CULTURACINEMA
Nella sezione FILM tutte le pellicole dedicate alla Mongolia dal 1928 a oggi
 

CAMMELLI CHE PIANGONO E CANI GIALLI

Byambasuren Davaa (foto a destra) è una bella donna che ha cambiato la storia del cinema in Mongolia. Nata nel 1971 a Ulaanbaatar, ha lavorato per la televisione di Stato prima di trasferirsi a Monaco di Baviera dove ha potuto liberare tutto il suo talento di regista, realizzando tre film che hanno segnato un successo internazionale di pubblico e di critica, “La storia del cammello che piange” (2003, a sinistra la locandina), “Il cane giallo della Mongolia” (2005) e “I due cavalli di Gengis Khan” (2009). Prima di Davaa, il cinema mongolo era limitato a qualche produzione autonoma della Mongolkino mentre per “raccontare” la realtà del Paese vengono delegati registi e produttori stranieri, interessati soprattutto alle gesta epiche di Gengis Khan, come nel recente “Mongol” del russo Bodrov. Negli ultimi anni però la sensibilità internazionale verso lo stile di vita nomade dei mongoli ha prodotto pellicole che hanno saputo valorizzare ed “esportare” la vita delle steppe, facendo innamorare della Mongolia anche a distanza milioni di spettatori. È il caso del femminista “Johanna d’Arc of Mongolia”, o di “Urga”, discussa pellicola di Mikhalkov, fino al “Matrimonio di Tuya”, ritratto di una famiglia di pastori cocciutamente legata alle proprie tradizioni. L'ultimo riconoscimento arriva nel 2009 dal Festival di Rotterdam, dove il progetto "Birdie" di Byamba Sakhya ha conquistato il premio Prince Claus Fund Film Grant che prevede il finanziamento di 15.000 euro per il lo sviluppo creativo del miglior film potenziale. "Birdie" è la storia di un ragazzo mongolo che, partendo dalla povertà nomade, deve adattarsi ai ritmi della città. Ma la Mongolia riscuote da sempre un successo straordinario per l'ambientazione di film internazionali (vedi la sezione FILM con schede e recensioni dal 1928 a oggi). I paesaggi meravigliosi e spirituali (raccontati in "Io e io vento" di Joris Ivens, la condizione nomade (descritta ad esempio nel "Matrimonio di Tuya" di Wan Quanan del 2007) e le gesta del grande condottiero Gengis Khan (esaltato nel film russo del 2008 "Mongol" di Sergej Bodrov) restituiscono un'immagine della Mongolia molto suggestiva ed evocativa, suggerendo spiragli di fuga per la nostra cultura occidentale.

 

