DIARIOIVAN E ROSE ABBATANGELO

 

"In mezzo al niente!". E' proprio questa la sensazione che io e Rose abbiamo avuto appena abbiamo incominciato a entrare nella regione del Gobi. E' proprio questa la sensazione che cercavamo in Mongolia.

Il silenzio e gli spazi infiniti. E' molto bello poter osservare l'orizzonte e non vedere, tra noi e la linea che lo definisce, città, case, paesi o anche semplicemente cascine. Cosa pressoché impossibile  in Europa. Ogni tanto una o due gher.

Il silenzio non solo di notte, ma anche di giorno: bastava non parlare. Al massimo il vento. Abbiamo trascorso sette giorni nel deserto: tra zone rocciose, dune di sabbia e canyon. Le notti le passavamo nei campi gher. Solo la seconda notte nel Gobi l'abbiamo trascorsa in tenda. E' stata la più bella, indimenticabile. Abbiamo scelto un luogo che si affacciava su una vallata immensa, vicino ad una collina. Non ci stancavamo mai di guardare quella valle. Dalla vetta della collina spiccava solo l'arancione delle nostre due tende e il 4x4 che ci trasportava. Eh sì perchè eravamo solo in quattro: noi due, la guida e l' autista.

La sensazione era bellissima: lì in mezzo al nulla solo noi. Ad un certo punto Bainà (l'autista... penso si scriva così) è partito ed è tornato un paio d'ore dopo con del buonissimo yogurt e del latte per la colazione del giorno dopo. Aveva visitato dei nomadi, così per passare il tempo. Il che la dice lunga sull'ospitalità di questa gente.

Arriva la notte e con lei una gigantesca luna all'orizzonte. Non ho dormito molto, continuavo ad uscire dalla tenda per vedere quella luna che illuminava tutta la vallata. Stavo li fermo e continuavo ad ammirare quello spettacolo e dicevo tra me e me "ma guarda dove sono finito", non ci credevo. Il viaggio poteva anche finire lì che sarei stato soddisfatto.

Il nostro viaggio nel deserto è continuato tra visite a canyon di ghiaccio (strano ma vero), steppe molto aride e gher di nomadi dove ci fermavamo a chiedere informazioni sulle strade da percorrere... anche se chiamarle strade...

Una delle cose più interessanti era quando chiedevo se sapevamo che strada prendere e la risposta era "We have some directions". Ma la cosa non ci preoccupava, avevamo acqua, cibo e le tende con i sacchi a pelo. E poi la certezza che in qualche gher avremmo sempre trovato aiuto.

Usciti dal Gobi e entrati nella zona centrale ricca di praterie (sempre immense) ci siamo fermati ospiti da una famiglia di nomadi.

Sicuramente un'esperienza emozionante. L'ospitalità è incredibile: ci hanno ceduto il loro letto e loro hanno dormito per terra, nonostante le nostre insistenza per stare noi per terra.

Era un continuo offrirci da mangiare e da bere (latte fermentato, naturalmente). Ci hanno insegnato dei loro giochi (se sbagli bevi). Abbiamo seguito le loro faccende quotidiane: mungere, portare gli animali al pascolo, fermentare il latte, fare quella che loro chiamano wodka (che poi è una bevanda di ca 12 o 13 gradi ricavata dal latte), ecc.

La cena è stata una zuppa di montone. Molto, ma molto nostrana. La notte sono arrivati altri amici e abbiamo continuato a giocare e bere. Tramite la guida continuavano a farci domande sul nostro stile vita, sull'Italia e sul Brasile (Rose è brasiliana).

La mattina sveglia presto, colazione e via a mungere gli yak. La Rose ce la metteva tutta, e la signora era molto paziente e rideva.

Abbiamo promesso di inviare le foto scattate con loro, ieri le abbiamo mandate. Speriamo che arrivino. Abbiamo continuato la nostra visita alla zona centrale con una tappa alle terme e al lago Terkhiin con il suo vulcano.

Una Mongolia completamente differente dal Gobi. Molto verde, con foreste e laghi. Ci divertivamo a cercare e mangiare vari frutti di bosco. Le camminate tra i prati e le montagne erano molto rilassanti. Soprattutto dopo l'aridità del deserto. Anche se devo ammettere che l'acqua che prendevamo dalle fonti sotterranee in mezzo al Gobi era fantastica.

Abbiamo trascorso gli ultimi quattro giorni ad Ulaabataar. Tranquilli, senza guida, girando al città tra ristorantini, un po' di shopping e osservando il via vai generale.
Al nostro ritorno gli amici chiedevano perchè avevamo scelto proprio la Mongolia, sicuramente una meta non proprio ortodossa, e la risposta era sempre la stessa "avevamo voglia di stare in mezzo al niente".