IL GOBI

 

“Poi vennero le quiete sabbie del Gobi; le dune si susseguivano come onde rivelando corti orizzonti color ocra, e in quell’aria vellutata si poteva udire solo il respiro pesante e accelerato dei cammelli, il fruscio dei loro larghi piedi. La carovana avanzava, ora salendo sulla cresta di una duna, ora sprofondando di nuovo, e verso sera la sua ombra assumeva dimensioni gigantesche”.
Da “Il Dono” di Vladimir Nabokov (Adelphi)

 

Il deserto del Gobi (è uno dei luoghi più desolati, misteriosi e affascinanti del pianeta. L'escursione termica è di quasi cento gradi centigradi passando dagli estremi dei 50/55 gradi sottozero dell'inverno ai +45 in estate. La superficie è principalmente argillosa mentre le dune di sabbia ricoprono solo una minima parte, circa il 3 per cento. Milioni di anni fa il territorio del  Gobi era completamente diverso, umido e ricco di vegetazione, habitat ideale per i dinosauri. Oggi il Gobi è abitato da alcuni gruppi di nomadi e da animali rari come l'asino selvatico, il cavallo Prewalski, il saiga (un'antilope endemica) e l'orso del Gobi, una vera e propria rarità faunistica. Ma nel Gobi sorgono anche splendidi monasteri e altre testimonianze di storia e cultura. Il deserto del Gobi occupa circa un terzo dell'intera superficie della Mongolia e una parte della Cina settentrionale. Sono cinque le regioni (aimag) inserite nel territorio del Gobi.

 

DA NON PERDERE

Natura: Ikh Gobi, Eej Khairkhan, Ekhiin gol, Gurvan saikhan, Khongoryn els, Yolin am, Khermen tsaw, Baga Gadzrin uul

Cultura: Onghiin khiid


La redazione di mongolia.it ha assegnato alle località stellette di interesse:
* = molto interessante ** = di eccezionale interesse *** = vale il viaggio

IN ROSSO: LOCALITA' DI INTERESSE CULTURALE  IN VERDE: LOCALITA' DI INTERESSE NATURALISTICO


 

GOBI-ALTAI
 

Abitanti: 64.200. Superficie: 141.400 kmq. Densità: 0,5 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 1.000.000 (rapporto animali-uomini 15:1). Animali rari: orso del Gobi, leopardo delle nevi, cammello battriano, cavallo takhi, gerboa, asino selvatico, argali, gazzella mongola, gazzella persiana

Temperatura: media -1,8°, media gennaio -18,9, media luglio 14

Capoluogo: Altai (18.000 abitanti, 2.181 m. slm, 1.001 km da Ulaanbaatar)

 

E’ la seconda regione della Mongolia per estensione e, come dice il nome, rappresenta la congiunzione fra il grande deserto del Gobi e le montagne dell’Altai. Territorio selvatico e difficile anche per i nomadi, è il rifugio ideale di animali rari come il leopardo delle nevi, l’orso del Gobi, il cammello battriano e il cavallo takhi. Qui si sono succeduti nel tempo numerosi avvistamenti dell’Almas, lo yeti mongolo che ha ripreso a far parlare di sé nel luglio 2008. Il Gobi-Altai è difficile da esplorare ma riserva splendide sorprese per gli amanti della natura, delle escursioni e della cultura buddhista.

 

ALTAI* (capoluogo)

Posta a 2.181 metri di quota, gode di una bella posizione all’ombra della montagna e offre sistemazioni essenziali, mercato, museo e il piccolo monastero Dashpeljeelen.

 

IKH GOBI** (parco naturale)

È la quarta area naturale più grande del mondo e catalogata dall’Unesco come riserva internazionale della Biosfera dell’Unesco dal 1990. Qui vivono animali rari come l’antilope saiga (foto), l’asino selvatico, il cammello battriano e l’orso del Gobi. Per visitare il parco occorrono permessi speciali.

