SOCIETA'SPORT

 

UNA STORIA PARALLELA, 

TRA TRADIZIONI E NUOVE SFIDE

La Mongolia viaggia su un’altra galassia anche nello sport. Tutto qui è tradizione mistica, antichi riti nomadi, tempra per sopravvivere al gelo impossibile dell’inverno e spirito guerriero ereditato da Gengis Khan. Così i mongoli sono insuperabili in almeno tre discipline: lotta, tiro con l’arco e corsa dei cavalli. Ma le gare si svolgono senza compromessi, secondo le leggi ancestrali della steppa. Per questo da qui non usciranno mai campioni del mondo o allori olimpici. La vera Olimpiade per i mongoli si chiama Naadam, due giorni di gare e di festa nella seconda settimana di luglio. La lotta è quella classica dei combattenti mongoli, lenta, estenuante, con regole rigide e gesti ancestrali: non ci sono categorie, si procede con duelli a eliminazione tra cinquecento lottatori finché uno solo resta in piedi: è il vincitore, il titano, l’uomo più forte del Paese.  (nella foto a sinistra, Usukh Bayar, campione mitico, vincitore di tre edizioni del Naadam - 2002, 2003 e 2005 - intervistato da Federico Pistone). Nel tiro con l’arco e nella corsa dei cavalli gareggiano tutti: dai bimbi alle donne, dai  giovani ai vecchi e, alla fine delle gare, nelle tende si preparano migliaia di buuz, i ravioli di montone cotti al vapore, e litri di airag, il latte di cavalla fermentato. Da qualche anno però i mongoli stanno diventando protagonisti anche in sport “istituzionali”. Nel sumo sono diventati i protagonisti assoluti facendo piangere l’intero Giappone: Un venticinquenne di Ulaanbaatar, Dolgosuren Dagvadorj, è il più forte lottatore del mondo ed è praticamente imbattibile (vedi sotto). E’ alto “solo” 1,84 e pesa 145 chili e ora si è trasferito a Tokyo dove è diventato una sorta di divinità. Il suo nome di battaglia è Asashoryu, “drago blu del mattino”, mentre in Mongolia ha un appellativo meno romantico: il cannibale. Ed è pronto già l’erede, si chiama Munkhbat Davaajargal, in arte Hakuho. Ha appena compiuto vent’anni ma è destinato a diventare il prossimo Yokozuma, una sorta di campione del mondo del sumo. Nel 2004 ad Atene è arrivata anche la prima medaglia mongola nella storia dell’Olimpiade: Khashbaatar Tsagaanbaatar ha vinto il bronzo del judo 60 kg. Ma ai Giochi ateniesi la Mongolia ha strappato applausi non solo per i discreti risultati ma soprattutto per la simpatia e il pieno spirito olimpico dimostrato: come quello di Luvsanlkhundeg Otgonbayar, atleta di 22 anni, giunta 66a a 2 ore, 22 minuti e 22 secondi dalla vincitrice della maratona: a suo modo, un record anche questo. Se non altro di coraggio. All’olimpiade invernale di Torino 2006, un’allegra delegazione di atleti mongoli ha strappato applausi, soprattutto nello sci di fondo. E poi c’è lo squadrone del tiro con la pistola, capeggiato da Gundegmaa, la bella atleta di Ulaanbaatar, campionessa mondiale dai 25 metri con titolo confermato a Roma nell'ottobre 2006 nei campionati iridati.

Anche nelle discipline più popolari in occidente, come baseball, basket e pallavolo, la Mongolia si sta attrezzando. Soprattutto nel calcio, la nazionale rossoblù sta provando a scalare le modeste posizioni della classifica Fifa. Attualmente è al 185° posto, su 205, del ranking internazionale, ma è passata da risultati come lo 0-15 contro l’Uzbekistan nel 1998 al recente 2-2 con il Bangladesh nelle qualificazioni per Germania 2006. L’allenatore Ishdorf Otgonbayar, 38 anni (foto a sinistra, mentre osserva una foto del collega Marcello Lippi), è fra l’altro un grande ammiratore del calcio italiano: “Mi piace Lippi – dice – ma sono costretto a fare il Trapattoni perché la mia squadra deve sempre difendersi, non per scelta ma perché gli avversari sono più forti di noi”. E il più grande talento del football mongolo, il ventottenne difendore Lkhumbergarav, eletto miglior giocatore dell’ultima coppa d’Asia, è stato soprannominato il “Maldini della Mongolia”

(testo e foto di Federico Pistone da "Dreamteam")

 

 

DRAGO BLU DEL MATTINO,
IL LOTTATORE CHE FA PIANGERE IL GIAPPONE

C’è però un personaggio che ha portato la Mongolia in cima al mondo nello sport. Si chiama Dolgosuren Dagvadorj, in arte Asashoryu (a sinistra nella foto ufficiale). Da qualche anno è il re incontrastato del sumo e il più forte lottatore mondiale di tutti i tempi. Nato a Ulaanbaatar il 27 settembre 1980, a vent’anni si è trasferito in Giappone per diventare un combattente professionista. Qui è stato ribattezzato Asashoryu che, in giapponese, significa “drago blu del mattino” (in Mongolia invece viene chiamato “il Cannibale”). E’ alto “solo” 1,84 e pesa 148 chili e ha debuttato nel gennaio 1999, dimostrando subito una potenza e una tecnica straordinarie. Nel maggio 2003 diventa il 68° Yokozuma (appellattivo che indica il massimo grado del sumo) della storia. Nel 2004 Dolgosuren conquista cinque tornei su sei, impresa mai riuscita negli ultimi 25 anni. Altro anno di grazia il 2005: Asashoryu trionfa nei tornei di Tokyo, Haru e Osaka, i più prestigiosi. In pochi  anni ha scalato la gerarchia del sumo fino a umiliare gli stessi giapponesi. Anche nel 2006 Asashoryu si conferma imbattibile, conquistando tutti i tornei a disposizione.  Ora Asashoryu, che ha solo 26 anni, ha già un erede, sempre mongolo, destinato a ripercorrere le orme del maestro: si chiama Munkhbat Davaajargal, detto Hakuho (foto a destra), entrato già nell’elite del sumo grazie alla straordinaria conquista nella Coppa dell’Imperatore del Grande torneo di primavera a Tokyo. Munkhbat è nato l’11 marzo 1985, è alto 1,92 e pesa 152 chili. Ha debuttato in un torneo ufficiale nel marzo 2001 e dal 2005 fa parte del circuito “eletto”. Finora il suo record è di 215 vittorie, 101 sconfitte e 6 pareggi, ma la sua arte lo porterà, dicono, a essere invincibile (per altre informazioni www.sumo.it). Asashoryu ha conquistato di diritto su questo sito un posto nella sezione PERSONAGGIASASHORYU con informazioni e aggiornamenti sulla sua impressionante carriera. Oppure consultate la sezione SOCIETA'SUMO
 

CALCIO, IL C.T. MONGOLO CHE AMMIRA LIPPI 

MA E' COSTRETTO A FARE IL TRAP

ULAAN BAATAR – “Il mio modello è Lippi, ma sono costretto a fare il Trap”. Lo chiama proprio “Trap”, confidenziale, da collega a collega. Ishdorf Otgonbayar, 38 anni, è l’allenatore della nazionale di calcio della Mongolia, passata in pochi mesi dal duecentesimo al 185° posto nelle classifiche Fifa, dagli 0-15 contro l’Uzbekistan nel ‘98 al recente 2-2 con il Bangladesh nelle qualificazioni per Germania 2006: al 94’ l’attaccante Bumanuchral ha realizzato il gol che vale il primo pareggio e il primo punto ufficiale. “Ammiro il coraggio e la spregiudicatezza di Marcello Lippi – spiega Otgonbayar, che per un anno ha studiato calcio in Ucraina – ma con una squadra modesta come la mia non posso che essere un difensivista. Il mio modulo? Un 3-5-2 in partenza che spesso si trasforma in 4-5-1”. Le cose stanno cambiando. Negli ultimi campionati asiatici, il difensore e capitano della Mongolia Lkhumbengarav, 28 anni, è stato eletto miglior giocatore del torneo. “Gioca alla Maldini – assicura il c.t. – ma ogni paragone è fuori luogo. Il calcio italiano è il numero uno al mondo. Quando abbiamo la cassetta di una partita di serie A, rinunciamo all’allenamento e ce ne stiamo rintanati negli spogliatoi a guardarla e a commentarla insieme. E ogni volta impariamo qualcosa”. Qui si gioca poco, giusto in estate.Ulaan Baatar, quasi un milione di abitanti su poco più di due e mezzo distribuiti in una terra grande cinque volte l’Italia, è la capitale più fredda del mondo e d’inverno la temperatura piomba a cinquanta sottozero. Accanto al grande stadio del Naadam, dove ogni luglio la Mongolia incorona il nuovo Gengis Khan dopo una teoria estenuante di celebrazioni e sfide di lotta, hanno srotolato un tappeto di erba sintetica, dono di incoraggiamento della Fifa. Entro l’anno prossimo dovrebbero arrivare anche le tribune, capienza diecimila persone. “Il nostro problema è il clima, anche l’erba sintetica rischia di gelare” scherza Otgonbayar. “Non abbiamo strutture indoor dove prepararci, eppure il calcio sta diventando sempre più popolare e praticato. Anche la scuola sta cominciando a dare spazio e molti giovani hanno sostituito il tradizionale arco con il pallone”.

Nella centrale piazza Sukebatar, di fronte alla statua dell’eroe che nel 1921 cacciò i cinesi per lasciare via libera ai sovietici, un gruppo di bambini sfida una tormenta di neve improvvisando una partitella a calcio. Dalle inquietanti grida di battaglia, si riconoscono i nomi di Dino Zoff, Paolo Rossi, Gigi Riva. Ma Otgonbayar è aggiornato: “Avete i più forti attaccanti al mondo: dietro Vieri e Del Piero, potete schierare dei veri fuoriclasse come Toni e Gilardino che saranno i veri protagonisti dei prossimi Mondiali”.

