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AMBIENTEYETI
AGOSTO 2008 - E' stato
avvistato ripetutamente nelle remote montagne dell'Altai
mongolo, dove i locali lo chiamano Almas. Si tratta dello
Yeti, la leggendaria (o reale?) creatura che puntualmente
torna a far parlare di sè senza mai il supporto di immagini
accertate o di testimonianze definitive. Ora però c'è una
novità. Alla fine di luglio 2008 uno studioso indiano, Dipu
Marak, ha consegnato alla Bbc i presunti peli dello Yeti,
rinvenuti in una remota regione indiana, per dimostrare
l'esistenza di questo essere che sarebbe di colore nero e
grigio, erbivoro, alto circa tre metri e di circa 300
chilogrammi di peso. Un biologo britannico, Ian Redmond,
ritiene che i peli sottoposti a test abbiano una
"straordinaria somiglianza" con quelli raccolti sull'Everest
da Edmund Hillary, l'esploratore neozelandese che per primo,
insieme allo sherpa Tenzing Norgay, aveva raggiunto nel 1953
la cima del monte più alto del mondo. I peli verranno ora
inviati a diversi laboratori per essere sottoposti al test
del Dna. I primi test hanno favorito un "processo di
eliminazione" perchè i peli sono stati messi a confronto con
quelli di altri animali che vivono nella stessa zona.
Redmond ha precisato: "Ora sappiamo che questi peli non
appartengono all'orso bruno asiatico, né al cinghiale né a
specie di macao. Restano un enigma". Sull'argomento questo
sito ha una sezione speciifica sullo Yeti.
Vai alla sezione sullo
Yeti-Almas.
Rinvenuta nell'Altai impronta misteriosa: è quella di un almas?
L'AVVENTURA DEL CRIPTOZOOLOGO Il criptozoologo Lorenzo Rossi, della redazione di www.mongolia.it, è reduce da una spedizione (settembre 2006) sugli Altai mongoli dove ha ricostruito uno straordinario itinerario sulle tracce dello Yeti (Almas) attraverso le testimonianze e le tradizioni, sul sottile confine fra leggenda e realtà. Nella foto a destra (di Lorenzo Rossi) il cacciatore sessantenne Ulzii mostra il disegno più somigliante all'essere che ha avvistato: si tratta dell'Homo pongoides descritto da Heuvelmans negli anni '70. Clicca qui per l'avvincente resoconto di Lorenzo Rossi
SPEDIZIONE RUSSA SULLE TRACCE DELLO YETI
Nessun
successo per la spedizione di ricercatori russi partita nel settembre 2004
per le montagne dell'Altai mongolo alla ricerca dell'abominevole uomo delle nevi:
lo Yeti, per i mongoli "Almas". Secondo gli studiosi il
leggendario bipede vivrebbe nei pressi del fiume Katun, popolare per le
sue rapide tra gli appassionati del rafting. Una spedizione italiana
di zoologi e antropologi sta ora organizzando un nuovo tentativo su cui vi
terremo aggiornati, con la speranza che, se esiste, lo Yeti possa
8/10/2003: RITROVATA "GAMBA MISTERIOSA" L'agenzia Ansa ha diffuso la notizia che sulle montagne dell'Altai è stata ritrovata una gamba misteriosa, risalente a migliaia di anni fa e non appartenente né ad uomo né ad animale conosciuto. Gli esperti non escludono possa appartenere allo Yeti. Il ritrovamento, secondo quanto riferito dalla stampa locale e confermato alle agenzie giornalistiche internazionali dall'istituto di anatomo-patologia veterinaria di Barnaul, è avvenuto in un ghiacciaio, a circa tremila metri di altezza. Dopo i primi esami e accertamenti, compresi i raggi X, è stato confermato che l'arto, il cui piede è di grandezza pari al numero 39 di una nostra scarpa, apparteneva a un adulto che camminava eretto. La gamba, o la zampa, non corrisponde a nessun animale conosciuto vivente né di quelli estinti. Né potrebbe appartenere a un uomo poiché le dita dei piedi sono dotate di lunghi artigli posizionati al contrario, come nei primati. L'alluce ha tre falangi invece di due. L'arto è ricoperto di pelo fitto e rossiccio.
