È in libreria la terza edizione della guida Polaris di Federico Pistone dedicata alla Mongolia. Il titolo è "Mongolia - L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri" (448 pagine più un inserto a colori di 32 pagine, prezzo di copertina 30 euro, sconto del 15% se la richiesta avviene attraverso il sito della casa editrice vai all'offerta mentre lo sconto diventa del 20% scrivendo direttamente al nostro sito info@mongolia.it).
La nuova guida, aggiornata e arricchita di testi, contributi e immagini, prende il posto delle edizioni del 2008 e del 2010, andate esaurite. L'autore e la casa editrice Polaris hanno destinato il ricavato per aiuti umanitari a favore delle missioni in Mongolia.

Sinossi: La Mongolia è uno dei pochi Paesi al mondo che sa regalare ancora emozioni pure. E’ la terra leggendaria di Gengis Khan, più vivo che mai, degli sciamani, dei bambini monaci che recitano gli antichi mantra in monasteri sperduti, dei nomadi legati senza compromessi ai riti antichi e ai ritmi feroci della natura; delle mandrie di cavalli, cammelli e yak ma anche degli animali rari e selvatici che popolano scenari stupefacenti di steppe, deserti, montagne, laghi, foreste e quel cielo così alto e luminoso che sembra appartenere a un altro pianeta. La Mongolia custodisce due anime. Quella dolce e antica dei nomadi che vivono silenziosi nelle gher, le candide tende di feltro appoggiate a un territorio grande cinque volte l’Italia e schiacciato, non solo geograficamente, tra Russia e Cina. E poi c’è l’anima disorientata della capitale Ulaanbaatar, una sorta di meteorite occidentale precipitato al centro dell’Asia: una città strana, gelida e affascinante, lontana e familiare insieme, piena di belle sorprese. Questa guida vi condurrà per mano nella realtà più genuina del Paese e vi consentirà di tracciare l’itinerario più vicino alle vostre necessità e alla vostra anima: dal suggestivo e ossessionante deserto del Gobi alle grandi foreste del Nord, dalle infinite steppe dell’est ai maestosi rilievi dell’Altai.

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Irene Cabiati (La Stampa, 23 aprile 2014)

Fra i libri da leggere per conoscerlo meglio sicuramente il più documentato è “L’ultimo paradiso dei nomadi guerrieri” ( è da poco uscita la terza edizione) di Federico Pistone. L’autore ha dedicato gran parte della sua vita e la sua passione alla Mongolia accumulando un patrimonio di conoscenze e di esperienze raro fra chi scrive guide di viaggio. Infatti la sua è più di una guida: i capitoli si susseguono con fotografie e approfondimenti dedicati soprattutto alle persone con cui dialoga anche quando è in Italia. Gli itinerari sono ricchi di spunti culturali e storici e sono un validissimo supporto per il viaggiatore che vuole avvicinarsi il più possibile ai luoghi e alle circostanze della sua esplorazione. Il contributo di questa guida è stato fondamentale sia come compagna di viaggio, quando ho visitato la Mongolia, sia come ispiratore quando ho scritto il mio reportage “Mongolia in viaggio” dedicato al momento di transizione della società mongola dal nomadismo alla modernizzazione.

 

Rita Ferrauto ("In viaggio da sole", Sperling&Kupfer)

