i mongoli". Un diplomatico mongolo ha affermato che "l'iniziativa toglie un albatross dal collo della Mongolia e inaugura un nuovo periodo sulla scena economica internazionale".


National Geographic Italia dedica un ampio servizio alla Mongolia, sul numero di Ottobre 2003. Il testo è di Glenn Hodges, le foto di Gordon Wiltsie. E' un reportage sull'etnia dei Darkat, che vivono nei pressi del lago di Hovsgol non lontano dai territori degli Tsaatan, gli Uomini renna. Ma è anche l'occasione per un aggiornamento sulla situazione sociopolitica della Mongolia. Ecco un passo significativo dell'articolo: “Prima di venire in Mongolia ne ero già innamorato. Mi affascinava l’idea di poter montare a cavallo a un capo del Paese e percorrerlo tutto, senza incontrare nemmeno uno steccato o una strada asfaltata: una cavalcata lunga 2400 chilometri, più della distanza tra Roma e Stoccolma. Sono inorridito quando ho letto che il primo ministro Nambaryn Enkhbayar progettava di costruire un’autostrada, e sognava di rendere stanziale il 90 per cento della popolazione entro il 2030 (“Se vogliamo sopravvivere dobbiamo smettere di essere nomadi” ha dichiarato a un giornalista). Dal suo punto di vista, nella capitale Ulaanbaatar, Enkhbayar vedeva un Paese arretrato, con un urgente bisogno di entrare nella modernità".


Abbiamo scovato uno straordinario reportage sulla Mongolia, apparso sul numero del maggio 1934 sulla rivista Vie d'Italia e del Mondo. Il testo è di Luigi Cantonetti, le fotografie, rare e splendide, sono di Ferdinando Guaita.

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Anche Topolino parte per la Mongolia. Nel primo episodio del numero del 30 settembre 2003 Indiana Pipps, la versione eroica di Pippo, si avventura alla ricerca di un tesoro del Khan, nascosto nella Mongolia nordoccidentale. Parteciperà perfino alla festa del Naadam e alla fine arriverà all'agognato tesoro: un'antica ricetta mongola. La storia è ealizzata da Sisto Nigro, disegni di Giuseppe Dalla Santa.

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Il mensile Popoli dedica il servizio di copertina alla "Mongolia che aspetta il Papa", realizzato da Federico Pistone che ha realizzato testo e fotografie (a sinistra). La rivista dei Gesuiti ha seguito con estrema attenzione le vicende legate all'annunciata visita di Giovanni Paolo II a Ulaan Baatar, prevista per fine agosto 2003 e poi annullata per motivi di salute e anche per "ragioni di stato". Nel numero di settembre, Popoli analizza in un reportage la realtà mongola, non solo dal punto di vista religioso.

 

 

 

 

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GenteViaggi propone nel numero di settembre 2003 uno splendido servizio sulla Mongolia realizzato dal fotoreporter Alessandro Gandolfi www.alessandrogandolfi.com . Si tratta di 14 pagine ricche di immagini suggestive e di testi che, partendo dal tema centrale del "cavallo", vero simbolo dell'orgoglio mongolo, spaziano a 360 gradi sulla realtà di un popolo senza tempo.

Occhiello: Tra gli eredi di Gengis Khan

Titolo: Siamo a cavallo

Sommario: "Li trovi sulle strade e nella steppa, nei mosaici e sui francobolli. Gli si dedicano più canzoni che alle donne. Per i nomadi in sella, il destriero è la storia, la cultura, il gioco. E anche il futuro".

Incipit: Misero Temujin su un cavallo ancora prima che cominciasse a camminare. Gli insegnarono a non molestare i puledri, a bere il latte di giumenta, ad afferrare coi denti un cappello restando in sella. "Dimenticati delle capre", gli diceva la madre, "tu sei un nobile, devi portare i cavalli al pascolo oltre la collina".

Note: nel servizio, vengono segnalati due siti italiani sulla Mongolia. Il nostro, www.mongolia.it e quello dell'associazione Soyombo www.soyombo.it. Su www.mongolia.it si legge: "Curato da Federico Pistone, appassionato del Paese di Gengis Khan, ben fatto e ricco di info. Libri, dischi, itinerari, foto ma anche chat e forum. Rinnovato da poco".

Il numero di GenteViaggi di settembre è disponibile in tutte le edicole al prezzo di 3,90 euro. Il sito è www.genteviaggionline.it

 


 

Invitiamo tutti, editori e direttori compresi, a segnalarci l'eventuale presenza di materiale che interessi la realtà mongola: info@mongolia.it