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CULTURACINEMA CAMMELLI CHE PIANGONO E CANI GIALLI
"OPERATION TATAR": IL FILM CHE RACCONTA UNA MONGOLIA DIVERSA
Nell'aprile 2006, con regia e sceneggiatura della stessa Byambasuren Davaa, esce Il cane giallo della Mongolia (a destra, la locandina. Titolo originale: "Die Höhle des gelben Hundes"): è la storia, semplice e struggente, della piccola nomade Nansal che trova in una grotta un cucciolo di cane e, nonostante il parere contrario dei genitori, diventeranno insperabili amici.
Una delle pellicole più poetiche ed emozionanti ispirate dalla Mongolia è Io e il vento (titolo originale “Une histoire de vent”, Francia 1988), un vero testamento artistico del regista olandese Joris Ivens (1898-1989, nella foto sul set del film). E’ un documentario intimo e silenzioso, girato nel deserto del Gobi dove l'anziano regista cerca di "catturare" il vento. "A novant’anni, con la suggestiva mescolanza di realtà e sogno del film Io e il vento (1988), Ivens completa la sua ricerca. Abbraccia il genere del documentario, inaugurato negli anni ’20 dal regista americano Robert Flaherty, dove la finzione, con i suoi schemi narrativi e drammatici, non costituisce più l’asse portante della rappresentazione. Partendo da posizioni avanguardistiche, fortemente influenzato dal cinema sovietico della tradizione eizeinstejniana, l’autore scivola sui binari di quella narrazione liricheggiante e sinfonica che in forme diverse l’avrebbe caratterizzato in tutti i suoi lavori (Veronica Flora - cinemavvenire.it).
Nel 1991, il regista russo Nikita Mikhalkov (quello di Oci Ciornie) ha conquistato la Palma d’Oro al festival di Venezia (una decisione molto contestata, in quell'occasione "scippò" il riconoscimento a "Lanterne rosse" del cinese Yimou) grazie a Urga – Territorio d’amore (nella foto, il regista sul set). Urga è l’antico nome di Ulaan Baatar e anche il laccio usato dai nomadi per catturare i cavalli. Un camionista russo, rimasto in panne, viene ospitato da una famiglia mongola. Due universi così differenti entrano in contatto sullo sfondo del magico paesaggio della Mongolia. "Mikalkhov torna al cinema quattro anni dopo Oci Ciornie con un film ottimo nella prima ora, dominata dai grandi spazi della steppa mongola, dalla descrizione degli usi e costumi di un piccolo nucleo di vita pastorale, dalla contrapposizione tra la ridondante vitalità slava del russo e la quieta, impenetrabile gentilezza orientale dei suoi ospiti. Poi, con il viaggio nella città vicina, il film s'ingorga, perde ritmo, diventa pedagogico, demagogico e moralistico" (Morando Morandini).
Il
primo film (muto) sulla Mongolia risale al 1928. Si intitola Tempeste
sull'Asia (o Il discendente di Gengis Khan, nella foto la locandina nella
distribuzione Usa), con la regia del sovietico Vsevolod Pudovkin. La
pellicola resta nel cassetto fino al 1949 quando viene riesumata e sonorizzata.
la trama: un giovane cacciatore mongolo, grazie a un amuleto ereditato da Gengis Khan, riesce a scampare a una
’esercito inglese durante l’occupazione del 1920.
LA EKBERG DA FONTANA DI TREVI A KARAKORUM
Nel
1961 esce I Mongoli (Les Mongols, nella foto la locandina) film di
produzione italo-francese con ben tre registi: André De Toth, Leopoldo
Savona e Riccardo Freda. Tra gli sceneggiatori Tonino Guerra. Insolito il
cast in cui spiccano Jack Palance, Anita Ekberg, e Antonella Lualdi.
La trama: Ogodei (Palance), figlio crudele di Gengis Khan, con la
complicità di Huluna (Ekberg) uccide il padre e scatena la guerra
all'Europa, rompendo il trattato con i principi di Cracovia. "Un
polpettone storico nella media dell'epoca", lo definisce Mereghetti. Anche John Wayne ha interpretato Temujin. Nel 1955 il regista Dick Powell gli affidò l’impegnativo ruolo nel film Il conquistatore divenuto tristemente famoso: gran parte della troupe, incluso John Wayne, morì nel giro di pochi anni a causa delle radiazioni emesse dalla zona del set, utilizzata in precedenza per esperimenti atomici. Infine, il film di guerra del 1953 Destinazione Mongolia di Robert Wise con Richard Widmark.