 

TAKHIIN TAL* (parco nazionale)

Area selvaggia incastrata nel parco naturale dell’Ikh Gobi, rifugio storico degli ultimi cavalli selvatici (takhi), prima dell’estinzione e la reintroduzione nel 1992 nel parco Khustain e in altre zone protette dell’Arkhangai.

 

EEJ KHAIRKHAN** (riserva naturale, monumento e montagna sacra)

Dichiarata monumento nazionale nel 1992, la montagna Eejkhairkhan è definita “la roccia madre” e per i mongoli rappresenta addirittura l’anima della Terra. Siamo a metà strada esatta tra equatore e polo nord, rifugio ideale del leopardo delle nevi. Ci vogliono permessi speciali per scalare la montagna sacra, a 2.275 metri di quota. E’ una zona selvatica, impegnativa da raggiungere ma ripaga con scorci molto suggestivi, piscine naturali e preziose pitture rupestri.

 

KHASAGTKAIRKHAN* (riserva naturale)

È un’area strettamente protetta, vasta 22 chilometri per 15, che sorge a 3.500 metri di quota a nord di Altai, istituita nel 1965 per salvaguardare la pecora selvatica (argali), il leopardo delle nevi, il cervo rosso e il fagiano tibetano. Anche questa riserva è splendida ma difficile da raggiungere e senza strutture ricettive.

 

BURKHANBUUDAI* (montagna)

Dal 1996 è un’area montagnosa protetta che fa capo alla cima omonima di 3.765 metri (foto a destra). È una delle mete predilette dagli scalatori e dai trekker grazie alle splendide opportunità di escursioni più o meno impegnative. È una zona meravigliosa che alterna rilievi rocciosi e boscosi. Leggermente più alta (3.802 metri) la vicina montagna Khuren Tuvon, ugualmente ideale per spedizioni alpinistiche.

 

SHARGA GOBI (riserva naturale)

Istituita nel 1994 per la salvaguardia della saiga, questa riserva naturale è ampia 90 chilometri, lunga 120 e si divide in due parti: Shargiin Gobi, 90 chilometri a ovest di Altai, con il piccolo lago Shargiin Tsagan nuur, e Mankhanii Tal, un’area stepposa a 70 chilometri dal capoluogo, nella valle del lago Khar-Us.

 

 

 

BAYANKHONGOR


Abitanti: 85.700. Superficie: 116.000 kmq. Densità: 0,7 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 850.000 (rapporto animali-uomini 10:1)

Temperatura: media -0,7°, media gennaio -18,4, media luglio 15,9

Capoluogo: Bayankhongor (25.000 abitanti, 1.859 m. slm, 630 km da Ulaanbaatar)

 

Bayan significa “ricco”, khongor si riferisce al colore castano tipico dei cavalli locali. Nel 1957 un terremoto spaventoso generò una faglia di 270 km. Poco frequentata dal turismo, questa regione riserva scenari incantevoli con fauna e flora endemici, come l’asino selvatico, il cammello battriano e l’orso del Gobi.

 

BAYANKHONGOR (capoluogo)

Ha 25.000 abitanti, 630 km da Ulaanbaatar: offre alcuni alberghetti, negozi, un paio di musei e poco altro. A una ventina di chilometri il monastero Lamyn Gegeenii Dedlen, ricostruito nel 1991 sul disegno dell’originale (a sinistra).

 

SHARGALJUUT RASHAAN (sorgenti calde)

A oltre 3.000 di quota, trecento sorgenti sgorgano dalle montagne con acqua ghiacciata o bollente, convogliata in apposite vasche, molto frequentate anche dai mongoli. Questa zona è il limite più meridionale del pianeta del permafrost (in mongolo zud), il fenomeno che ghiaccia il terreno provocando ogni anno la morte di milioni di animali.

 

KHOKH NUUR* (lago)

Difficile da raggiungere, a nord ovest della regione, questo suggestivo “lago azzurro” è stato originato dallo scioglimento di un blocco morenico. 