Il paese più bello del mondo? Forse è la Mongolia. E sicuramente, se volete visitarla, la guida giusta è una sola: Mongolia – l’ultimo paradiso dei nomadi guerrieri (ed. Polaris) di Federico Pistone. Che sull’argomento ha annodato 420 pagine, tutte preziosissime. Dove si trovano gher, steppe, foreste, yak, monasteri, khan e città. E soprattutto, una quantità formidabile di itinerari, informazioni, note, approfondimenti, tragitti. Tutti precisi e controllati con cura minuziosa. Aggiornati in tempo reale. Perché Federico è scrittore accurato, e, per dar vita alla guida, non gli è bastato rifarsi ai suoi innumerevoli viaggi nel paese e interrogare scrupolosamente tutti i suoi amici e corrispondenti mongoli (l’autore  infatti  conosce perfettamente la Mongolia ed è in contatto costante con parecchie guide locali di grande esperienza). No, appena prima dell’invio in stampa, Federico ha preso un aereo per Ulan Baatar ed è volato a eseguire gli ultimi riscontri di persona. Il risultato è dunque un’opera in cui non troverete mai imprecisioni e facilonerie. Men che meno tragitti scontati, panorami banali e giudizi sommari. Seguendo la sua guida, non metterete mai il piede in fallo. Anzi, neanche il più piccolo anfratto vi sarà ignoto. Perché un’intera sezione del libro è dedicata all’esplorazione di tutto il paese, diviso nelle sue areee geografiche. Cosicchè nulla, dall’Arkhangai al Sukhbaatar, dal Khentii al Gobi, sfuggirà ai vostri occhi e alla vostra curiosità. Poi, perché una nazione la si  conosce davvero quando si comprende la sua cultura, Federico vi porta in giro per gher, pascoli e monasteri spiegandovi i rituali, i modi di dire, la spiritualità e i comportamenti che fanno della Mongolia un paese peculiare, dalle tradizioni remote e affascinanti.
C’è spazio per la vita cittadina, naturalmente. Per la musica, lo sport, la società, raccontati attraverso flash e interviste incisive. Con tutto il sapore della vita vera. E spazio anche alla storia mongola, ricca e tumultuosa, che Federico narra da maestro. La sua guida è la compagna ideale per un viaggio a lettere maiuscole. Fatto di emozioni, incanto e passione. Dentro, ci trovate una preparazione e una competenza davvero rare nel mondo delle guide turistiche. Perché a Federico Pistone è riuscita l’impresa di scrivere un libro che è più utile di una guida e più appassionante di un romanzo. Federico ha afferrato l’anima della Mongolia e l’ha fatta vivere e respirare pagina dopo pagina. Ora tocca a voi seguire le sue tracce e regalarvi la sua guida: la chiave indispensabile per un  viaggio che vi resterà inciso profondamente nel cuore.

 

* Complimenti per la guida, emozionante e penetrante. Una delle migliori che abbia mai letto! Grazie. Stefano Poretti

 

* Ho comprato recentemente la guida edita da Polaris e scritta da te sulla Mongolia, in previsione di un viaggio a luglio che farò con un piccolo gruppo di amici. Grazie per le preziose informazioni e gli spunti di cultura e lettura che dai. Laura Conti

* La guida è stupenda in tutti gli aspetti, tranne che per la cartografia. Donato De Marco

 

* Prendo l'occasione per farti i complimenti del tuo nuovo libro "Mongolia l'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri". Libro guida veramente interessante nostro compagno di viaggio. Ora dovrei prenderne un altro perchè questo è stato letto, sfogliato passato di mano in mano da quasi tutti i partecipanti a e quindi è un po' vissuto. I libri belli a me piacciono nuovi. Ciao e grazie ancora. Antonio Finazzi


* Sopra, Mauro e Katia, in viaggio di nozze in Mongolia.
  

* Caro Federico, la guida é davvero bella ed esaustiva. Penso che abbia veramente colmato un vuoto presente sul mercato italiano. Un saluto. Ermanno Visintainer

 

* Ciao Federico, la tua guida sulla Mongolia è fantastica, direi interessantissima, piena d'informazioni preziose, viene voglia di partire immediatamente. Grazie tante. A presto. Filippo Razza

 

* Ciao Fede, questa mattina il postino mi ha consegnato la guida Polaris sulla Mongolia... è B_E_L_L_I_S_S_I_M_A!
Complimenti davvero. Cordiali saluti, Lorenzo Rossi.