La storia del calcio in Mongolia comincia nel 1959 ma per quasi quarant’anni, fino al ’98, non si giocano partite ufficiali. Oggi non c’è un vero e proprio campionato ma otto squadre che si sfidano quando il tempo lo permette: c’è anche lo Ulaan Baatar United ma la Juventus della Mongolia è il Khoromkhon, dove gioca Lkhumbengarav. Ovviamente non ci sono professionisti, tutti i giocatori hanno un lavoro o sono studenti universitari. Come Murun, 18 anni, attaccante. Scarpette gialle, tocco felpato e riservato come un monaco tibetano.“Questo è un vero fuoriclasse”, garantisce Otgonbayar. “Non diventerà celebre come Gengis Khan, ma sarà il primo mongolo a diventare qualcuno nel calcio”. E la prossima partita della nazionale rossa di Mongolia? “Fino a maggio siamo fermi. Intanto mi godo il campionato italiano. E le prodezze dell’amico Shevchenko. Poi ci saranno i Mondiali. E finché non ci saremo anche noi, tiferemo Italia”.

Federico Pistone (Corriere della Sera - ottobre 2005). Nelle foto, in alto il c.t. della Mongolia Otgonbayar con Federico Pistone; sotto, la giovane promessa del calcio mongolo Murun

 

BASKET: DUE TIRI CON GENGIS KHAN

Per tentare un tiro da tre rischi di finire in mezzo alla foresta, braccato dai lupi della taiga. Il canestro c’è, l’altezza è vagamente regolamentare. Manca solo il campo, il pallone e, spesso, i giocatori. Soprattutto quando ci sono cinquanta gradi sottozero e il vento siberiano sibila senza pietà. Quassù, nel Khentii, Mongolia buriata, dove Gengis Khan nacque, fu sepolto e giusto ottocento anni fa venne incoronato padrone del più grande impero della storia, la pallacanestro può essere un passatempo e a volte un salvavita. L’alternativa, anche per i più giovani, è l’alcol: la vodka e l’airag, il latte di cavalla fermentato che per i nomadi diventa l’unica fonte di alimentazione durante i lunghi spostamenti nella steppa. Gli ubriachi vengono incatenati nella strada principale di Binder, la città dove Temujin fu battezzato, alla congiunzione dei fiumi Onon e Khur, come recita La storia segreta dei mongoli, il testo vergato da un anonimo nel 1260, diciassette anni dopo la morte del saggio e feroce condottiero. Resteranno lì, i due sventurati, per tutta la notte: non è solo una lezione esemplare, ma anche l’unico modo per evitare che i fumi dell’alcol possano portarli a importunare i bambini che giocano a pochi metri da loro. Del resto, il carcere più vicino è a seicento chilometri (che qui fanno tre giorni in fuoristrada), nella capitale Ulaanbaatar, dove si concentra metà della popolazione di tutta la Mongolia, un milione di abitanti. E proprio a Ub, come viene confidenzialmente chiamata, si concentrano alcuni talenti destinati ai palazzetti cinesi o russi. Come Sharavjamts Tserenjanhor, una quintalata d’uomo lungo 213 centimetri, 32 anni, detto Shark, lo squalo, il primo asiatico a firmare per i leggendari Globetrotters. Anche lui ha cominciato da un canestro piantato a caso in mezzo alla steppa, tra mandrie di yak e di capre, appena fuori dalla gher, una delle migliaia di candide tende che punteggiano il paesaggio mongolo. Per Tseren, così lo chiamano a casa per comodità, la statura segna il destino. A due anni ogni mongolo che si rispetti galoppa con disinvoltura, ma per lui montare i piccoli e bizzosi cavalli delle steppe già nell’adolescenza era diventato un supplizio. Così la decisione di lasciare la vita nomade, i canestri arrugginiti nella steppa, per provare l’avventura dei palazzetti con le righe per terra e perfino le retine intorno al cesto. A dieci anni è già un lungagnone dalla mira infallibile. A 17 entra nella Ulaanbaatar city league, una sorta di campionato mongolo. Si iscrive alla Otgontenger, l’università di giurisprudenza della capitale. E’ una bella testa, Tseren, gli esami vanno bene ma il pensiero rimbalza altrove. Così interrompe la carriera accademica, “troppa teoria e poca pratica” e impara perfettamente russo e inglese all’istituto di lingue straniere a Erdenet, città messa su dal nulla dai russi negli anni Cinquanta:da una parte baracche e tende di feltro, dall’altra palazzoni e strade asfaltate. Intanto il ragazzino troppo cresciuto diventa sempre più bravo in campo: non solo centimetri e muscoli ma anche fosforo e anima. Quando non studia e non tira di canestro, si acquatta come un monaco sulle rive dell’Hovsgol, il grande lago srotolato al nord della Mongolia fino alla Siberia, e sfodera la sua canna da pesca. Tra un salmone e l’altro, sogna a stelle e strisce. A 24 anni si sposa con Erdenebulgan che gli regala un figlio. Ma non basta, Tseren è inquieto come Gengis Khan, vorrebbe conquistare il mondo, senza archi e frecce ma con una palla a spicchi. E finalmente, a 27 anni, Mannie Jackson lo vede e lo ingaggia per i Globetrotters. Shark è il primo cestista asiatico a entrare tra i miti di Harlem. Tira su baracca, burattini, moglie e figlioletto di tre anni e sbarca a Phoenix, Arizona, dove fatalmente si ritrova appiccicato l’appellativo di “Michael Jordan della Mongolia”. “Sono l’uomo più fortunato dell’Asia”, dice ma senza dimenticare le sue origini. “Vorrei poter uscire a cena con Gengis Khan – dice – per chiedergli come si fa a vincere sempre”. E appena ha un varco tra allenamenti e partite, lo squalo torna nella sua steppa a respirare di nuovo dentro quel grande cielo sacro e a provare un tiro da tre molto più difficile di quello del palazzetto di Phoenix. Direttamente nel bosco, a due passi dai lupi.

Federico Pistone (articolo pubblicato su "Dreamteam" del novembre 2006, vedi nella sezione Articoli). Sharavjamts Tserenjanhor, detto Shark, è entrato di diritto nella nostra galleria di personaggi mongoli leggendari. Qui l'articolo e gli aggiornamenti sulla sua carriera PERSONAGGITSERENJANHOR


 

Sumo nella bufera, tra mafia e scommesse illecite

Giappone sotto choc: "puliti" i campioni mongoli
8 luglio 2010 C'era una volta il sumo, sport antico e sacro del Giappone. Oggi il suo fascino è stato spazzato via dagli scandali, dalle scommesse clandestine (sul baseball) e dai legami con la yakuza, la mafia nipponica. Decine di lottatori di primo piano e i loro maestri sono coinvolti nell'inchiesta avviata a Tokyo, la federazione ha deciso di "oscurare" i tornei in televisione: uno choc per un Paese che vive di sumo, sport nazionale insieme al baseball. Da anni i cittadini del Sol Levante devono già subire l'umiliazione di essere stati surclassati dagli atleti della Mongolia, veri dominatori della disciplina, a partire dal mitico Asashoryu, che da poco ha abbandonato l'attività. Ora l'eredità è passata all'altro mongolo, Hakuho (nella foto), l'unico "yokozuna" (grande campione) attualmente in circolazione. Hakuho, apprezzato per la sua esemplare correttezza fuori e dentro il ring, ha ammesso candidamente di avere effettuato delle puntate in un gioco tradizionale giapponese (l'hanafudà, carte dei fiori), considerata però un'attività lecita e quindi non perseguibile. 

 

Quando la Mongolia diventa

un immenso campo di calcio

19 giugno 2010 Nonostante i progressi degli ultimi anni, la Mongolia resta fuori dal calcio che conta. C'è un piccolo campionato, che si disputa nella breve stagione calda, e una nazionale che fa quel che può. I Mongoli però seguono sempre di più le vicende calcistiche e guardano con attenzione gli sviluppi del Mondiale sudafricano (a cui non partecipano, eliminati dalla Corea del Nord. A destra, dei monaci bambini giocano a pallone all'ingresso del monastero di Amarbayasgalant; a fianco, il calciatore mongolo Murun, uno dei gioielli della nazionale rossobù: fotografie di Federico Pistone). Sono altri gli sport che appassionano il Paese, protagonista assoluto in discipline come il sumo, la lotta, il judo, il tiro con l'arco e con la pistola, oltre a tutte quelle specialità che appartengono all'antica tradizione di Gengis Khan e dei suoi eredi. Ma improvvisamente la Mongolia diventa un "immenso campo di calcio" nel brillante racconto di Gabriele Battaglia apparso su Peacereporter: "Capisco subito che sono i calciatori più scarsi del mondo. Il pallone (semisgonfio) schizza impazzito da tutte le parti perché chi se lo trova tra i piedi gli tira un calcione nella direzione in cui più o meno sta la porta avversaria e buona notte. Il paròn Rocco si sarebbe commosso: "Tuto quel che se movi su l'erba daghe, se xe 'l balon pazienza". Provo un lancio filtrante ma niente da fare. Il mio compagno di squadra proprio non se l'aspetta, non capisce come mai non punti dritto come un fuso verso la porta travolgendo tutto quello che trovo e sperando che la palla filtri. Allora decido di fare da solo. Basta una finta e quelli vanno a farfalle, se poi fai un dribbling e riesci a evitare il calcione fuori tempo, la via del gol è spalancata.
Per leggere il testo integrale vai alla sezione DOSSIER. Per approfondire il tema vai alla sezione SPORT

 

 

Sumo in frantumi dopo l'addio del mongolo Asashoryu
16 giugno 2010 C'era una volta il sumo, lo sport sacro per eccellenza dei giapponesi. Oggi c'è una federazione a brandelli, schiacciata fra scandali di scommesse illeciti e la yakuza, la mafia nipponica. Da molti anni a dominare la scena di questo sport sono i lottatori mongoli e già questo ha generato una vera e propria crisi d'identità nazionale nel Paese del Sol Levante. Con il ritiro del mitico Asashoryu, attaccato dai mass media, dall'opinione pubblica e dalla federazione con motivazioni sempre molto aleatorie e pretestuose, ora emerge un giro di scommesse illegali in cui sono coinvolti gli atleti giapponesi e completamente estranei i campioni mongoli: 65 membri della federazione hanno ammesso di essere coinvolti e nell'occhio del ciclone ci sono anche alcuni dei lottatori più forti in circolazione.