"OPERATION TATAR": IL FILM CHE RACCONTA UNA MONGOLIA DIVERSA
RECENSIONE PER MONGOLIA.IT DEL DOCUMENTARISTA DUCCIO PUGLIESE
14 maggio 2011 Il Far East Film è un Festival che nasce 13 anni fa mostrando principalmente pellicole di Hong Kong, Cina, Giappone, film d’azione e qualche pellicola autoriale. Bisognerà attendere quella che verrà ricordata come l’edizione “con le corna”, la 13a, per vedere sul suo schermo la prima pellicola proveniente dalla Mongolia: “Operation Tatar”.
La direttrice del Festival Sabrina Baraccetti introduce il regista mongolo Baatar Bat-Ulzii con una certa emozione: “Per la prima volta un film da un paese tanto lontano quanto sconosciuto, ascolteremo una lingua mai sentita prima qui a Udine”. Un applauso caloroso dal pubblico accoglie il corpulento regista dell’Ovorkhangai, riconoscibilissimo tra i minuti ospiti cantonesi e sudcoreani. Baatar pare stupito per la gremitissima sala. Un giovane padovano, con grande sorpresa per gli astanti, gli fa da interprete dal mongolo all’italiano, ma c’è il trucco, “anche se non si vede”: uno dei genitori viene dal Paese delle steppe, si scoprirà poi. Il pubblico che assiste alla proiezione è stupito a sua volta per questa pellicola che non mostra affatto la Mongolia oleografica che ci si aspetta, tutta praterie, cavalli e gher, bensì una Ulaan Bataar dinamica, caotica, “moderna”, a tratti violenta, in questo divertente gangster movie. Il monastero Gandan compare un attimo in una UB peraltro riconoscibilissima (per chi c’è stato) per via del suo selvaggio traffico veicolare nel centro e le gher sparpagliate nei cortili di periferia.I protagonisti di questa divertente “black comedy”, molto dinamica per montaggio serrato e ritmo concitato, guidano uno scassato fuoristrada d’epoca sovietica tra le Hyundai contemporanee. Lo scopo: svaligiare una banca. Una pellicola di genere, un gangster movie ma anche e soprattutto una commedia, a metà tra “Le Iene” di Quentin Tarantino e “I soliti ignoti” di Mario Monicelli, con tanta azione, buon ritmo e un’abbondante iniezione di ironia e comicità. I quattro aspiranti rapinatori sono decisamente pasticcioni ed improvvisati: colui che si erge a capobanda, baffuto e tatuato, dallo stile rapper ispanoamericano, deve aver visto troppi film statunitensi e sembra più interessato a recitare il proprio ruolo di “boss malavitoso” in un’azione spettacolare di rapina, che  aprire la cassaforte. Esilarante la preparazione del piano, con il capo che durante l’orario di apertura della banca s’introduce nell’istituto di credito travestito da improbabile turista afromericano (e pure rasta!), e lì si mette a fotografare, finchè viene fermato da un’impiegata “che parla inglese”. I modelli del cinema americano d’azione sono evidenti, ma la comicità della commedia appare più genuina e meno sofisticata, vabbè, ci mettiamo un po’ di spirito balcanico, se questo può dare un’idea. Nella parte più drammatica del film, che però rimane sullo sfondo, non rimane comunque ignorata la condizione attuale della società mongola urbanizzata, ormai orientata verso modelli economici e culturali occidentali, e che deve affrontare problemi quali la disoccupazione, la competizione sfrenata, il cinismo delle logiche di mercato, l’amoralità dei nuovi ricchi. Ma tutto questo è “dietro”: la pellicola è e rimane una commedia divertente quanto scatenata. La Mongol Kino (che ha prodotto il film con il sostegno di capitali privati) dopo i bui anni Novanta che sono seguiti al crollo dei regimi filosovietici, ora non è più un rigido apparato statale e ogni anno produce diversi film, anche una decina, che vengono proiettati nelle sale di UB o nei cinema itineranti delle campagne assieme alle pellicole coreane e USA più commerciali. “Operation Tatar” ambisce a sua volta, e a buon diritto, ad essere distribuito in circuiti esteri che non siano esclusivamente quelli per cinefili, e chissà che lo schermo festivaliero del Far East di Udine non possa trasformarsi in un trampolino di lancio. Speriamo, e facciamo le corna per Baatar. Sain Sain.
Duccio Pugliese (per mongolia.it)

 

UNA BIMBA E UN CUCCIOLO NELLA STEPPA

Nell'aprile 2006, con regia e sceneggiatura della stessa Byambasuren Davaa, esce Il cane giallo della Mongolia (a destra, la locandina. Titolo originale: "Die Höhle des gelben Hundes"): è la storia, semplice e struggente, della piccola nomade Nansal che trova in una grotta un cucciolo di cane e, nonostante il parere contrario dei genitori, diventeranno insperabili amici. 

 

IL CINEMA DEL VENTO E DEL SILENZIO 

Una delle pellicole più poetiche ed emozionanti ispirate dalla Mongolia è Io e il vento (titolo originale “Une histoire de vent”, Francia 1988), un vero testamento artistico del regista olandese Joris Ivens (1898-1989, nella foto sul set del film). E’ un documentario intimo e silenzioso, girato nel deserto del Gobi dove l'anziano regista cerca di "catturare" il vento. "A novant’anni, con la suggestiva mescolanza di realtà e sogno del film Io e il vento (1988), Ivens completa la sua ricerca. Abbraccia il genere del documentario, inaugurato negli anni ’20 dal regista americano Robert Flaherty, dove la finzione, con i suoi schemi narrativi e drammatici, non costituisce più l’asse portante della rappresentazione. Partendo da posizioni avanguardistiche, fortemente influenzato dal cinema sovietico della tradizione eizeinstejniana, l’autore scivola sui binari di quella narrazione liricheggiante e sinfonica che in forme diverse l’avrebbe caratterizzato in tutti i suoi lavori (Veronica Flora - cinemavvenire.it).