 

BAYANGOBI* (villaggio)

Posizione strategica per raggiungere alcune località di estremo interesse. Venti km verso sud Tsagaan bulag, formazione rocciosa di origini magiche per i mongoli: alle numerose sorgenti si abbeverano molti animali selvatici. Scendendo di altri 70 km c’è Bayangiin nuruu, canyon ricco di petroglifi di tremila anni fa (particolare a sinistra). Ancora più a sud, c’è lo scrigno più prezioso di scheletri di dinosauri. Una sessantina di km a sud ovest di Bayangobi c’è la foresta pietrificata di Ulaan Shand.

 

EKHIIN GOL** (valle)

Area strettamente protetta per il delicato equilibrio biologico, è il luogo più caldo della Mongolia, con temperature che sfiorano i 45 gradi d’estate. E’ una vallata lunga 17 km e larga 5, impreziosita da oasi attraversate da sorgenti e abitata dai pochi esemplari superstiti di orso del Gobi.

 

TSAGAAN AGUI* (caverna)

Questa “grotta bianca” è lunga quaranta metri e custodisce le tracce di una presenza umana di 700.000 anni fa. Visitabile a pagamento.

 

OROG NUUR* (lago)

Segue la faglia sismica, questo lago popolato da pesci e, di conseguenza, frequentato da una massiccia quantità di uccelli. A dominare lo scenario l’Ikhbogd che, a quasi quattromila di quota, è la vetta più alta del Gobi. Trenta km a nord un altro lago, il piccolo Kholboolj, caratterizzato da acque salate e rossastre.

 

BUUN TSAGAAN NUUR* (lago)

Novanta km a sud ovest di Bayankhongor, grande lago che congiunge deserto e montagne e che attira un gran numero di uccelli. Spettacolari le formazioni rocciose che fanno da cornice.

 

 

 


UMNUGOBI

 

Abitanti: 47.300. Superficie: 165.400 kmq. Densità: 0,3 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 900.000 (rapporto animali-uomini 19:1). Animali rari: asino selvatico, argali, gazzella mongola, gazzella persiana

Temperatura: media 3,9°, media gennaio -15,4, media luglio 21,2

Capoluogo: Dalanzadgad (13.000 abitanti, 1.406 m. slm, 553 km da Ulaanbaatar)

 

Significa semplicemente Gobi del sud ed è la regione più grande della Mongolia ma anche la densità più bassa, con appena 0,28 abitanti per kmq, e anche la più arida: 130 mm di pioggia all’anno. Le temperature raggiungono i +50 d’estate e i meno 50 d’inverno. Ma la regione offre attrattive per il viaggiatore: suggestive carovane di cammelli, animali selvatici, ritrovamenti paleontologici, villaggi improvvisi, formazioni naturali stupefacenti.

 

DALANZADGAD (capoluogo)

Il capoluogo più meridionale della Mongolia, ha 13.000 abitanti: è a 600 km da Ulaanbaatar e raggiungibile anche in aereo. Ha il necessario per una sosta (alberghetti, negozi, mercatini, musei, monastero) ed è soprattutto un prezioso punto di partenze per le principali mete del Gobi.

 

GURVANSAIKHAN** (parco nazionale)

E’ uno dei parchi nazionali più grandi, suggestivi e visitati della Mongolia. Gurvansaikhan significa “le tre meraviglie”: si riferisce alle vette Baruun, Dund e Zuunsaikhan, oltre i 2.800 metri di quota. E’ il rifugio di 250 specie di uccelli tra cui avvoltoi, fagiani e usignoli e alcuni rari mammiferi come l’argali, l’ibex siberiano, la volpe, la lince, il cammello selvatico e la gazzella dalla coda nera e soprattutto il leopardo delle nevi e l’orso del Gobi. Discrete le strutture ricettive all’interno del parco, per la presenza di alcune aree molto frequentate come le Khongoryn els e la Yolyn am.