 

Si chiude l'Olimpiade di Vancouver: due atleti mongoli "c'erano"

28 febbraio 2010  Anche la Mongolia, nel suo piccolo, ha preso parte all'Olimpiade invernale di Vancouver, avara per i colori azzurri (un solo oro). Ma per la spedizione asiatica c'è la decubertiniana soddisfazione di essere stata presente con due atleti (nelle foto a sinistra). Nella 15 km sci di fondo (quella della medaglia d'argento per Piller Cottrer) Khurelbaatar Khash-Erdene (26 anni, 1,80 di altezza per 71 kg) è giunto 87° lasciandosi alle spalle 9 atleti. In campo femminile la graziosa Erdene-Ochir Ochirsuren (24 anni, 1,64 x 61 kg) è giunta 74a nella 10 km vinta dalla svedese Kalla. Ovviamente per la Mongolia, protagonista mondiale in discipline come il judo, la lotta, il pugilato, il sumo e il tiro con la pistola, non ci sono tradizioni particolarmente favorevoli nell'ambito degli sport invernali.

 

Anche la Mongolia al via

dell'Olimpiade invernale
13 febbraio 2010 
Mongolia presente. Alla cerimonia di inaugurazione dell'Olimpiade Invernale di Vancouver, la delegazione mongola ha sfilato fra gli applausi del pubblico canadese. Portabandiera la fondista Erdene Ochir, in uno splendido costume tradizionale, seguita da quattro atleti in tuta biancorossa. La Mongolia, che non ha ambizioni di medaglia, è presente ininterrottamente ai Giochi olimpici invernali dal 1964, con esclusione dell'edizione del 1974.

 

ASASHORYU ABBANDONA MA IL GIAPPONE HA PERSO
4 febbraio 2010 Alla fine il Giappone ce l'ha fatta. Il mongolo Asashoryu si ritira dal sumo, disciplina di cui è diventato il più forte interprete della storia. Non una scelta anagrafica (non ha nemmeno trent'anni), né di declino agonistico (ha appena trionfato nel primo torneo della stagione). E nemmeno ha deciso di ritirarsi a vita privata per dedicarsi alla bella moglie (a destra la foto del matrimonio). Asashoryu si è semplicemente stancato delle accuse che l'opinione pubblica giapponese continua a
rivolgergli da dieci anni, cioè da quando "il drago blu del mattino", che ha secondo i nipponici il grave difetto di essere nato a Ulaanbaatar e non a Tokyo, ha cominciato a sbaragliare tutti gli avversari. Il sumo è un'antica disciplina sacra giapponese e il fatto che il campione incontrastato sia uno straniero non va proprio giù al popolo del Sol Levante. Ci hanno provato in tutti i modi, gettando fango sulla dignità di Asashoryu: una pioggia di squalifiche lo ha colpito in tutti questi anni, per avere tirato i capelli a un avversario, per avere ritirato un premio con la mano sinistra anziché la destra, per avere fatto un po' di chiasso dopo una gara, per avere disputato una partitella di calcio per beneficenza in un campetto della sua Mongolia (clicca qui per leggere l'articolo dell'agosto 2007 sul Corriere della Sera di Federico Pistone). Nei giorni scorsi, l'ultima accusa: Asashoryu ubriaco fuori da una discoteca a menare le mani. "E' vero - ha riconosciuto il grande lottatore - ero un po' alticcio e ci siamo azzuffati con il mio manager". Perfino il ministro dello Sport giapponese si è scomodato per invitare la Federazione a infliggere l'ennesima squalifica al mongolo, puntualmente arrivata. Lui, Asashoryu, insuperabile talento di forza e agilità, già caduto in depressione per le continue accuse subite in terra giapponese, non ce l'ha più fatta. "Non mi resta altro da fare che ritirarmi". E così il Giappone ha eliminato, a suo modo, l'avversario più temibile. Ma attenzione: dietro Asashoryu ci sono altri lottatori mongoli che ne prenderanno l'eredità. Come Hakuho e Harumafuji, due giovani già protagonisti. Ora i lottatori nipponici dovranno dimostrare di poter battere i mongoli sul dojo (il ring) e non con le persecuzioni.

 

Sumo, Asashoryu ancora sotto accusa: avrebbe picchiato un uomo
1 febbraio 2010 Il campione mongolo di sumo Asashoryu, vincitore del primo torneo del 2010, è sotto accusa perché avrebbe ferito un uomo all’uscita da una discoteca di Tokyo. “Mi dispiace, è stata colpa dell’alcol – si è scusato Asashoryu – e poi la persona ferita è il mio manager”. Ovviamente l’opinione pubblica giapponese, che non vede di buon occhio il dominio dei mongoli in una disciplina antica e sacra per i nipponici, ha stigmatizzato l’accaduto e il Ministro dello sport Tatuo Kawabata ha definito “deplorevole” l’incidente e ha sollecitato provvedimenti alla federazione del sumo. Asashoryu era già stato sospeso e multato nel 2007 per avere partecipato a un incontro di calcio di beneficenza a Ulaanbaatar.

 

Asashoryu vince il primo trofeo di sumo del 2010. E sono 25!
22 gennaio 2010 Sempre Mongolia. Sempre Asashoryu. Il campione di sumo ha battuto in finale il connazionale Harumafuji e ha vinto a Tokyo il New Year Grand Sumo, il primo torneo prestigioso dell’anno. E’ il 25° titolo per Asashoryu, il primo dopo quello d’autunno del 2009. A competere per la vittoria anche l’altro lottatore mongolo di primo piano, Hakuho. Solo due giorni prima della gara decisiva Asashoryu era stato accusato di avere provocato un incidente stradale in stato di ebbrezza. Ma il campione mongolo è ormai abituato a essere oggetto di critiche, spesso infondate, da parte della stampa e dell’opinione pubblica giapponese che non gli perdonano il fatto di essere il numero uno in uno sport sacro per il Giappone.

Hakuho e Asashoryu inaugurano
a Tokyo il nuovo anno del sumo
all'insegna della supremazia mongola

7 gennaio 2010
Anche nel 2010 la Mongolia è destinata a dominare il panorama mondiale del sumo. Nella cerimonia di apertura del nuovo anno, al tempio di Meiji Strine di Tokyo, tutti gli occhi erano puntati su Asashoryu, il più grande campione di tutti i tempi e ancora in grande spolvero, e sull’altro lottatore mongolo Hakuho (nella foto durante la cerimonia): come per il 2009, saranno i due yokozuna a contendersi la palma di imperatore e sono stati scelti proprio loro due per inaugurare l'anno agonistico. Hakuho, 24 anni e 86 vittorie nella passata stagione su 90 combattimenti, è destinato a prendere l’eredità proprio di Asashoryu (84 vittorie). Ormai il Giappone, dove il sumo ha connotazioni storiche e religiose antichissime, ha imparato a dover fare i conti con i lottatori mongoli che da anni oscurano le stelle nipponiche. Vedi anche SPORT e ASASHORYU

 

East Asian Games:
20 medaglie per la Mongolia

Dalla rabbia al sorriso

per la staffetta "senza scarpa"


14 dicembre 2009 Nessun oro ma 20 medaglie conquistate dalla Mongolia agli East Asian Games che si sono svolti a Hong Kong. Quattro gli argenti (nelle foto gli atleti da sinistra a destra): tra gli uomini Batorschik Batsuuri (judo 100 kg), Erdenebaatar Naranchimeg (taekwondo 67 kg); in campo femminile, Naranjargal Tsend-Aylish (judo open), Shinetsetseg Chuluunkhuu (1500 metri). Sfortunata la staffetta femminile dei 4x400 che, durante la finale, è stata costretta al ritiro: L'atleta Battsengel (come testimonia la foto a destra) ha dovuto fermarsi perché la compagna Chuluunkhuu durante il cambio di testimone le ha pestato e tolto una scarpa. Alla fine la rabbia è sfociata in un sorriso. Nel medagliere dominio assoluto della Cina che ha conquistato 232 medaglie. Ottavo posto per la Mongolia.   

 

Giochi dell'Est Asiatico: già 4 medaglie per la Mongolia
8 dicembre 2009 Una medaglia d'argento e tre di bronzo: è il bottino della Mongolia nelle prime giornate dei quinti Giochi dell'Est Asiatico, i cosiddetti Asiad, in svolgimento a Hong Kong. Sono 97 gli atleti mongoli sui 2300 provenienti da 9 paesi: Cina, Corea del Nord e Corea del Sud, Giappone, Guam, Hong Kong, Macao, Mongolia, Taipei. Seguiremo lo sviluppo dei Giochi. Attualmente la Cina domina il medagliere, Mongolia ottava. Per tutti i risultati aggiornati vai al sito ufficiale

 

Sumo: il mongolo Asashoryu di nuovo imperatore

Battuto in finale a Tokyo il connazionale Hahuko
28 settembre 2009 Due mongoli si sono contesi a Tokyo il trono mondiale del sumo: nella finale il veterano Asashoryu ha avuto la meglio sul giovane connazionale Hahuko, conquistando la sua Coppa dell'Imperatore numero 24. E' stato un match straordinariamente combattuto, sotto lo sguardo nervoso dei giapponesi ancora una volta a far da spettatori nel loro sport nazionale. Dopo i primi due combattimenti, vinti uno a testa, è stato necessario un round extra, che si è concluso a favore di Asashoryu, che ha così festeggiato nel modo migliore il suo 29° compleanno. Il premier giapponese Yukio Hatoyana ha consegnato al lottatore mongolo una coppa gigantesca dopo una sontuosa cerimonia.