LA PALMA D'ORO AL TERRITORIO D'AMORE

Nel 1991, il regista russo Nikita Mikhalkov (quello di Oci Ciornie) ha conquistato la Palma d’Oro al festival di Venezia (una decisione  molto contestata, in quell'occasione "scippò" il riconoscimento a "Lanterne rosse" del cinese Yimou) grazie a Urga – Territorio d’amore (nella foto, il regista sul set). Urga è l’antico nome di Ulaan Baatar e anche il laccio usato dai nomadi per catturare i cavalli. Un camionista russo, rimasto in panne, viene ospitato da una famiglia mongola. Due universi così differenti entrano in contatto sullo sfondo del magico paesaggio della Mongolia. "Mikalkhov torna al cinema quattro anni dopo Oci Ciornie con un film ottimo nella prima ora, dominata dai grandi spazi della steppa mongola, dalla descrizione degli usi e costumi di un piccolo nucleo di vita pastorale, dalla contrapposizione tra la ridondante  vitalità slava del russo e la quieta, impenetrabile gentilezza orientale dei suoi ospiti. Poi, con il viaggio nella città vicina, il film s'ingorga, perde ritmo, diventa pedagogico, demagogico e moralistico" (Morando Morandini).

 

LA PRIMA CINEPRESA SULLA MONGOLIA

Il primo film (muto) sulla Mongolia risale al 1928. Si intitola Tempeste sull'Asia (o Il discendente di Gengis Khan, nella foto la locandina nella distribuzione Usa), con la regia del sovietico Vsevolod Pudovkin. La pellicola resta nel cassetto fino al 1949 quando viene riesumata e sonorizzata. la trama: un giovane cacciatore mongolo, grazie a un amuleto ereditato da Gengis Khan, riesce a scampare a una ’esercito inglese durante l’occupazione del 1920. 

 

 

LA EKBERG DA FONTANA DI TREVI A KARAKORUM

Nel 1961 esce I Mongoli (Les Mongols, nella foto la locandina) film di produzione italo-francese con ben tre registi: André De Toth, Leopoldo Savona e Riccardo Freda. Tra gli sceneggiatori Tonino Guerra. Insolito il cast in  cui spiccano Jack Palance, Anita Ekberg, e Antonella Lualdi. La trama: Ogodei (Palance), figlio crudele di Gengis Khan, con la complicità di Huluna (Ekberg) uccide il padre e scatena la guerra all'Europa, rompendo il trattato con i principi di Cracovia. "Un polpettone storico nella media dell'epoca", lo definisce Mereghetti.

MONGOLIA A STELLE E STRISCE

Anche John Wayne ha interpretato Temujin. Nel 1955 il regista Dick Powell gli affidò l’impegnativo ruolo nel film Il conquistatore divenuto tristemente famoso: gran parte della troupe, incluso John Wayne, morì nel giro di pochi anni a causa delle radiazioni emesse dalla zona del set, utilizzata in precedenza per esperimenti atomici. Infine, il film di guerra del 1953 Destinazione Mongolia di Robert Wise con Richard Widmark.