 

* Ciao Federico! Davvero un ottimo lavoro! Grazie, a presto! Massimo Baraldi

 

* Ciao Federico, ho visto finalmente la tua guida. Complimenti, per quello che c'è e per quello che non c'è: non ci sono inutili orpelli fotografici e grafici che spesso mascherano il vuoto di contenuti, non ci sono quelle "informazioni" insopportabili  sulla qualità della birra in ogni singolo locale o sulla cortesia o scortesia dei gestori di ogni singolo hotel, ma c'è il rispetto di chi spiega come si debba sempre entrare in punta di piedi in casa altrui!! Ciao, Carmelo Iapichino

 

* Ciao Federico, ti dedichiamo la foto di Luigi (a destra) mentre, nella gher di fronte al lago Huvsgul, legge qualche pagina della tua nuova guida in vista delle avventure previste per il giorno seguente! Un caro saluto, a presto. Luigi e Bruna 

 

* Caro Federico! La tua guida è fantastica,non solo per le info pratiche, ma soprattutto per l'impostazione che dà ampio spazio alla cultura e società mongola, cosa assai rara in altre guide. Ti dico subito che il primo risultato che ha avuto è quello di spingermi a provare ad organizzare un bel viaggio per l'anno prossimo....il mio mal di Mongolia è sempre presente. Quindi grazie infinite... Davor Antonucci

 

* La tua guida mi piace veramente un sacco e mi avvince come fosse un romanzo con una storia di cui voglio sapere la fine! Mi sembri un amico che racconta della Mongolia ma non in un modo prettamente informativo e sterile come le guide della Lonely, molto pratiche ma poco sentite... Non è arida come le guide, si sente che c'è sentimento, incanto, emozioni che riesci a trasmettere qualsiasi sia la parte che viene trattata, storia, preparativi per il viaggio! Insomma si sente che è scritta da un essere umano che la adora e questo è bellissimo! E poi cosa che ho sempre trovato carente nella Lonely, la tua guida ti aiuta sul serio ed entrare nella cultura del paese, a vedere le tante sfaccettature, insomma a fornire al lettore e alla persona che andrà a scoprire e conoscere la Mongolia e la sua gente un background di informazioni indispensabili per capire, per rispettare, conoscere... e poi ti riempie di emozioni e ti fa venir voglia di partire subito. Ho anche una critica, nelle pagine in cui parli di alberghi, pernottamenti, a una prima occhiata il budget è decisamente fuori dalle tasche di viaggiatori squattrinati. Grazie. Cristina T.

 

* Ciao, mi sono resa conto, avendo finalmente la tua guida fra le mani, di aver trovato quasi tutte le risposte che cercavo. La guida è molto interessante anche se non riesco a raccapezzarmi molto bene tra quello scritto e le cartine! Del resto la fotografia che hai fatto è molto precisa e fa sentire il profumo della Mongolia. Romina Careggio

 

* Ciao Federico, ho trovato la tua guida molto ben fatta e spero abbia una grande diffusione. Ippolito Marmai

 

* Colgo l'occasione per farvi i complimenti per il sito, veramente ben fatto e in particolare a Federico Pistone per la sua guida sulla Mongolia che sto leggendo in questi giorni.. molto molto interessante!!! Saluti. Alessandro Lameri

 



* Lucia, orientalista di Bologna, in una tenda nella steppa mongola

 

* Ciao, complimenti per la guida! mi è arrivata giusto qualche giorno prima della partenza per la mongolia a inizio agosto e mi è stata molto utile! L'unica cosa che potrebbe essere migliorata è forse la cartografia (poco dettagliata!). Il viaggio naturalmente è stato bellissimo. Chiara Farioli

 

* Ciao Federico, dopo aver letto la guida della polaris io la mia famiglia e due amici abbiamo già acquistato i biglietti aerei per U.B.(5 persone). Come vedi sei stato molto convincente!! Marco e famiglia