ALMAS, SOLO FANTASIA? Dedicare una sezione a un essere probabilmente solo immaginario, sembra una forzatura. Eppure alcuni recenti avvenimenti, ripresi con grande evidenza dai giornali mongoli, ripropongono la questione dello yeti, o come viene chiamato in Mongolia: almas. Ecco cosa riportava l'autorevole Mongol Messenger, il settimanale di Ulaan Baatar in lingua inglese, nel giugno del 2001: "Un misterioso yeti ha attaccato un'istruttrice di guida sulle montagne della provincia del Gobi-Altai all'inizio di questo mese. Ts. Tuvshinjargal è stata aggredito alle 12:20 dell'8 giugno sui rilievi di Eej Hairhan, da una creatura che la donna ha definito "forte e pelosa", che saltava sulle gambe come una scimmia. La creatura venne poi spaventata dal rumore dei compagni di Tuvshinjargal e sparì tra le montagne. Il governatore provinciale è stato informato dell'aggressione".
L'INTERESSE DEL CONSOLE Lo stesso console onorario Aldo Colleoni rileva: "Da molti anni gli avvistamenti e gli incontri con gli yeti nelle zone più isolate del deserto del Gobi e dei monti Altai sono fatti usuali. Questo grande mammifero peloso che rassomiglia in parte all'uomo e in parte all'orangutan è conosciuto in Mongolia come l'almas e viene collegato allo yeti dell'Himalaia e al Big foot del Nord-America. (...) Il primo documento riguardante l'almas risale al XIII secolo ad opera di Pian de Carpini, un rappresentante di Papa Innocente IV. (...) Si dice che l'almas sia nudo, di colore giallo scura con una peluria fina, e che abbia una mascella grande, occhi a forma ovale ed una fronte bassa. L'almas non usa il fuoco, non si serve di arnesi e cammina curvo (...). Secondo i mongoli - conclude Colleoni - lo yeti è un animale nero dalle sembianze in parte umane, ed anche una 'vecchia signora gialla' del Gobi. I monti Altai, secondo gli scienziati, sono fra i possibili habitat dello yeti".
IL
MONGOLO PRIGIONIERO DELLO YETI Prima che l'esploratore Messner consegnasse alle stampe i suoi presunti incontri ravvicinati con lo yeti, il giornalista Carlo Graffigna aveva raccolto in un volume, edito nel 1999 dal Centro Documentazione Alpina, una serie di testimonianze sull'abominevole uomo delle nevi. Nel nono capitolo, intitolato "Il mongolo prigioniero", riporta il racconto dell'estate 1959 di Vero Roberti, corrispondente del Corriere della Sera che incontrò il professor Rin-schen, laureato in lettere e direttore di un istituto di letterature ed etnografia mongole. "Io conosco personalmente un uomo che vent'anni fa fu rapito da uno di questi uomini pelosi e rimase suo prigioniero per due mesi" rivelò Rin-schen. "L'aggressione era avvenuta in pieno giorno. Il cacciatore mongolo era stato aggredito da una bestia uomo che lo aveva stordito colpendolo con una grossa pietra. Di notte era poi cominciato un viaggio avventuroso verso le montagne. Quando riprese completa conoscenza, si trovava in una grotta insieme all'almas e alla sua femmina. Il cacciatore era letteralmente terrorizzato. Da un momento all'altro si attendeva di essere selvaggiamente aggredito e massacrato. Invece passarono due mesi. Il reduce dalla grotta mi ha raccontato che lo strano individuo passava intere ore a guardarlo negli occhi, come se cercasse di studiare la natura del prigioniero. Spesso, con occhi sbarrati, lo toccava delicatamente e poi palpeggiava il proprio corpo come a cercare identità e differenze. Riuscivano a intendersi a gesti e il mongolo gli faceva capire che aveva fame o sete, ma non riuscì mai a comunicare un proprio pensiero, la propria angoscia, il proprio desiderio di andarsene, di essere libero."
LA DOLOROSA LIBERAZIONE Rin-schen conclude il suo strabiliante racconto: "La liberazione era venuta all'improvviso. Una notte, il prigioniero era stato avvicinato dall'almas nell'angolo della grotta in cui dormiva e sollevato tra le braccia. Terrorizzato, aveva visto il bestione-uomo avviarsi al margine del crepaccio. Lo avrebbe scaraventato nel vuoto? Sempre fra le braccia del suo catturatore, il mongolo compì quella notte un lungo tragitto; poi, in un punto della montagna era stato posto a terra. Saltando di roccia in roccia e grugnendo, l'almas se n'era andato. Il cacciatore mi disse più tardi di essere rimasto ad ascoltare le grida che si perdevano in lontananza e che gli parve di intuire in esse un accento di disperazione".