 

KHONGORYN ELS** (dune)

Chiamate “le dune che cantano” per il magico suono che il vento produce accarezzandole, le Khongoryn els si trovano 180 chilometri a est di Dalanzadgad e occupano un’area di circa 150 chilometri di lunghezza per una decina di chilometri di ampiezza. Sono tra le mete più visitate della Mongolia per la spettacolarità del contesto ambientale.

 

YOLYN AM** (valle)

Procedendo per 165 km a est, si apre la “valle delle aquile”. Lo scenario è inquietante con uno stretto e profondo canyon attraversato dalle acque di un torrente. Le rocce raggiungono i 200 metri di altezza e in alcuni punti il passaggio è appena sufficiente per due persone. Nella stagione delle piogge si formano cascate impetuose mentre d’inverno il ghiaccio inventa bizzarre sculture.

 

BAYANZAG* (rocce)

Sono state ribattezzate “le rupi fiammeggianti” (foto a destra), queste rocce dalle forme incredibili che al tramonto assumono colori fiabeschi. In questa zona è stata scoperta la maggior parte dei ritrovamenti di uova e scheletri di dinosauro. 

 

Moltsog els* (dune)

Sono delle Khongoryn els in miniatura, altrettanto spettacolari anche se più raccolte. Una valida alternativa per chi non intende spingersi oltre nel Gobi.

 

KHERMEN TSAW** (canyon)

Affascinante scenario con deserto e formazioni rocciose, tra cui la sfinge battezzata Khermen tsaw, dall’inquietante significato (morte): la zona in effetti è molto difficile e impegnativa da raggiungere.

 

MANDAL OVOO* (villaggio)

Questo piccolo paesino ospita solo cammellieri che accudiscono quindicimila cammelli, la maggiore concentrazione di tutta la Mongolia. Poco distante sorge il lago salato Ulaan nuur (lago rosso), che per buona parte dell’anno si secca.

 

DUNDGOBI
 

Abitanti: 51.000. Superficie: 74.700 kmq. Densità: 0,7 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 1.500.000 (rapporto animali-uomini 30:1). Animali rari: asino selvatico, argali, gazzella mongola, gazzella persiana

Temperatura: media 1,1°, media gennaio -18, media luglio 18,8

Capoluogo: Mandalgobi (11.000 abitanti, 1.200 m. slm, 238 km da Ulaanbaatar)

 

Il significato è “il centro del Gobi” ed è una regione arida e insidiosa, attraversata dai fuoristrada per raggiungere le zone più frequentate del deserto meridionale. L’importanza del territorio è legata alle miniere di carbone che forniscono energia anche alla capitale.
 

MANDALGOBI (capoluogo, foto a sinistra)

Passaggio obbligato da Ulaanbaatar (280 km) per chi raggiunge il Gobi via terra. Ha alberghetti, ristoranti, mercati, un ricco museo, il monastero Dashgimpeliin e anche un piccolo aeroporto che fa scalo da Ub a Dalanzadgad.
 

ZAGIIN US* (riserva naturale)

Congiunge il Dundgobi e l’Umnugobi e offre splendidi scorci naturalistici: dune, paludi e laghi spesso prosciugati. L’area protetta ospita le saiga, le splendide gazzelle mongole.

 

BAGA GADZRIIN UUL** (montagna)

La vetta non è imponente (1.768 metri di quota) ma è sacra per i mongoli ed è molto bello lo scenario in cui sorge. Gengis Khan avrebbe sostato qui prima di una battaglia e alcune formazioni rocciose richiamano la sagome dei guerrieri. Ci vogliono cinque ore per scalare la cima. A quindici chilometri si apre la Ikh Gadzryn chuluu, roccia granitica, luogo di pellegrinaggio per i mongoli.

 

SANGIIN DALAI NUUR* (lago)

Niente di oceanico (dalai), come suggerirebbe la definizione: questa è una piccola palude, molto interessante per l’avvistamento di molte specie di uccelli e per la presenza di due edifici singolari: un tempio in rovina del X secolo e i resti di un palazzo del XVII secolo. 