PREFAZIONE
(da "Mongolia - L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri"
di Federico Pistone - edizione Polaris, 2013)

A destra, l'autore con un gruppo di amici mongoli mentre sfogliano la guida

La Mongolia è una calamita dell’anima, se rende l’idea. È una delle terre più genuine, autentiche, entusiasmanti del mondo. Chi la visita, la ama per sempre. Ti abbraccia, riempie di spazio, di cielo, di vento, restituisce alla profondità della vita, alla spiritualità che non pensavi di avere, guarisce dalla solitudine, dalla timidezza, autorizza a commuoversi. “Il meno che si possa dire della Mongolia è che è un Paese di straordinaria originalità” testimoniava Alberto Moravia in uno dei suoi reportage. L’orientalista Ilaria Maria Sala nel suo “Il dio dell’Asia” garantisce: “La Mongolia è uno dei Paesi più belli che abbia mai visitato, forse per gli spazi vastissimi che presenta, forse per il modo in cui offre qualcosa di diverso eppure familiare, al tempo stesso. Viaggiare qui è scomodo e difficile, e anche questo, in un’era di viaggi insignificanti, è un vantaggio”.

Di culture nomadi allo stato puro o etnie che conservano ostinate i propri riti millenari ne sopravvivono tante, sparpagliate nel mondo. Ma qui siamo in una repubblica di dimensioni immani, nel baricentro esatto del continente più ricco di storia e civiltà, innestato fra due nazioni invadenti e fondamentali per le sorti del pianeta, Russia e Cina. Proprio la Mongolia generò l’impero più vasto di sempre, guidato da Gengis Khan, un condottiero eccezionale per intraprendenza e tolleranza, riscattato dagli storici ed eletto “uomo del millennio” dal Washington Post, non dal Mongol Messenger. Trionfa nell’ideale classifica davanti a Leonardo, Michelangelo, Einstein, Napoleone, Galileo, Beethoven, Mozart... La motivazione: “E’ stato l’uomo che ha permesso di collegare l’Est e l’Ovest consentendo la creazione della civiltà moderna”.

Siamo nel corridoio dove le culture del mondo hanno incrociato arte, filosofia, religioni, mercati, favoriti proprio da quella che gli storici hanno battezzato “pax mongolica”, un bel sogno medievale tramontato con la decomposizione dell’impero dei khan. Una terra così importante che, nonostante le umiliazioni successive, ha mantenuto la sua purezza nomade, una cultura mistica e sciamanica: un vero miracolo in un pianeta alla deriva culturale, sociale e ambientale. Ma anche la Mongolia, serenamente immobilizzata per secoli, sta vivendo una svolta epocale. Il suo futuro passa dalla “collina turchese”, Oyu Tolgoi, in pieno deserto del Gobi. Lì sotto dieci anni fa sono state scoperte le miniere più ricche d’oro e di rame del mondo e ora, dal 2013, comincerà il vero sfruttamento.

C’è chi la legge come una “opportunità”, chi come un “disastro”, sociale e ambientale. Per alimentare le miniere si stanno prosciugando le già esigue riserve idriche del Paese e il rischio di trasformare lentamente (ma nemmeno tanto) i “nomadi guerrieri” in operai e minatori è qualcosa di più che un timore. A questo si aggiunge l’annuncio dell’imminente apertura della prima centrale nucleare, che potrebbe sostituire gli arcaici e inquinanti impianti a carbone che sbuffano alla periferia della capitale. Nel corso del 2012 numerose manifestazioni pacifiche (ma arrabbiate) promosse da intellettuali, ambientalisti, studenti, nomadi e cittadini semplici, sono state improvvisate nella piazza principale di Ulaanbaatar. C’è più paura che preoccupazione per i possibili sconvolgimenti dell’ambiente e dello stile di vita tradizionale, ma anche per le eccessive concessioni alle grandi aziende straniere per lo sfruttamento minerario. Anche in Italia la metamorfosi della Mongolia viene seguita con attenzione sempre maggiore. I rapporti si stanno saldando e la dimostrazione è l’apertura di due consolati onorari - a Milano e Prato - e, nell’aprile 2012, finalmente dell’ambasciata mongola a Roma.