 

Trionfa un mongolo nella corsa
di cavalli più lunga del mondo

26 settembre 2009 Dopo un'incredibile cavalcata durata sette giorni e mezzo, si è concluso il Mongol Derby, considerata la corsa di cavalli più lunga e dura del mondo, una prova dove 26 cavalieri hanno galoppato attraverso la verde magnificenza delle steppe, come all'epoca del grande Gengis Khan. Sono stati impiegati in tutto 700 cavalli mongoli, e i vari proprietari hanno orgogliosamente partecipato con i loro animali migliori. Primo al traguardo è giunto il mongolo Shiravsambo Galbadrakh, e non solo perché - per così dire - giocava in casa, ma perché i mongoli sono fra i migliori cavalieri al mondo. Secondo, a un minuto di distanza, il cavaliere sudafricano Charles Van Wyck e terzo posto per l'amazzone inglese Sabrina Verjee, giunta al traguardo solo un minuto e mezzo dopo il vincitore. Una prova fantastica di resistenza per Sabrina e le altre sue 10 compagne che hanno portato a termine il Derby in questo sport affascinante dove, caso rarissimo se non unico, le donne hanno la possibilità di gareggiare insieme agli uomini, assolutamente ad armi pari. I veterinari dell'organizzazione hanno sottoposto i cavalli a una visita accurata subito dopo l'arrivo, trovandoli tutti in buona condizione di forma e salute. Numerose erano state le critiche che si erano levate in difesa degli animali, poco prima della partenza del Derby. Considerato il grande successo dell'iniziativa, la prova sarà ripetuta nel 2010 e probabilmente negli anni successivi, sono già aperte le preiscrizioni sul sito ufficiale. Nella foto sopra, la partenza del Mongol Derby. Altri dettagli sulla manifestazione nella sezione DOSSIER. (Mara Tamburino per mongolia.it)

 

Mondiali di pugilato a Milano:

un oro, un argento e un bronzo
lo straordinario bilancio della Mongolia

12 settembre 2009  Si concludono con un meraviglioso bilancio per la Mongolia i Campionati del Mondo di pugilato svolti al Forum di Assago. Il 24enne Serdamba Purevdorj ha conquistato la medaglia d'oro nei pesi gallo nei 48 kg battendo in finale il russo David Ayrapetyan, campione mondiale uscente. Nella foto, Purevdorj, a sinistra, durante la premiazione insieme all'avversario battuto. Un match fantastico per il boxeur mongolo, sostenuto da un numeroso e vivace seguito di connazionali che hanno colorato il palazzetto milanese. Dopo il primo round concluso 3-3, Purevdorj ha preso il largo affermandosi 4-1 nel secondo e 3-1 nel terzo, concludendo così con il punteggio di 10-5. Purevdorj aveva già conquistato la medaglia d'argento all'Olimpiade di Pechino 2008, costretto a lasciare l'oro allo sfidante cinese solo per un problema tecnico. Eccezionale anche la medaglia d'argento conquistata dal diciassettenne Tugstsogt Nyambayar, che aveva eliminato anche l'italiano Picardi. Il giovanissimo mongolo ha dovuto cedere solo in finale al portoricano McWilliams Arroyo ma diventa il più forte pugile in prospettiva nella categoria mosca 51 kg. La medaglia di bronzo è stata consuistata da Munkh Uranchimeg, arrivato fino alla semifinale. 

 
MEDAGLIERE FINALE Oro Argento Bronzo Totale

RUSSIA

2 4 2 8

ITALIA

2 0 0 2

CUBA

1 1 2 4

UZBEKISTAN

1 1 2 4

MONGOLIA

1 1 1 3

UCRAINA

1 1 1 3

PORTORICO

1 1 0 2

GERMANIA

1 0 1 2

BULGARIA

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Boxe: medaglia d'oro a Purevdorj. La Mongolia è in festa
12 settembre 2009  Purevdorj è il primo campione del mondo nella rassegna iridata di pugilato di Milano. Il mongolo ha battuto in finale il russo Ayrapetyan per 10-5. Sul ring l'altro mongolo Nyambayar che contende l'oro al portoricano McWilliams Arroyo. 


QUANDO LA BOXE DIVENTA "IGNOBILE ARTE"
La nobile arte, la chiamano. A volte però, la boxe, può diventare ignobile. Non quella sul ring, dura e pura, ma quella dietro le corde. Succede a Milano, campionati mondiali di pugilato. Sarà un'inchiesta a giudicare il comportamento della delegazione mongola, accusata di avere "corrotto un arbitro". Ma dietro quale compenso? Un paio di yak? Noi siamo per l'ipotesi che si tratti di un equivoco, generato dalla difficoltà di comunicazione linguistica. Intanto i dirigenti vanno a casa, mentre gli atleti proseguono e mettono al collo tre medaglie storiche per la Mongolia. A qualcuno questa cosa brucia molto e ha già emesso sentenze di colpevolezza: non un giudice accreditato della Federazione, nemmeno un tifoso accecato dalla sconfitta dell'azzurro Picardi contro un diciassettenne mongolo, Nyambayar. Ma addirittura il sito ufficiale della manifestazione worldboxingmilano.org, che mena fendenti scomposti nel commentare la bruciante eliminazione di Picardi. Così si legge: "Più del valore di Picardi, poterono i giudici che gli hanno confezionato un pacco clamoroso... E’ deprimente vedere il metro di giudizio insensato di questi signori in bianco... Veramente scoraggiante per tutti a cominciare dall’organizzazione, impotente a fermare questa mafia che guarda verso il lontano Est e si coalizza in un patto non scritto ma rispettato senza pudore".

 

Boxe: federazione mongola accusata di "corruzione degli arbitri" ed esclusa

Non sono coinvolti tecnici e atleti: confermati quindi risultati e medaglie
10 settembre 2009  Alla vigilia delle semifinali che vedono tre atleti mongoli protagonisti dei Mondiali di boxe a Milano, arriva una doccia fredda dall'Aiba, la federazione della boxe dilettantistica. La federazione mongola è stata esclusa dalla competizione "per aver tentato di corrompere un arbitro e un giudice ufficiale dei Mondiali, al fine di aiutare le prestazioni dei pugili della Mongolia". Il provvedimento però non coinvolge tecnici e pugili, che restano in gara, così come i risultati già maturati, compreso il match vinto da Nyambayar sull'azzurro Picardi. Andrà fatta chiarezza su questo episodio anche alla luce delle oggettive difficoltà di comprensione che potrebbe aver generato un equivoco. Nulla toglie, in ogni caso, alla straordinaria prestazione della nazionale mongola a questi Mondiali, in cui hanno già conquistato tre medaglie. Domani, venerdì 11 settembre, sapremo di quale metallo.

 

Mondiali di boxe a Milano: tre mongoli in semifinale

Nyambayar a sorpresa batte l'azzurro Picardi
9 settembre 2009  Delusione per l'Italia, entusiasmo per la Mongolia. Vincenzo Picardi, medaglia di bronzo a Pechino 2008, è stato sconfitto ai punti (12-7) dal mongolo Nyambayar Tugstsogt che vola così alle semifinali nella categoria 51 kg ai Campionati del mondo di boxe in svolgimento a Milano. Nella foto a sinistra, la resa di Picardi a Nyambayar. Riferisce l'agenzia Ansa: "Il verdetto ha lasciato perplessi pugile e staff tecnico. Il boxeur napoletano ha chiuso la prima ripresa con un vantaggio di 3-1 che, contesta il ct Damiani, 'avrebbe dovuto essere più ampio', consentendo una gestione diversa del match. Poi Picardi ha iniziato a subire e si è trovato sotto 4-6. Nell'ultima ripresa il mongolo ha sfruttato ogni varco". In semifinale Nyambayar incontrerà l'11 settembre il russo Aloyan per cercare la storica finale. Ci sono altri due pugili mongoli che hanno trionfato nei quarti di finale e che sabato cercheranno una medaglia pregiata: si tratta di Purevdorj, argento all'Olimpiade di Pechino, che ha battuto l'armeno Danielyan 6-4 nei 48 kg e affronterà in semifinale il cinese Li Jiaz Hao. Avanti anche Uranchimeg che nella categoria 64 kg ha superato 14-12 l'ucraino Klyuchko e se le vedrà per accedere alla finalissima con il cubano Iglesias Sotolongo. Più magro il bilancio degli atleti italiani: solo due azzurri sono riusciti a raggiungere le semifinali: sono Cammarelle (+91 kg) e Valentino (60kg)

 

Mondiali di boxe: prosegue la marcia trionfale mongola
5 settembre 2009  Marcia trionfale della Mongolia ai campionati mondiali di pugilato in svolgimento a Milano. Trasmessa in diretta su Italia1 la vittoria di Purevdorj (nella foto a destra, già medaglia d'argento a Pechino 2008) sullo slovacco Kovacs nella categoria 48 kg con il perentorio risultato di 10-3. Qualificati anche Sandagsuren (81 kg) che ha superato il giordano Alteiuvat per 10-4, Nyambayar (51 kg), vittorioso sull'indiano Mayengbam  e successivamente sullo slovacco Senyk 12-7, e Uranchimeg (64 kg) che ha battuto prima lo slovacco Gloner 29-1, poi il rumeno Lupu 14-9 ed Enkhjargal (54 kg) che ha prevalso per 11-9 sull'inglese Campbell. Ora si entra nelle fasi finali di questa competizione iridata da cui la Mongolia spera di uscire anche con delle medaglie, oltre che con l'ammirazione che già si è guadagnata. Al prossimo aggiornamento.