 

 

 

 

 

Presentato a Locarno "I due cavalli
di Gengis Khan", nuovo film di Byambasuren
6 settembre 2009  La regista mongola Byambasuren Dava propone il terzo film dedicato alla sua terra, dopo "La storia del cammello che piange" e "Il cane giallo della Mongolia", che hanno avuto straordinari riscontri di pubblico e critica a livello internazionale. L'ultima opera di Byambasuren è "I due cavalli di Gengis Khan", presentato in questi giorni al Festival di Locarno in lingua originale con sottotitoli. Nel cast, tutto mongolo: Urna Chahar-Tugchi, Hicheengui Sambuu, Chimed Dolgor. Il film prende spunto da una canzone popolare mongola "Chingisiyn hoyor zagal" che vuol dire appunto "i due cavalli di gengis Khan". Nella trama, la cantante Urna promette alla nonna in fin di vita di portarle il manico a testa di cavallo del morin khuur (il violino mongolo) dove sono incise le parole della canzone. Nella ricerca di questo raro strumento, Urna conoscerà la dura realtà della Mongolia fino a scoprire i segreti dei due cavalli di Gengis Khan. Nella foto, una scena del film.

 

Il film "Mongol" in programmazione su Sky Cinema

9 maggio 2009 La saga di Gengis Khan rivive anche sugli schermi di casa con il film "Mongol" del regista russo Sergej Bodrov. Sky Cinema ha cominciato a programmare la pellicola dal 10 maggio. "Mongol", pur avendo scene altamente spettacolari, riesce comunque a restituire un'immagine quasi intima del grande condottiero mongolo. Per leggere la scheda completa vai alla sezione FILM.

Ecco le prime uscite di "Mongol" su Sky:

Domenica 10 maggio: ore 21 Sky Cinema 1, ore 22 Sky Cinema +1

Lunedì 11 maggio: ore 12.20 Sky Cinema 1, ore 13.20 Sky Cinema +1, ore 21 Sky Cinema +24

Martedì 12 maggio: ore 12.20 Sky Cinema +24

 

C'è anche la Mongolia nel film "Earth" della Disney

28 aprile 2009 C'è anche la Mongolia nel  film-documentario "Earth - La nostra terra" della Disney uscito in Italia il 22 Aprile in occasione della Giornata mondiale della Terra. Con la regia di Alastair Fothergill e di Mark Linfield il film, vincitore di un Emmy Award, è doppiato in italiano da Paolo Bonolis.In una delle scene più drammatiche le Damigelle di Numidia (Anthropoides virgo - in mongolo Өвөгт тогоруу), bellissime gru originarie delle grandi pianure asiatiche e presenti in buon numero in Mongolia, affrontano una incredibile migrazione per superare le montagne innevate dell'Himalaya e svernare nei climi temperati dell'India. "Earth" è già in programmazione in molte sale cinematografiche italiane. A sinistra, la locandina ufficiale del film.
Clicca qui per consultare il sito ufficiale del film

 

La storia di Rowan, il bimbo autistico "guarito" dalla Mongolia

è diventato un libro (Rizzoli) e presto sarà anche un film

27 aprile 2009 Anche il nostro sito mongolia.it si era occupato dello straordinario caso di Rowan, il bambino autistico "guarito" dalla Mongolia. Ora questa storia è diventata un libro e presto sarà un film. "Horse boy - Il viaggio di un padre per guarire un figlio" è pubblicato in Italia da Rizzoli (330 pagine a 19,50 euro) ed è stato scritto dal padre di Rowan, l'inglese Rupert Isaacson. Insieme alla moglie statunitense Kristin, Rupert cerca in tutti i modi di comunicare con il figlio che ormai ha sei anni e sembra destinato a una vita di isolamento e disperazione. Ma succede un miracolo: l'incontro con una docile cavalla, Betsy: Rowan trova una nuova serenità. Da qui l'idea dei genitori di immergere il piccolo in una realtà totalmente selvaggia e pura come quella della Mongolia, dove i cavalli vivono in piena libertà. Anche attraverso pratiche sciamaniche e il contatto con gli Uomini renna, l'esperimento funziona e Rowan comincia per la prima volta ad aprirsi al mondo circostante. Vedi la recensione nella sezione Libri.