9 maggio 2009 La saga di Gengis Khan rivive anche sugli schermi di casa con il film "Mongol" del regista russo Sergej Bodrov. Sky Cinema ha cominciato a programmare la pellicola dal 10 maggio. "Mongol", pur avendo scene altamente spettacolari, riesce comunque a restituire un'immagine quasi intima del grande condottiero mongolo. Per leggere la scheda completa vai alla sezione FILM. Ecco le prime uscite di "Mongol" su Sky: Domenica 10 maggio: ore 21 Sky Cinema 1, ore 22 Sky Cinema +1 Lunedì 11 maggio: ore 12.20 Sky Cinema 1, ore 13.20 Sky Cinema +1, ore 21 Sky Cinema +24 Martedì 12 maggio: ore 12.20 Sky Cinema +24
28
aprile 2009 C'è anche la Mongolia nel film-documentario "Earth
- La nostra terra" della Disney uscito in Italia il 22 Aprile in occasione
della Giornata mondiale della Terra. Con la regia di Alastair Fothergill e di
Mark Linfield il film, vincitore di un Emmy Award, è doppiato in italiano da
Paolo Bonolis.In una delle scene più drammatiche le Damigelle di Numidia (Anthropoides
virgo - in mongolo Өвөгт
тогоруу), bellissime gru originarie delle grandi
pianure asiatiche e presenti in buon numero in Mongolia, affrontano una
incredibile migrazione per superare le montagne innevate dell'Himalaya e
svernare nei climi temperati dell'India. "Earth" è già in programmazione in
molte sale cinematografiche italiane. A sinistra, la locandina ufficiale del
film.
è diventato un libro (Rizzoli) e presto sarà anche un film 27 aprile 2009 Anche il nostro sito mongolia.it si era occupato dello straordinario caso di Rowan, il bambino autistico "guarito" dalla Mongolia. Ora questa storia è diventata un libro e presto sarà un film. "Horse boy - Il viaggio di un padre per guarire un figlio" è pubblicato in Italia da Rizzoli (330 pagine a 19,50 euro) ed è stato scritto dal padre di Rowan, l'inglese Rupert Isaacson. Insieme alla moglie statunitense Kristin, Rupert cerca in tutti i modi di comunicare con il figlio che ormai ha sei anni e sembra destinato a una vita di isolamento e disperazione. Ma succede un miracolo: l'incontro con una docile cavalla, Betsy: Rowan trova una nuova serenità. Da qui l'idea dei genitori di immergere il piccolo in una realtà totalmente selvaggia e pura come quella della Mongolia, dove i cavalli vivono in piena libertà. Anche attraverso pratiche sciamaniche e il contatto con gli Uomini renna, l'esperimento funziona e Rowan comincia per la prima volta ad aprirsi al mondo circostante. Vedi la recensione nella sezione Libri.
una favola di profonda spiritualità
16
marzo 2009 "Il cane giallo
della Mongolia", lo splendido film della regista mongola Davaa Byambasuren
(nella foto, una scena del film), sarà
trasmesso su Rai1 sabato 28 marzo nell'ambito del Sabato Club. Attenti
all'orario: proprio quella notte scatta l'ora legale, quindi compatibilmente con
eventuali malintesi di palinsesto, il film dovrebbe
cominciare intorno all'1.30. "Il cane
giallo del titolo - scrive Valentina Pieraccini di FilmUp - altri non è che una
fiaba mongola, una leggenda, in cui una giovane ragazza guarirà dalla malattia
solo dopo aver trovato l'amore e abbandonato il proprio cane.Qui invece, la più grande delle figlie trova un cane in una grotta decidendo di
adottarlo per renderlo il migliore dei propri amici. Ironia della sorte sarà
proprio lui a salvare l'equilibrio dell'intera famiglia. La modernizzazione non è
l'unico tema della pellicola, ogni fotogramma è pervaso di una profonda
spiritualità, cercata forzatamente o naturale che sia. I riti di ringraziamento
alla natura benevola, le statue del Buddha, fino ai problemi della caccia ai
lupi. Tutto è intriso d'un incanto naturale in cui un temporale può intrattenere
come un concerto e la memoria va preservata ad ogni costo". Vedi anche
sezione Cinema e scheda nella
sezione Film. Il progetto mongolo "Birdie" premiato al Festival del cinema di Rotterdam 2 febbraio 2009 Il cinema mongolo continua a riscuotere successo a livello internazionale. L'ultimo riconoscimento arriva dal Festival di Rotterdam, dove il progetto "Birdie" di Byamba Sakhya ha conquistato il premio Prince Claus Fund Film Grant che prevede il finanziamento di 15.000 euro per il lo sviluppo creativo del miglior film potenziale. "Birdie" è la storia di un ragazzo mongolo che, partendo dalla povertà nomade, deve adattarsi ai ritmi della città. Nella foto grande della homepage una scena del film "Il cane giallo della Mongolia" di Byambasuren Davaa (2005). Vedi anche sezione Cinema e sezione Film.