 

Mondiali di boxe a Milano: per la Mongolia 5 vittorie su 5 match
3 settembre 2009 Straordinario avvio dei pugili mongoli ai campionati mondiali di pugilato in corso di svolgimento a Milano. Cinque vittorie su cinque incontri nelle prime due giornate. A qualificarsi per i turni successivi sono: Myambayar Tugdtogt nei 51 kg (vittoria sull'indiano Mayengbam), Zorigtbaatar Enkhzorig nei 60 kg (vittoria sul croato Palic), Uranchimeg Munkh nei 64 kg (vittoria sullo slovacco Gloner), Enkhjargal Iderkuur nei 70 kg (vittoria sul bielorusso Khatsyan) e Tumurkhujag Chuluuntumur nei 75 kg (vittoria su Blaize). Le gare proseguono con altri pugili mongoli (vedi presentazione nelle News) e poi via alle fasi finali che seguiremo passo per passo.
 

Via ai Mondiali di pugilato a Milano

La Mongolia vuole il bis di Pechino 2008
30 agosto 2009  C'è molta Mongolia nei campionati mondiali di pugilato in programma a Milano dal 1° al 12 settembre al Mediolanum Forum: dei 680 atleti presenti 9 vengono dalla Mongolia, Paese all'avanguardia nella disciplina. Lo testimonia l'oro olimpico di Pechino 2009 conquistato da Budar-Uugan Enkhbat. La delegazione mongola è a Milano già dal 28 agosto, guidata dal segretario generale T. Uitumen, dal presidente dell'associazione box D.Tsogtbaatar, dagli allenatori D.Bandi, D.Batsuren, dai giudici Ts. Nandigjav, S.Bayasgalan. I pugili mongoli, che seguiremo gara per gara con aggiornamenti costanti sono: R. Serdamba (48 kg), N. Tugstsogt (51 kg), E. Iderkhuu (54 kg), B. Javkhlan (57 kg), Z. Enkhzorig (60 kg, nella foto, a sinistra, in un combattimento contro un armeno), U. Munkh-Erdene (64 kg), J. Otgonjargal (69 kg), T. Chuluunbaatar (75 kg), S. Erdenebayar (81 kg).

 

Judo: Hashbaatar medaglia d'oro
ai campionati mondiali di Rotterdam

27 agosto 2009 Un'altra grande impresa dello sport mongolo: Tsagaanbaatar Hashbaatar ha conquistato la medaglia d'oro nei Campionati del Mondo di judo in svolgimento a Rotterdam. Nella foto Ap, Hashbaatar esulta dopo aver battuto in semifinale il russo Alim Gadanov. Un ulteriore suggello della crescita mongola nelle discipline sportive internazionali, in cui primeggia nel sumo, nel judo, nel pugilato, nel tiro con la pistola. Nell'ultima Olimpiade di Pechino 2008 la Mongolia aveva conquistato le sue prime medaglie della storia dei Giochi: due ori (Naidan nel judo e Enkhbat nella boxe) e due argenti (Purevdorj ancora nel pugilato e Gundegmaa nella pistola femminile).

 

Asashoryu si rifiuta di salire su un pullman a Tokyo

"C'era il rischio di contrarre la nuova influenza"
26 agosto 2009 Torna a far parlare di sé il mongolo Asashoryu, il più grande lottatore della storia del sumo. I giapponesi non perdono l’occasione per cercare di screditarlo, animati solo da una sana invidia per un atleta che ha umiliato i nipponici proprio nel loro sport nazionale. Questa volta la polemica nasce dal rifiuto di Asashoryu di salire su un pullman che trasportava una squadra di lottatori perché, a suo giudizio, c’era un alto rischio di contrarre la A H1N1, la "nuova influenza" che a Tokyo sta colpendo moltissime persone. “Chiedo all’associazione Japan Sumo – ha detto Asasshoryu – di tutelare maggiormente gli atleti dal possibile contagio”. I timori del wrestler mongolo non sono eccessive: circa 30 lottatori di sumo sono stati colpiti dall’influenza suina negli ultimi dieci giorni, un vero e proprio contagio che ha costretto sia atleti che pubblico a indossare una maschera di protezione. Ora si attendono le reazioni dell’associazione che già nel 2007 aveva squalificato Asashoryu per aver disputato a Ulaanbaatar un incontro di calcio a scopo benefico.  

 

Mondiali di Berlino: Serod Batochir è 29° nella maratona

L'atleta mongolo aveva vinto la gara di Pechino nel 2008
23 agosto 2009  L'atleta mongolo Serod Batochir è giunto 29° nella gara di Maratona dei Mondiali di atletica di Berlino, conclusi oggi, domenica 23 agosto. Un piazzamento molto lusinghiero per Batochir, terzo fra i concorrenti asiatici. La gara è stata dominata dagli africani, con la medaglia d'oro al keniano Abel Kirui (in 2 ore 6 minuti e 54 secondi), davanti al connazionale Emmanuel Mutai e all'etiope Kebede. Serod Batochir è uno dei più forti atleti del fondo asiatico e lo testimonia il successo della prestigiosa maratona di Pechino nel 2008, a cui si riferisce l'immagine a fianco. Ai Mondiali di Berlino il corridore mongolo ha concluso in 2.17'22'', un buon risultato anche se sotto le aspettative dello stesso atleta. "Speravo di correre intorno alle 2 ore e 13 minuti", ha detto Batochir, tempo che lo avrebbe collocato all'ottavo posto. Migliore atleta asiatico, il giapponese Atsushi Sato, giunto sesto. Nessun italiano si è classificato nelle posizioni di rilievo. In questo caso la Mongolia è andata meglio.

 

Harumafuji, un altro mongolo sul trono del sumo

24 maggio 2009 La Mongolia cala il tris. Dopo Asashoriu e Hahuko, un altro lottatore mongolo di sumo entra nella storia di questo sport sacro per i giapponesi. E' Harumafuji, per gli amici "Ama". che ha conquistato a sorpresa il Natsu Basho, prestigioso trofeo disputato a Tokio. In finale Harumafuji ha affrontato il connazionale Hahuko, battendolo 14-1. Il nuovo campione mongolo si appresta così a diventare Yokozuna, il grado più elevato per un lottatore di sumo.

 

Il mongolo Hahuko imperatore del sumo  

7 aprile 2009 Il mongolo Hahuko ha conquistato a Osaka la decima Coppa dell'Imperatore nel torneo del Gran Sumo di primavera. Il giovane lottatore si è imposto al giapponese Kaio (nella foto una fase del match) e ha approfittato della sconfitta del leggendario connazionale Asashoryu contro il bulgaro Kotooshu. I mongoli si confermano così i migliori specialisti del mondo in questa antica disciplina. Per approfondire l'argomento vai alla sezione Sport e alla sezione Asashoryu.

 

Sumo, il mongolo Asashoryu sorprende tutti e trionfa ancora

ma i giapponesi vogliono squalificarlo perché... ha esultato

29 gennaio 2009 Il mongolo Ashashoryu sorprende tutti e i giapponesi ancora una volta non gli perdonano di essere il più forte lottatore del mondo di sumo. Nonostante le pessime condizioni fisiche e le pressioni mediatiche della stampa nipponica, Asashoryu ha conquistato a Tokyo il 23° titolo di yusho, imperatore del sumo, battendo in una drammatica finale il più giovane connazionale Hakuho. Non sapendo più a che santo votarsi (leggi qui l'incredibile storia di Asashoryu), la federazione giapponese sta meditando di prendere provvedimenti nei confronti dello Yokozuna mongolo perché, dopo avere conquistato il titolo, si è permesso di esultare alzando entrambi i pugni al cielo, una mossa considerata "sconveniente" per i puristi di questa sacra e antica disciplina. E così ancora un volta i giapponesi rischiano di perdere non solo i match ma anche la faccia. Nella foto a sinistra, Asashoryu felice come un bambino durante la conferenza stampa seguita al trionfo.

 

Sumo, il campione mongolo prepara il dolce del buon anno

2 gennaio 2009 Non è un nuovo tipo di combattimento, ma solo una pratica benaugurante per il nuovo anno. Il lottatore con il martello in mano è il grande campione di sumo Hakuko, mongolo come Asashoryu, il più forte atleta di sempre di questa specialità e ora incalzato nei principali combattimenti proprio dal connazionale. Hakuko sta frantumando il riso nel mortaio per la preparazione di un tradizionale dolce giapponese, chiamato "mochi", consumato proprio in occasione del capodanno. L'immagine è stata infatti scattata al palazzetto Miyagino di Tokyo, la città dove i lottatori mongoli, i più forti del mondo, vivono quasi da reclusi. Famoso il caso di Asashoryu, squalificato e multato per essere "evaso" e per avere disputato un incontro di calcio di beneficenza a Ulaanbaatar.

 

Il mongolo Enkhbat è "pugile dell'anno"

secondo la Federazione Internazionale Boxe

26 dicembre 2008 Il mongolo Badar-Uugan Enkhbat è stato premiato come "pugile dell'anno" dalla Federazione Pugilistica Internazionale in una cerimonia svoltasi a Mosca. Enkhbat, 23 anni, oro a Pechino nei 54 kg, è il primo atleta del suo Paese a conquistare un titolo olimpico dopo essersi piazzato secondo ai Mondiali 2007 di Chicago. Nella foto, Enkbat con la medaglia d'oro vinta a Pechino.

 

Sumo, per la prima volta mongoli non protagonisti

Asashoryu infortunato e Hakuho sconfitto
17 novembre
2008 La vera notizia è che questa volta non ha vinto. Il lottatore mongolo Hakuho è stato sconfitto a Tokyo dal giapponese Aminishiki nel Kyushu Basho, l'ultimo torneo dell'anno di sumo. I favoriti per la vittoria finale erano proprio due mongoli, i più forti lottatori del mondo, gli unici yokozuna (il più alto livello raggiungibile) in competizione. Il grande Asashoryu (vedi relativa sezione) ha dovuto dare forfeit per infortunio mentre Hakuho è stato clamorosamente battuto dall'avversario che ha restituito un po' di dignità al Giappone, titolare di questa sacra disciplina e da troppi anni detronizzato proprio dagli atleti della Mongolia. Per aggiornamenti: www.sumo.it 
 

Due ori e due argenti: questo il trionfale bilancio

della Mongolia ai Giochi di Pechino 2008

23 agosto 2008 Si chiude in trionfo l'avventura olimpica della Mongolia: dopo quello di Naidan nel judo, è arrivato anche l'oro di Budar-Uugan Enkhbat nel pugilato. Nel bilancio della Mongolia ai Giochi di Pechino 2008, anche le medaglie d'argento di Serdamba Purevdorj nella boxe e di Gundegmaa Otryad nel tiro con la pistola. Nella foto (di Federico Pistone) una delle immagini della gioia esplosa a Ulaanbaatar.