 

ONGHIIN KHIID** (monastero)

Inaugurato nel XVIII secolo per la prima visita in Mongolia del Dalai Lama, il monastero di Onghiin era uno dei più attivi e frequentati con cinquecento monaci. Chiuso, ma miracolosamente non distrutto dal governo filosovietico, ha riaperto nel 1990 e nel ’92 è stato di nuovo visitato dal Dalai Lama. Bello anche lo scenario in cui sorge, nei pressi del fiume Onghiin.


 

 

 

GOBI-SUMBER

 

Abitanti: 12.400. Superficie: 5.400 kmq. Densità: 2,3 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 79.000 (rapporto animali-uomini 6:1)

Temperatura: media 0,2°, media gennaio -14,5, media luglio 16

Capoluogo: Choir (10.000 abitanti, 1.283 m. slm, 671 km da Ulaanbaatar)

 

Minuscolo territorio nell’aimag del Dorngobi, divenuta regione autonoma nel 1994. Da qui passa, ma non si ferma, la Transmongolica.
 

CHOIR (capoluogo)

Città polverosa di diecimila anime, senza nulla di interessante. Un treno, in partenza alle 3,48 di mattina, la congiunge alla capitale distante 250 km (a sinistra, la stazione ferroviaria di Choir).

 


DORNGOBI
 

Abitanti: 51.000. Superficie: 109.500 kmq. Densità: 0,5 ab/kmq

Etnie: khalka

Capi di bestiame: 850.000 (rapporto animali-uomini 17:1). Animali rari: cervo rosso, asino selvatico, argali, gazzella mongola, gazzella persiana

Temperatura: media 3,4°, media gennaio -18,4, media luglio 23,2

Capoluogo: Sainshand (20.000 abitanti, 938 m. slm, 463 km da Ulaanbaatar)

 

Dorngobi significa Gobi orientale ed è una regione attraversata dalla Transmongolica e ricca di miniere e giacimenti, sempre più ambiti dai governi stranieri. E’ una meta poco turistica, quindi tutta da scoprire. 

 

SAINSHAND (capoluogo)

Significa “bello stagno”, ma in verità è un’arida cittadina di ventimila abitanti che offre però qualche conforto ai viaggiatori di passaggio: alberghetti, campi gher nelle immediate vicinanze, un paio di musei interessanti, in particolare quello dedicato a Noyon Khutugt Danzanravjaa, soprannominato “il terribile nobile santo del Gobi”, figura singolare dell’arte e della regione mongola. Inoltre, il monastero Dechinchoin Khorlin, fondato nel 1991.

 

KHAMARYN KHIID* (monastero)

Nuovo monastero dedicato a Danzanravjaa, sui resti di quello costruito nel 1821 e bruciato negli anni Trenta, insieme al suo corpo mummificato. All’interno interessante reliquie.

 

DEMCHIGIIN KHIID* (monastero)

Attorno alle rovine del monastero, già in vista del confine cinese, uno scenario di rilievi che nascondono antichi petroglifi.

 

BURDENE BULAG* (dune)

Le dune più estese del Gobi, fra Sainshand e il confine cinese. Utilizzate anche per scopi terapeutici. Si possono scovare anche improvvise sorgenti di acqua fresca.

 

SUIKHENT* (alberi pietrificati)

In pieno deserto e anche sotto la linea delle dune sorge questa impressionante concentrazione di antichi alberi pietrificati alti fino a venti metri e con un diametro di un metro e mezzo. La formazione è lunga 500 metri.  

 

ERGELIIN ZUU* (riserva naturale)

Qui sono stati ritrovati ricchissimi resti fossili, scheletri e uova di dinosauro. occorre una guida autorizzata per attraverso questa riserva, dove vive ancora l’asino selvatico.

 

KHALZAN UUL* (sorgenti)

I mongoli ritengono miracolose queste sorgenti di acqua leggermente radiattiva, che avrebbero proprietà terapeutiche infinite.

 

IKH NART (riserva naturale)

Montagna granitica diventata riserva naturale nel 1996 per preservare l’argali e l’ibex siberiano.

 

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