 

Su Rai1 "Il cane giallo della Mongolia",

una favola di profonda spiritualità

16 marzo 2009 "Il cane giallo della Mongolia", lo splendido film della regista mongola Davaa Byambasuren (nella foto, una scena del film), sarà trasmesso su Rai1 sabato 28 marzo nell'ambito del Sabato Club. Attenti all'orario: proprio quella notte scatta l'ora legale, quindi compatibilmente con eventuali malintesi di palinsesto, il film dovrebbe cominciare intorno all'1.30. "Il cane giallo del titolo - scrive Valentina Pieraccini di FilmUp - altri non è che una fiaba mongola, una leggenda, in cui una giovane ragazza guarirà dalla malattia solo dopo aver trovato l'amore e abbandonato il proprio cane.Qui invece, la più grande delle figlie trova un cane in una grotta decidendo di adottarlo per renderlo il migliore dei propri amici. Ironia della sorte sarà proprio lui a salvare l'equilibrio dell'intera famiglia. La modernizzazione non è l'unico tema della pellicola, ogni fotogramma è pervaso di una profonda spiritualità, cercata forzatamente o naturale che sia. I riti di ringraziamento alla natura benevola, le statue del Buddha, fino ai problemi della caccia ai lupi. Tutto è intriso d'un incanto naturale in cui un temporale può intrattenere come un concerto e la memoria va preservata ad ogni costo". Vedi anche sezione Cinema e scheda nella sezione Film.
 

Il progetto mongolo "Birdie" premiato al Festival del cinema di Rotterdam

2 febbraio 2009 Il cinema mongolo continua a riscuotere successo a livello internazionale. L'ultimo riconoscimento arriva dal Festival di Rotterdam, dove il progetto "Birdie" di Byamba Sakhya ha conquistato il premio Prince Claus Fund Film Grant che prevede il finanziamento di 15.000 euro per il lo sviluppo creativo del miglior film potenziale. "Birdie" è la storia di un ragazzo mongolo che, partendo dalla povertà nomade, deve adattarsi ai ritmi della città. Nella foto grande della homepage una scena del film "Il cane giallo della Mongolia" di Byambasuren Davaa (2005). Vedi anche sezione Cinema e sezione Film.

 

Film mongolo selezionato per il Cinemart di Rotterdam

20 dicembre 2008 Il film mongolo "Birdie" di Byamba Sakhya (prodotto dalla Guru Media) è stato selezionato dal Cinemart di Rotterdam giunto alla ventiseiesima edizione e in programma dal 25 al 29 gennaio 2009 nella città olandese.

 

Da un monastero mongolo a Manhattan,

esce in Italia il film apocalittico Babylon A.D.

27 ottobre 2008 C’è anche la Mongolia in Babylon A.D., il film francese di Mathieu Kassovitz in programmazione in questi giorni nelle sale italiane. Strizza l’occhio a “Blade Runner” ma questa pellicola è uno sparatutto senz’anima affidato al nuovo Rambo, Vin Diesel, nei panni del mercenario Toorop, incaricato di scortare la misteriosa diciottenne Aurora (Melanie Thierry) da un remoto monastero della Mongolia fino a Manhattan. La ragazza, mai uscita prima dalla clausura, ha straordinarie capacità di preveggenza ed è quindi un “bene” molto prezioso ed ambito. Il viaggio dalle steppe mongole ai grattacieli di New York si rivela infatti una vera odissea.
Vedi anche sezione Film. Guarda il trailer.

 

"Mongol" candidato all'Oscar

come miglior film straniero

23 gennaio 2008  Il film "Mongol" è tra i 5 film candidati per l'Oscar al migliori film straniero. Di produzione kazaka, tedesca, russa e mongola, la pellicola è diretta da Sergej Bodrov. E' la storia di Gengis Khan, del suo immenso impero ma anche di un uomo generoso e perfino fragile. "Mongol" contenderà la statuetta ai film "12" (Russia), "Beaufort" (Israele), "The counterfeiters" (Austria) e "Katyn" (Polonia) Avevamo già riferito di "Mongol" nelle News il 14 ottobre vedi. Per guardare il trailer del film vedi sezione Foto e Video.
 