Film mongolo selezionato per il Cinemart di Rotterdam 20 dicembre 2008 Il film mongolo "Birdie" di Byamba Sakhya (prodotto dalla Guru Media) è stato selezionato dal Cinemart di Rotterdam giunto alla ventiseiesima edizione e in programma dal 25 al 29 gennaio 2009 nella città olandese.
esce in Italia il film apocalittico Babylon A.D.
27
ottobre
2008
C’è
anche la Mongolia in Babylon A.D., il film francese di Mathieu Kassovitz
in programmazione in questi giorni nelle sale italiane. Strizza
l’occhio a “Blade Runner” ma questa pellicola è uno sparatutto
senz’anima affidato al nuovo Rambo,
Vin Diesel,
nei panni del mercenario Toorop, incaricato di scortare la
misteriosa diciottenne Aurora (Melanie Thierry) da un remoto
monastero della Mongolia
fino a Manhattan. La
ragazza, mai uscita prima dalla clausura, ha straordinarie
capacità di preveggenza
ed è quindi un “bene” molto prezioso ed ambito. Il viaggio dalle
steppe mongole ai grattacieli di New York si rivela infatti una
vera odissea.
come miglior film straniero
23 gennaio 2008
Il film "Mongol" è tra i 5 film candidati per l'Oscar al migliori film
straniero. Di produzione kazaka, tedesca, russa e mongola, la pellicola
è diretta da Sergej Bodrov. E' la storia di Gengis Khan, del suo immenso
impero ma anche di un uomo generoso e perfino fragile. "Mongol"
contenderà la statuetta ai film "12" (Russia), "Beaufort" (Israele),
"The counterfeiters" (Austria) e "Katyn" (Polonia) Avevamo già riferito
di "Mongol" nelle News il 14 ottobre vedi. Per
guardare il trailer del film
vedi sezione Foto e
Video.
con la Bellucci nei misteri della Mongolia Ottobre 2006 - La Mongolia va di nuovo al cinema e questa volta lo fa con Monica Bellucci e Catherine Deneuve. Dopo i successi della regista autoctona Byambasuren Davaa ("La storia del cammello che piange" e "Il cane giallo della Mongolia") e della pellicola belga "Khadakh", ambientata nelle steppe mongole e presentata all'ultima festival di Venezia, ecco ora "The stone council", thriller del francese Guillaume Nicloux, coprodotto da Rai Cinema e proposto alla Festa di Roma. La storia, animata da misteri arcani e rituali esoterici, ha origine e si conclude in Mongolia: protagonisti il piccolo Liu-San e la madre adottiva Laura Siprien (Monica Bellucci, nella foto in un momento del film). Al compimento del settimo anno di Liu-San cominciano ad accadere strani eventi e preveggenze inquietanti: Laura capisce che il piccolo è in realtà la chiave di volta di un rituale d'immortalità che deve compiersi proprio nel cuore della Mongolia.
con "Khadakh", storia di pastori e sciamani 31 agosto 2006 - C'è anche un po' di Mongolia alla 63a Mostra del Cinema di Venezia (30 agosto-9 settembre 2006). In concorso il film belga "Khadakh" di Peter Brosens e Jessica Woodworth (nella foto, un momento delle riprese), ambientato negli sterminati territori mongoli, stretti dalla morsa del gelo. E' la storia di Bagi, un giovane pastore che ha la capacità di sentire gli animali a distanze enormi. Un giorno viene annunciata un'epidemia e Bagi è costretto a trasferirsi in una città mineraria dove incontra Zolzaya, affascinante ladra di carbone e insieme scoprono che l'epidemia era solo un inganno per allontanare i pastori dalla loro vita nomade e "sedentarizzarli" (pratica molto comune nell'epoca del comunismo filosovietico). Una sciamana annuncia poi a Bagi che, lui stesso, è destinato a diventare sciamano.
Doppiaggio folle, la nomade mongola si "trasferisce" a Roma 30 aprile 2006 - Il film "Il cane giallo della Mongolia", appena uscito nelle nostre sale, raccoglie già molti consensi ma anche qualche critica. Sotto accusa soprattutto il doppiaggio italiano. Ecco quello che scrive Franco Pecori per Televideo Rai: "La regista evita l'esotismo e fissa lo sguardo sui semplici fatti. E' un realismo poetico che costruisce una metafora della vita dal basso con umiltà. Peccato che il doppiaggio trasferisca la piccola Nansa dal villaggio della Mongolia in un quartiere bene di Roma". Invitiamo i nostri lettori a inviarci le proprie riflessioni su questo film. Grazie.
Nelle sale italiane "Il cane giallo della Mongolia"
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