SE ESISTE, E' NELL'ALTAI DELLA MONGOLIA da http://www.webtre.it/Principale/Principale.htm
"Su quelle montagne vive un popolo selvaggio che non ha niente in comune con gli altri esseri umani. Queste creature sono coperte da una folta pelliccia; solo le mani ed il volto sono senza peli. Essi si muovono sulle colline come animali e si cibano di fogliame ed erba e di tutto ciò che riescono a trovare. Il signore del luogo fece dono ad Egidi di una coppia di creature della foresta, un uomo ed una donna, insieme a tre indomiti cavalli e di altri animali che non esistevano nel territorio germanico e ai quali, per questa ragione, non ho potuto dare un nome". Apparentemente Hans vide le due creature, così come vide i cavalli. Quel tipo di cavalli fu poi riscoperto nel 1881 da Nicholai Przewalski, che li chiamò con il suo cognome. Anche Przewalski asserì di aver visto "uomini selvaggi" in Mongolia nel 1871, Sembrerebbe quindi che l'esistenza degli Almas fosse di pubblico dominio in Asia centrale fin dal Medio Evo. Esistono numerose testimonianze di avvistamenti di Almas, risalenti principalmente alla fine del diciannovesimo secolo ed all'inizio del ventesimo. Dopo il 1927 gli Almas sembrano scomparire da ogni regione eccetto che dalla provincia di Khovd e della zona a sud del deserto del Gobi. Meiren asserì che nel 1937 vide una pelle di Alma che veniva usata dai lama di un monastero come tappeto cerimoniale. I peli erano rossastri e ricci ; il petto ed il viso erano molto ben conservati. Nel 1950, l'antropologo Emmanuel Vlcek cominciò a studiare due antichi testi di antropologia ed anatomia che erano conservati nel monastero di Gandan (Ulan Bator). Il libro che ne risultò fu pubblicato alla fine del 1700. Era un manoscritto di storia naturale e conteneva anche un disegno dell'"uomo selvaggio" insieme a quelli di altri animali locali a dimostrazione del fatto che gli Almas all'epoca erano considerati dai mongoli creature realmente esistenti, alla stregua degli altri animali. L'illustrazione mostrava una creatura indubbiamente bipede, quasi interamente ricoperto di peli eccetto che per le mani ed i piedi. I nomi usati per indicarlo erano: samdja (Tibet), bitchun (Cina) e Kunchin gorugosu (Mongolia); tutti questi nomi possono essere approssimativamente tradotti come "uomo-animale". La carne dell'"uomo-animale" era citata dall'antica medicina mongola come ingrediente necessario per la preparazione di composti per la cura di malattie mentali. É importante rilevare il fatto che nessun ingrediente utilizzato dalla medicina mongola era frutto di fantasia. Gli avvistamenti continuarono; in special modo vi fu chi asserì di essere stato addirittura rapito da una famiglia di Almas e tenuto prigioniero per due settimane. Sembra inoltre che gli Almas furono fatti oggetto di una caccia spietata che ne ridusse drasticamente il numero. Un 'altra ragione per la quale gli Almas sarebbero diminuiti sarebbe stata la progressiva riduzione dei territori non occupati dall'uomo (anche attraverso le ferrovie). Si ritiene che le attuali popolazioni di Almas vivano in un'area inferiore alle 400 miglia quadrate nelle provincie di Khovd e Bayanolgy. Gli avvistamenti infatti si riducono a queste due aree. A differenza dei Sasquatch del Nord America, gli Almas sono avvistati quasi sempre in gruppo. Gli Almas dovrebbero essere alti centottanta centimetri circa, coperti di pelo ed avere sopracciglia sporgenti, fronte sfuggente ed una robusta mascella prominente. Qualche testimone afferma che abbiano i piedi leggermente ruotati verso l'interno e che corrano molto velocemente. Sarebbero creature notturne, timide, inofffensive ma non particolarmente socievoli. Mangerebbero piccoli mammiferi e piante che crescono spontaneamente . All'occorrenza sarebbero in grado di usare semplici strumenti ma non avrebbero sviluppato un linguaggio vero e proprio (si limiterebbero a grugniti e suoni gutturali).
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