Naidan Tuvshinbayar: "Dedico la medaglia d'oro
alla mia famiglia e a tutti quelli che hanno creduto in me"

19 agosto 2008 Ancora in festa Ulaanbaatar per il primo oro della Mongoli all'Olimpiade di Pechino. Tuvshinbayar Naidan è ormai considerato un eroe nazionale, dopo il trionfo nel judo 100 kg. "Non ho parole per descrivere la mia gioia", ha detto l'atleta mongolo. "Dedico il successo alla mia famiglia e a tutti quanti hanno creduto in me e mi hanno sostenuto in questi anni". Gli organi di informazione internazionali hanno dato ampio spazio all'evento, poiché la Mongolia era il Paese che aveva vinto più medaglie al mondo, senza aver mai collezionato un oro. Il bilancio ora è di 1 oro, 6 argenti e 10 bronzi. Interessante l'articolo apparso su "il manifesto" che riconduce la singolare vittoria del judoka 24enne alle tradizioni del sumo, in cui la Mongolia è regina. Per leggere il testo integrale dell'articolo de "il manifesto" vai nella sezione Dossier.

 

Riviviamo le emozioni olimpiche della Mongolia

dalla gara all'oro; dalla premiazione alla festa a Ulaanbaatar
Cliccare sulle immagini per vedere il video

 

 

 

 

 

 

 

 

ll film del match di judo che dà l'oro al mongolo Naidan Tuvshinbayar  nella finale contro il kazako Zhitkeyev
 

 

 

 

 

 


 

L'emozionante cerimonia di premiazione che assegna alla Mongolia il primo storico oro olimpico
 

 

 

 

 

 

 


 

I festeggiamenti esplosi nella capitale Ulaanbaatar dopo il trionfo di Tuvshinbayar e l'argento di Gundegmaa

 




 

 

 

 


La cronaca delle due medaglie della Mongolia, l'argento di Gundegmaa e l'oro di Tuvshinbayar

 

Chi è Naidan Tuvshinbayar,

la prima medaglia d'oro della Mongolia

15 agosto 2008 La straordinaria impresa di Naidan Tuvshinbayar (nella foto l'atleta commosso durante l'esecuzione dell'inno nazionale) ha regalato alla Mongolia l'emozione più forte della sua storia sportiva: il primo oro olimpico, dopo 11 medaglie d'argento e 5 di bronzo. Chi è Tuvshinbayar: è nato il 1° giugno 1984, quindi ha 24 anni, è alto 1,74 e pesa 105 chili. Prima dell'oro di Pechino (judo categoria 100 kg), aveva già ottenuto prestigiosi risultati internazionali. Ai Giochi Asiatici medaglia d'argento nel 2007 a Kuwait City e medaglia di bronzo a Cheju (Corea del Sud) nel 2008. Quinto ai Mondiali del 2007 a Rio De Janeiro. Nella Super World cup argento a Parigi 2008 e bronzo ad Amburgo 2007. A questa Olimpiade di Pechino 2008, Tuvshinbayar ha eliminato nell'ordine: il giapponese Suzuki, il tedesco Behrla, il coreano Jang, l'azero Miralyev in semifinale e, nella finale per l'oro, il kazako Zhitkeyev, 13 centimentri più alto del mongolo che ha però messo in campo tecnica e velocità vincenti.


Ultim'ora dai Giochi di Pechino

PRIMO STORICO ORO DELLA MONGOLIA
L'HA VINTO NAIDAN TUVSHINBAYAR NEL JUDO

14 agosto 2008 E' una medaglia d'oro che entra direttamente nella storia quella vinta da Naidan Tuvshinbayar. La Mongolia era il Paese che aveva vinto più medaglie del mondo nella storia delle Olimpiadi, senza essere mai riuscita a conquistare un oro. Grazie a Naidan, la Mongolia conquista la diciassettesima medaglia dei Giochi, la seconda a Pechino 2008. La medaglia d'oro è arrivata nel judo fino a 100 kg: il mongolo Naidam ha vinto in finale contro il kazako Askhat Zhitkeyev. Ora la Mongolia sale nel medagliere con 1 oro e l'argento di Gundegmaa (vedi notizia sotto): è diciottesima nella classifica generale, davanti anche a paesi come Spagna, Svizzera, Ungheria, Turchia e Brasile. Già dopo la quinta giornata si possono già considerare i Giochi Olimpici migliori di tutta la storia sportiva della Mongolia.

 

Argento a Gundegmaa Otryad,

prima medaglia mongola ai Giochi

14 agosto 2008 Prima medaglia della Mongolia ai Giochi di Pechino. E' quella di Gundegmaa Otryad nel tiro con la pistola da 25 metri. La mongola, già campionessa del mondo, avrebbe potuto conquistare lo storico oro, ma nell'ultimo colpo l'arma ha avuto un piccolo inconveniente. "Sono problemi tecnici che succedono", ha detto con filosofia tutta mongola Gundegmaa. L'oro è andato alla cinese Chen Yin (nella foto, a destra, accanto alla mongola Gundegmaa). Ecco una parte dell'intervista che la medaglia d'argento ha rilasciato a Federico Pistone e pubblicata sulla guida "Mongolia - L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri", uscita nel luglio 2008 per la casa editrice Polaris.

 

QUANDO GENGIS KHAN E’ UNA DONNA, E SPARA (intervista di Federico Pistone a Gundegmaa Otryad)

Nell’esercito di Gengis Khan sarebbe in prima linea. Non è una guerriera e non scaglia frecce, ma ha una mira straordinaria e ha conquistato il mondo. Gundegmaa, 29 anni, è pluricampionessa iridata di tiro con la pistola. Al poligono non sbaglia un colpo ma a casa è una donna dolce e affettuosa. Vive in un appartamento a Ulaanbaatar insieme alla madre, alla sorella e al figlio di 12 anni Soyol Erdene. La passione delle armi l’ha ereditata dai genitori, tutti e due con una carriera militare alle spalle da paracadutisti. E anche Gundegmaa si guadagna da vivere nell’arma. Ogni tanto chiede un permesso, va a vincere una gara da qualche parte nel mondo e poi torna sull’attenti.

«So che all’estero i campioni sono professionisti e si dedicano solo all’attività sportiva. Qui invece occorre lavorare. Nei campionati del mondo e nelle Olimpiadi le spese le sostiene lo Stato, altrimenti devo arrangiarmi io».

Lavoro, famiglia e sport. Si può fare?

«Sì, basta mettere passione in tutto».

È pure una cacciatrice. Anche questo serve per allenamento?

«Ho poco tempo per la caccia. Ma per i mongoli non è un divertimento uccidere gli animali. Lo facciamo solo per procurarci il cibo».

Ha vinto anche campionati del mondo a Milano e a Roma. Le piace l’Italia?

«È meravigliosa, un sogno. Mi piacciono l’arte, le chiese, l’atmosfera. E a Milano è fantastico fare shopping. Ho girato il mondo ma l’Italia resta nel mio cuore. Gli italiani mi hanno sempre dimostrato affetto e calore e non lo dimentico».

Cos’ha di più Gundegmaa rispetto alle avversarie?

«Ho un rapporto particolare con l’arma. La tocco, la studio, la faccio diventare il prolungamento del mio braccio. La mia tecnica non è niente di speciale, altrimenti mi farei paura da sola».

 

Bronzo sfumato per Damdinsuren

13 agosto 2008 Medaglia sfumata di un soffio per il judoka mongolo Damdinsuren Nyamkhuu, dopo una straordinaria Olimpiade che l'ha portato anche a eliminare l'italiano Giuseppe Maddaloni, già oro olimpico. Nella finale per il terzo posto della categoria judo 81 kg, Damdinsuren ha dovuto arrendersi all'ucraino Roman Gontiuk.

 

Giochi di Pechino: nel judo
il mongolo Damdinsuren

batte l'olimpionico Maddaloni

e vola verso una medaglia

12 agosto 2008 Il mongolo Damdinsuren Nyamkhuu (foto a sinistra) ha battuto l'azzurro olimpionico Pino Maddaloni e avanza nel torneo di judo (81 kg). Ora la Mongolia spera di bissare la medaglia conquistata ad Atene sempre nel judo da Hashbaatar. Si è fermata a un passo dalla medaglia l'avventura di Dashdavaa Gantumur, l'altro judoka mongolo che nel torneo fino a 73 kg ha eliminato lo statunitense Ryan Reser e ai sedicesimi si è ripetuto con il polacco Wilkomirski. Ai quarti di finale il mongolo si è dovuto arrendere all'iraniano Ali Malomat ma è stato ripescato e poi superato dal giapponese Kanamuru. Nel judo femminile sfortunata la prova della Erdenet Od-Khishigbat che ha trovato sulla sua strada l'azzurra Giulia Quintavalle, diventata poi medaglia d'oro. Buone notizie nel pugilato con due mongoli che avanzano ai sedicesimi di finale: nella categoria welter leggeri (64 kg) Uranchimeg Munkh Erdene ha superato 12-8 lo zambiano Bwalya mentre nei pesi piuma (57 kg) Zorig Baatar Enkhzorig ha battuto 10-1 il marocchino Ouatine. Mongolia.it continuerà a seguire il cammino della Mongolia all'Olimpiade di Pechino, in attesa del primo oro della storia. La rappresentativa mongola detiene il record di medaglie (15, di cui 5 d'argento e 10 di bronzo) conquistate ai Giochi senza però mai vincere l'oro.