Il matrimonio di Tuya conquista le sale italiane

ma non entusiasma i mongoli

17/5/2007 - Divide critica e pubblico "Il matrimonio di Tuya", film del regista cinese Wan Quanan, vincitore dell'Orso d'Oro 2007, in programmazione nelle sale italiane. Come già segnalato su queste News (18 febbraio 2007), la storia è quella di una nomade mongola del Gobi sposata a un uomo invalido, con due figli e un lavoro pesante da sostenere. Ecco alcune recensioni. Invitiamo i nostri amici a contribuire al dibattito inviando a info@mongolia.it il proprio giudizio sul film.

Maurizio Porro (Corriere della Sera): "A oltre 15 anni da Urga di Michalkov, torna in tutto il suo desolato fulgore la Mongolia, vista ora nel processo di trasformazione che interessa tutta la Cina. Un film d'interesse culturale internazionale, un poco piatto e orizzontale nello sviluppo".

Paolo D'Agostini (Repubblica): "E' uno di quei film che ti fa pensare che il cinema può sempre riservare delle scoperte entusiasmanti. Un film semplice e solenne, elementare e universale sulle grandi questioni della vita senza rinunciare a tante vive venature quotidiane, umoristiche e a tanti riferimenti sociali che solo in parte noi spettatori lontani riusciamo a cogliere".

Roberto Silvestri (Il manifesto): "Pasolini l'avrebbe amato: è un documentario sulla deformazione/decomposizione progressiva dei corpi (qui ancora pieni di gioia, rughe, tristezza e ferocia). E che trasmette emozioni al di qua e al di là della media, perché la madre del regista è nata proprio nei luoghi delle riprese".

Massimo Giraldi (Avvenire): "Il vento della Mongolia spazza le illusioni del compromesso. La verità è nel rispetto reciproco, nel nucleo familiare che soffre e ama tutto insieme. Esempio encomiabile di un cinema asciutto, essenziale, pieno di palpitante umanità".

Mauro Corso (FilmUp): "Magnifici gli ampi e struggenti plen air delle pianure mongole, immerse in una dimensione senza tempo cge rende ancora più universali le tribolazioni di Tuya".

Il film visto dai mongoli: ma cosa pensano i diretti interessati, i mongoli, di questo film? Mongolia.it ha chiesto a Dulam una "recensione" personale del film. "All'uscita del cinema il pubblico italiano era entusiasta. Ma a me sinceramente questo film non è piaciuto. La storia è drammatica ma poco credibile. La scelta di Tuya di sposare un altro uomo per salvare il matrimonio precedente mi sembra pessima, perché finisce per scontentare tutti. Tuya è sicuramente una donna forte e coraggiosa: è lei che deve accudire il marito, i due figli, caricare l'acqua sui cammelli... Ma non so quante persone al suo posto si sarebbero davvero comportate così. Dal mio punto di vista ho notato una certa confusione fra mongoli e cinesi, che sono due popoli molto diversi fra loro. Insomma, mi aspettavo un film più emozionante. Ero rimasta molto più impressionata e coinvolta dalla "Storia del cammello che piange" e dal "Cane giallo della Mongolia".

Per vedere alcune sequenze del film vai al sito ufficiale

Per partecipare al dibattito sul "Matrimonio di Tuya" scrivete a info@mongolia.it

 

Arriva il thriller "The stone council" 

con la Bellucci nei misteri della Mongolia

Ottobre 2006 - La Mongolia va di nuovo al cinema e questa volta lo fa con Monica Bellucci e Catherine Deneuve. Dopo i successi della regista autoctona Byambasuren Davaa ("La storia del cammello che piange" e "Il cane giallo della Mongolia") e della pellicola belga "Khadakh", ambientata nelle steppe mongole e presentata all'ultima festival di Venezia, ecco ora "The stone council", thriller del francese Guillaume Nicloux, coprodotto da Rai Cinema e proposto alla Festa di Roma. La storia, animata da misteri arcani e rituali esoterici, ha origine e si conclude in Mongolia: protagonisti il piccolo Liu-San e la madre adottiva Laura Siprien (Monica Bellucci, nella foto in un momento del film). Al compimento del settimo anno di Liu-San cominciano ad accadere strani eventi e preveggenze inquietanti: Laura capisce che il piccolo è in realtà la chiave di volta di un rituale d'immortalità che deve compiersi proprio nel cuore della Mongolia.