 

Il bronzo di Atene sconfitto nel judo, Mongolia a caccia di medaglie

9 agosto 2008 I risultati degli atleti mongoli nella prima giornata dei Giochi di Pechino. Judo: la medaglia di bronzo di Atene Tsagaanbaatar Hashbaatar è stato sconfitto dall'israeliano Gal Yekutiel nei 60 kg.  Nuoto: sesto tempo (1'10''80) per Boldbaatar Butekhuils nella batteria dei 100 rana. Tiro a segno: 22° posto per Batkhuyag Zorigt nelle qualificazioni del fucile. La caccia alla medaglia continua. 

 

Via ai Giochi di Pechino:

sfila la Mongolia

8 agosto 2008 E' partita anche per la Mongolia l'avventura olimpica. I ventinove atleti mongoli hanno sfilato, davanti al presidente della Repubblica Enkhbayar, nella cerimonia d'apertura poco prima dell'Italia. Molto eleganti (giacca senape e pantaloni o gonna bianchi), sobri e sorridenti, i rappresentanti mongoli sono stati a lungo applauditi dalla platea di Pechino, anche se i rapporti tra Mongolia e Cina non sono propriamente fraterni. La Mongolia detiene un record mondiale: è il Paese che ha vinto più medaglie nella storia olimpica (15, di cui 5 d'argento e 10 di bronzo) senza mai avere conquistato un oro. Clicca sulla fotografia o clicca qui per rivedere la sfilata della Mongolia alla Cerimonia d'apertura dei Giochi 2008 di Pechino.

 

 

Giochi di Pechino al via: 29 atleti
e tanta voglia d'oro per la Mongolia

6 agosto 2008 Sono 29 gli atleti mongoli che prenderanno parte ai Giochi di Pechino. Mongolia.it seguirà passo passo gli eventi. Nella storia delle Olimpiadi la Mongolia ha conquistato 15 medaglie, di cui 5 d’argento e 10 di bronzo. Ora è a caccia del primo oro. Possibilità in particolare per Otryad Gundegmaa, tiratrice con la pistola (foto a sinistra, di Federico Pistone), già campionessa del mondo, e per Khasbaatar Tsagaanbaatar, nella foto mentre festeggia il bronzo ad Atene 2004. Ecco l’elenco completo degli atleti mongoli iscritti alle competizioni
(U=uomini, D=donne):

Atletica (2 partecipanti): Bat-Ochir Ser-Od (maratona U), Batgerel Munguntuya (400 m D)

Boxe (4): Purevdorj Serdamba (peso mosca), Enkhbat Badar-Uugan (gallo), Zorigbaatar Enkhzorig (piuma), Uranchimeg Munkh-Erdene (welter)

Judo (11): Khasbaatar Tsagaanbaatar (60 kg U), Sanjasuuren (66 kg U), Gantumur Dashdavaa (73 kg U), Damdinsuren Nyamkhuu (81 kg U), Naidan Tuvshinbayar (-100 kg U), Makhgal Bayarjavkhlan (+100 U), Munkhbaatar Bundmaa (52 kg D), Hishigbat Erdenet-Od (57 kg D), Tumen-Od Lkhamdegd (-78 kg D), Dorjgotov Tserenkhand (+78 kg D)

Lotta (6): Bayaraa Naranbaatar (55 kg U), Buyanjav Batzorig (66 kg U), Chagnaadorj Ganzorig (84 kg U), Tsogtbazar Enkhjargal (63 kg D), Naidan Otgonjargal (55 kg D)

Nuoto (2): Boldbaatar Butekh-Uils (100 farfalla U), Dashtseren Saintsetseg (50 stile libero D)

Sollevamento pesi (1): Namkhadorj Bayarmaa (63 kg D)

Tiro a segno (3): Otryad Gundegmaa (10 m pistola D), Tsogbadrakh Munkhzul (10 m pistola D), Zorigt Batkhuyag (10 m fucile D)

La Mongolia si preparara ai Giochi di Pechino

Obiettivo: la prima medaglia d'oro olimpica

30 luglio 2008 Anche la Mongolia si prepara ai Giochi olimpici di Pechino, al via l’8 agosto prossimo. Saranno 29 gli atleti mongoli (di cui 13 donne) che si apprestano a tenere alta la bandiera del Soyombo. Prenderanno parte a 7 sport. Ecco la ripartizione: atletica leggera (2), pugilato (4), judo (11), tiro con la pistola (3), nuoto (2), lotta libera (6), sollevamento pesi (1). Nelle 11 edizioni olimpiche a cui ha partecipato, la Mongolia ha conquistato 15 medaglie, di cui 5 d’argento e 10 di bronzo. Quest’anno la spedizione mongola, nella vicina Pechino, cercherà di centrare per la prima volta anche una medaglia d’oro. Ad Atene 2004, l’unica medaglia mongola venne conquistata dal judoja Khashbaataryn Tsagaanbaatar (nella foto), allora ventenne. Battendo in finale lo spagnolo Uematsu conquistò il bronzo nella categoria 60 kg. Ora pronto per una nuova impresa a Pechino. Buona fortuna, Mongolia.
 

Giochi di Pechino, proibito servire "neri e mongoli"

23 luglio 2008 I cinesi non si smentiscono: per presunte "ragioni di sicurezza", ma per motivi esclusivamente razzisti, viene proibito ai bar di servire "neri" e mongoli. Le autorità di Pechino riconducono questo assurdo provvedimento a episodi del passato in cui persone di origine mongola e di colore erano coinvolte in episodi di spaccio di stupefacenti e di prostituzione. Vietato anche suonare il clacson, tenere tavoli sulla via e vendere medicine "stimolanti".
 

La Mongolia saluta lo scudetto dell'Inter

e prepara la spedizione per i Giochi di Pechino

6 giugno 2008 Anche la Mongolia saluta lo scudetto dell'Inter, il terzo consecutivo per i nerazzurri. Ampio spazio viene dedicato dalla stampa di Ulaanbaatar all'impresa della squadra di Moratti, recentemente affidata al nuovo allenatore José Mourinho. Nell'immagine, un ritaglio dal quotidiano mongolo "Onodoor" (Oggi). Il calcio è sempre più popolare in Mongolia (vedi sezione Sport) anche se le discipline più praticate restano quelle legate alla lotta e al tiro con l'arco e con la pistola, mentre i giovani sono sempre più conquistati dal basket. Intanto è stato ufficializzato l'elenco dei 34 atleti mongoli che prenderanno parte ai prossimi Giochi Olimpici in programma a Pechino: 29 prenderanno parte alle competizioni principali, 5 alle paralimpiadi. La comitiva olimpica partirà a inizio agosto per la vicina capitale cinese. La speranza è di riuscire a conquistare una o più medaglie, specialmente nel judo.

 

Tre nuovi francobolli con l'effigie di Asashoryu

25 aprile 2008 Asashoryu finisce sui francobolli. Il grande lottatore mongolo di sumo, 27 anni, viene celbrato su tre serie di bolli postali: la prima lo ritrae in uniforme di giocatore di baseball, la seconda con il costume d'ordinanza del sumo, il terzo in sella a un cavallo fasciato nel tradizionale abito mongolo
 

Il mongolo Hakuho sho nuovo re del sumo

28 gennaio 2008 Finale tutta mongola, per la disperazione dei giapponesi, nella Coppa dell'Imperatore di sumo, chiusa ieri a Tokyo. Il 21 volte campione Asashoryu questa volta ha dovuto cedere il titolo all'altro lottatore mongolo, il 21enne Hakuho sho (uccello bianco, nella foto). Una straordinaria lotta in famiglia che ribadisce la superiorità mongola nello sport nazionale giapponese. Il nome vero di Hakuho è Monkhbatyn Davaajargal, dal 2007 yokozuna, il più alto grado per un lottatore di sumo. Si è trasferito nel 2000 in Giappone dove ha dovuto avviare una "dieta ingrassante" per raggiungere il peso minimo consentito per le gare ufficiali. In pochi anni ha scalato la gerarchia di questo sport, fino a raggiungere la massima vetta, dopo aver battuto in semifinale il nipponico Kotomitsuki. VEDI FILMATO DELLA FINALE

 

 

ANCHE LA MONGOLIA VA A CANESTRO

Il basket non è esattamente lo sport nazionale della Mongolia eppure, piantato in mezzo alla steppa, c'è questo canestro forse non regolamentare ma che sicuramente fa venir voglia di un palleggio ai nomadi che vivono nella vicina gher. La foto è stata scattata da due vere giocatrici di pallacanestro, Chiara Rampin della Reyer Venezia e Silvia Gottardi del Chieti, e pubblicata sul numero 20-26 settembre 2005 del settimanale Superbasket. Alle due cestiste l' invito a raccontarci il loro viaggio e l'esito dell'eventuale sfida sotto canestro con i Mongoli.

 

Mongolia protagonista ai Giochi Asiatici

Conquistate già 7 medaglie, due d'oro

6 dicembre 2006 - Sette medaglie nel carniere della Mongolia dopo le prime giornate dei quindicesimi Giochi Asiatici in corso di svolgimento a Doha, nel Qatar. Due fin'ora gli ori per la nazionale mongola che occupa l'ottavo posto sui 45 Paesi presenti. Le medaglie d'oro sono venute dal judo maschile: Nyamkhuu Damdinsuren (nella foto mentre batte in finale il cinese Guo), nella categoria fino a 81 chili e Tsagaanbaatar Haskhbaatar nella categoria fino a 66 chili. Ma la competizione non è ancora finita e la Mongolia potrebbe riservare molte altre sorprese. A presto per gli aggiornamenti. Per conoscerli in tempo reale, cliccare qui (sito ufficiale degli Asian Games).