 

La Mongolia al festival del cinema di Venezia

con "Khadakh", storia di pastori e sciamani

31 agosto 2006 -  C'è anche un po' di Mongolia alla 63a Mostra del Cinema di Venezia (30 agosto-9 settembre 2006). In concorso il film belga "Khadakh" di Peter Brosens e Jessica Woodworth (nella foto, un momento delle riprese), ambientato negli sterminati territori mongoli, stretti dalla morsa del gelo. E' la storia di Bagi, un giovane pastore che ha la capacità di sentire gli animali a distanze enormi. Un giorno viene annunciata un'epidemia  e Bagi è costretto a trasferirsi in una città mineraria dove incontra Zolzaya, affascinante ladra di carbone e insieme scoprono che l'epidemia era solo un inganno per allontanare i pastori dalla loro vita nomade e "sedentarizzarli" (pratica molto comune nell'epoca del comunismo filosovietico). Una sciamana annuncia poi a Bagi che, lui stesso, è destinato a diventare sciamano.

 

Doppiaggio folle, la nomade mongola si "trasferisce" a Roma

30 aprile 2006 - Il film "Il cane giallo della Mongolia", appena uscito nelle nostre sale, raccoglie già molti consensi ma anche qualche critica. Sotto accusa soprattutto il doppiaggio italiano. Ecco quello che scrive Franco Pecori per Televideo Rai: "La regista evita l'esotismo e fissa lo sguardo sui semplici fatti. E' un realismo poetico che costruisce una metafora della vita dal basso con umiltà. Peccato che il doppiaggio trasferisca la piccola Nansa dal villaggio della Mongolia in un quartiere bene di Roma". Invitiamo i nostri lettori a inviarci le proprie riflessioni su questo film. Grazie.

 

Nelle sale italiane "Il cane giallo della Mongolia" 

26 aprile 2006 - E' uscito nelle sale cinematografiche italiane "Il cane giallo della Mongolia", secondo film-documentario di Byambasuren Davaa, regista (insieme all'italiano Farolfi) del fortunato "La storia del cammello che piange", candidato all'Oscar come miglior documentario. Ancora una volta è la Mongolia la vera protagonista, con i suoi spazi immensi e la poesia della natura. E' la storia semplice e struggente di una piccola nomade, Nansal, che diventa inseparabile amica di un cucciolo di cane, Zocher, trovato in una grotta. I genitori di Nansal inizialmente sono contrari alla presenza del cagnolino ma quando Zocher salva la vita al fratello minore, allora viene accolto con entusiasmo nella famiglia. Ecco un estratto della recensione di Valentina Pieraccini per FilmUp: "Senza volontà di giudizio se non quella di cronaca, la regista introduce il problema della modernità, del cambiamento che presto o tardi tocca tutti, anche nei luoghi che pensiamo più remoti. Un mestolo di plastica gialla, un peluche fucsia, i primi segni di quello che è il contatto inevitabile tra la cultura cittadina e quella contadina. Il cane giallo del titolo altri non è che una fiaba mongola, una leggenda, in cui una giovane ragazza guarirà dalla malattia solo dopo aver trovato l'amore e abbandonato il proprio cane. Qui invece, la più grande delle figlie trova un cane in una grotta decidendo di adottarlo per renderlo il migliore dei propri amici. Ironia della sorte sarà proprio lui a salvare l'equilibrio dell'intera famiglia. La modernizzazione non è l'unico tema della pellicola, ogni fotogramma è pervaso di una profonda spiritualità, cercata forzatamente o naturale che sia. I riti di ringraziamento alla natura benevola, le statue del Buddha, fino ai problemi della caccia ai lupi. Tutto è intriso d'un incanto naturale in cui un temporale può intrattenere come un concerto e la memoria va preservata ad ogni costo. Solo in chiusura vediamo allontanarsi la carovana dedita all'ennesimo spostamento e avvicinarsi una macchina, intenta a sponsorizzare le prossime elezioni e l'importanza di partecipare alla vita cittadina".