 

Via ai Giochi Asiatici in Qatar 

Mongolia presente con 157 atleti

Novembre 2006 - Hanno preso il via a Doha, in Qatar, i Giochi Asiatici giunti alla 15° edizione. Anche la Mongolia sarà fra i protagonisti con 157 atleti partecipanti sui 7.500 complessivi, provenienti da 45 Paesi. Attesi in particolare gli atleti di tiro con la pistola (c’è la campionessa del mondo Gundegmaa), di tiro con l’arco, di judo e di lotta. Per vedere tutti i nomi e le caratteristiche degli atleti mongoli basta cliccare qui. Seguiremo l’esito delle gare che si concluderanno il 15 dicembre. Nella foto, una fase dell’incontro di pallavolo Libano-Mongolia, gara di qualificazione ai Giochi: il muro della Mongolia, in maglia bianca, è formato da Batsaikhan e Renchin).    

 

Gundegmaa vince un altro titolo mondiale nel tiro con la pistola

Ottobre 2006 - Ancora un titolo mondiale per Gundegmaa, la 28enne tiratrice di Ulaabaatar che a Roma ha vinto la medaglia d'oro della competizione iridata nella specialità della pistola da 25 metri. Ancora una volta la Mongolia dimostra di essere entrata a pieno titolo tra le nazioni protagoniste degli sport "guerrieri", come il judo, il sumo, il tiro con l'arco e, appunto, il tiro con la pistola. Gundegmaa ha dominato la competizione chiudendo con 790,6 punti, davanti alla cinese Ying Chen 788,6 e la georgiana Salukvadze 786,5.

 

Calcio: Italia campione del mondo. Anche la Mongolia fa festa

9 luglio 2006 - Anche la Mongolia in festa per il trionfo azzurro ai Mondiali di Germania. Sono molte le testimonianze d'affetto dei nostri amici mongoli che hanno sostenuto l'Italia dal primo giorno del Mondiale fino alla gara finale contro la Francia (6-4 dopo i rigori). Tifoso numero uno è il c.t. della nazionale della Mongolia, Otgonbayar (a destra) che ha detto: "In attesa di esserci anche noi ai Mondiali, la nostra squadra del cuore è l'Italia". Per leggere l'articolo completo

 

Mondiali di calcio: il c.t. della Mongolia 

ammira Lippi e fa il tifo per gli azzurri

2 luglio 2006 - Sono rimaste quattro squadre europee a contendersi il titolo mondiale di calcio 2006: i padroni di casa della Germania, l'Italia e le sorprese Francia e Portogallo. Il c.t. della nazionale di calcio della Mongolia, Otgonbayar (nella foto mentre guarda un'immagine della nazionale italiana) non ha dubbi: tiferà azzurri. In verità, l'allenatore mongolo aveva confessato già la sua passione per l'Italia in un'intervista scritta da Federico Pistone per il Corriere della Sera nell'ottobre 2005. "Finché ai Mondiali non ci sarà la Mongolia - ha detto Otgonbayar - noi tiferemo Italia". Speriamo che la "benedizione" degli amici mongoli ci faccia arrivare fino in fondo, all'appuntamento del 9 luglio a Berlino. 

 

Paralimpiadi, la scommessa vinta da Nyamaa

15 marzo 2006 - Sulla partecipazione dell'atleta mongolo Nyamaa Sukhbaatara alle Paralimpiadi, riportiamo il commovente resoconto di Pier Giovanni Trossero da L'Eco del Chisone online: 

"Sukhbaatar Nyamaa è un mongolo. Sugli spalti altri mongoli a fare il tifo. Nyamaa, come gli altri 31 partecipanti alla 5 chilometri, ha gravi menomazioni. Non s'è perso d'animo; se il vincitore Cook ha percorso i cinque chilometri in 12'36" lui, Nyamaa, arrancava ultimo a venti minuti di distanza. E quando è arrivato c'è stato un boato del pubblico. Nyamaa ha guardato verso le tribune, perplesso o meravigliato, certo soddisfatto. Alla fine è crollato, spossato, dopo il traguardo. Lui, senza medaglia d'oro, aveva a modo suo vinto la scommessa".

 

Mongolia, esordio fra gli applausi alle Paralimpiadi

12 marzo 2006 - E' arrivato ultimo, ma è arrivato, in puro stile olimpico. Il quarantunenne Nyamaa Sukhbaatar (vedi foto sotto) ha ricevuto più applausi del vincitore (lo statunitense Steven Cook) dopo aver tagliato il traguardo, per ultimo appunto, nella 5 km di fondo in piedi nelle Paralimpiadi Invernali di Torino. L'atleta ha così onorato la prima partecipazione in assoluto della Mongolia a questi Giochi. 

 

Via alle Paralimpiadi: Mongolia 

al debutto con due atleti

10 marzo 2006 - La Mongolia è l'unica nazione al debutto assoluto alle Paralimpiadi, le Olimpiadi per disabili inaugurate a Torino. Tra i 486 atleti provenienti da tutto il mondo, sono presenti anche due concorrenti della Mongolia che gareggeranno nello sci nordico: Nyamaa Sukhbaatar, 41 anni (5 km, 10 km e 20 km) e Khosbaatar Dambayungeren, 25 anni. Le Paralimpiadi si concluderanno il 19 marzo 2006: in dieci giorni di competizioni sono previsti 200 mila spettatori. L'Italia è in lizza con 39 atleti. La prossima edizione  si svolgerà a Pechino 2008.

 

Olimpiade di Torino: nello sci di fondo 

il mongolo Khurelbaatar è il "numero 1"

18 febbraio 2006  - Esordio della Mongolia all'Olimpiade di Torino. Khash Erdene Khurelbaatar (nella foto, durante la gara di Pragelato) è riuscito a portare a termine la 15 km classica di sci di fondo, ottenendo l'86° posto. Il 22enne atleta di Ulaanbaatar, portabandiera della Mongolia nella cerimonia di apertura, ha preso il via con il pettorale numero 1 e ha dimostrato di poter competere a testa alta con i migliori specialisti internazionali. Anche il telecronista Rai Fabio Bragagna ha avuto modo di sottolineare l'ottima impostazione del fondista mongolo che ha retto bene fino al traguardo. Naturalmente non c'erano possibilità di primeggiare con un lotto di partecipanti di straordinaria levatura e Khurelbaatar ha tagliato il traguardo in 48'47''2, a dieci minuti dal vincitore, precedendo però numerosi concorrenti ma soprattutto riuscendo a completare la dura prova di Pragelato. La medaglia d'oro è andata all'estone Andrus Veerpalu, l'argento a Lukas Bauer (Repubblica Ceca) e il bronzo a Tobias Angerer (Germania). Il primo italiano è stato Fabio Valbusa, 13°. 

 

Giochi di Torino: sfila la bandiera della Mongolia

11 febbraio 2006 - Sono scattati a Torino i XX Giochi Olimpici invernali. C'è anche la Mongolia, presentata ufficialmente con sei elementi, ridotti poi a due per motivi tecnici e organizzativi. Portabandiera il 22enne Khash Erdene Khurelbatar (nato il 14 novembre 1983: alto 1,79 per 66 chili) che gareggerà nella disciplina dello sci di fondo maschile 10 km. Accanto a lui la ventenne Ochirsuren Erdene Ochir (nata il 14 luglio 1985: alta 1,64 per 57 chili), anche lei impegnata nella 10 km di sci di fondo della sua categoria. Nella foto Khurelbatar regge il vessillo mongolo, dietro di lui Erdene Ochir e altri due rappresentanti del comitato olimpico della Mongolia.

 

Via all'Olimpiade invernale di Torino: 

anche la Mongolia scende in pista

10 febbraio - Scattano i Giochi olimpici invernali di Torino. Per la prima volta anche la Mongolia potrà vederli in televisione. Sono ufficialmente sei gli atleti mongoli iscritti alle competizioni (short track e nello sci di fondo), tre donne e tre uomini, tutti giovanissimi. Ecco la loro scheda (nelle foto, da sinistra): 

1) Natsagnyam Duuren (22 anni) short track 500 e 1.000 metri

2) Ochirsuren Erdene Ochir (20 anni) sci di fondo 10 km classica

3) Odtsetseg Narangerel (19 anni) short track 500 e 1.000 metri

4) Jargalanchuluun Ganbat (20 anni) short track 500 e 1.000 metri

5) Munkhamidral Ganbat (16 anni) short track 500 e 1.000 metri

6) Khash Erdene Khurelbatar (22 anni) sci fondo 10 km classica

 

Gundegmaa premiata dal Presidente

22 gennaio 2006 - Otryad Gundegmaa, 27 anni, campionessa mondiale di tiro con la pistola ha ricevuto dal presidente Enkhbayar il titolo di State Honored Athlete che viene riconosciuto a un ristrettissimo numero di atleti mongoli. All'ultima Olimpiade di Atene, Gundegmaa era favorita per la medaglia d'oro (e sarebbe stata la prima nella storia della Mongolia) ma l'emozione l'ha tradita: alla fine giunse solo quinta dimostrando nelle gare successive di essere comunque la numero 1 al mondo. Federico Pistone ha incontrato Gundegmaa a Ulaan Baatar per un'intervista che sarà presto pubblicata.

Olimpiade: ovazione per la maratoneta mongola

25 agosto2004 - Ovazione per la Mongolia all'Olimpiade di Atene. Non si tratta di una medaglia d'oro ma di un ultimo posto, quello "conquistato" nella maratona femminile da Luvsanlkhundeg Otgonbayar (foto), 22 anni, giunta 66a a 2 ore, 22 minuti e 22 secondi dalla vincitrice. L'atleta mongola è stata applaudita a lungo dagli spettatori presenti allo stadio Panathinaiko che hanno apprezzato il coraggio e la lealtà, in un'edizione dei Giochi caratterizzata dalle risse, dal doping e dalle giurie sospette. Il Corriere della Sera ha dedicato un articolo di Federico Pistone a questo evento, consultabile nella sezione Rassegna Stampa. Il bilancio della Mongolia ad Atene resta fermo al bronzo nel judo maschile.

 

 

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