Ogni ritorno in Mongolia è per me come una prima volta. E’ rinnovare un’emozione pura, una strana intimità dentro una terra così lontana, diversa, estrema, eppure così familiare e tranquillizzante, è trovare sempre nuovi amici sorridenti e gentili. La mia “prima volta” è stata tredici anni fa. Mi ero messo in testa di scrivere un reportage su quella che era considerata l’etnia più piccola e misteriosa del mondo, gli Uomini renna. Fu un’esperienza stupefacente, specie per un viaggiatore non esattamente impavido. I ricordi più forti della mia vita sono rimasti aggrappati a quell’avventura e all’incontro con Gombo, il re degli Tsaatan. “Dice di avere cinquantatré denti – scrivevo di lui - ma il viso graffiato dal gelo e gli occhi velati dalla congiuntivite gli consegnano un fiero aspetto da ottantenne. Quando smonta da cavallo, Gombo è un mezzo uomo che si trascina a compasso sulle gambe arcuate, come un soldatino staccato dal supporto equestre. Appena si rimette in sella, torna a essere un animale mitologico, perfetto. Spalanca la bocca in una risata a tre denti, due in basso a destra, uno in alto a sinistra. Il cuoio rosso della faccia si tira fino quasi a spaccarsi”. Spero che Gombo sia ancora lì, a sorridere, a guidare il suo piccolo popolo e ad accudire renne. Per raggiungere i loro accampamenti nascosti nella foresta, fui “costretto” ad attraversare mezza Mongolia fino a Tsagaan nuur, la città del lago bianco da cui poi mi sarei avventurato a cavallo fino agli impervi territori Tsaatan. Per arrivare fin lì viaggiai su quello che ribattezzai il “camion alato di Baltan”, un miracoloso trabiccolo, con un altrettanto miracoloso driver, che mi raccolse a Ulaanbaatar per depositarmi all’estremo nord della Mongolia.

Pensavo che quei giorni di spostamento fossero solo una lunga e noiosa anticamera della vera avventura e invece si rivelarono un’esperienza magica, dentro una natura da togliere il fiato, di imprevisti a ripetizione che mi consentirono di vivere incontri indimenticabili. Lo so, sto utilizzando con dovizia poco giornalistica aggettivi altisonanti, ma chi ha già avuto la fortuna di vivere la Mongolia sa che è difficile trovare termini meno “retorici” per descriverla. Insomma che da allora questa terra mi entrata dentro ed è diventata la sponda piacevole della mia vita. Ci torno appena posso, ritrovo amici e ne incontro di nuovi, sono felice di avere avviato dei progetti umanitari piccoli ma concreti con ospedali, associazioni, missioni (laiche e religiose, non importa, basta che si diano da fare), ho aperto il sito www.mongolia. it per gettare un ponte ideale ma sempre più solido fra Italia e Mongolia, due realtà così insospettabilmente vicine anche se la geografia e altri dettagli suggerirebbero il contrario, ho scritto diversi reportage, racconti, perfino una fiaba per bambini (Salik, il piccolo vento della steppa), sperando di restituire anche solo un pezzetto dell’incanto che la Mongolia sa creare. Compilare una guida però, mi rendo conto, è pura incoscienza. Ho accettato la sfida - e siamo già alla terza edizione - perché posso contare sull’aiuto e la severità dei miei amici mongoli, gente forte e leale, che mi hanno permesso di esplorare anche dove non sono arrivato.

Questa terra, mappa alla mano, sembra un sorriso aperto dentro un’Asia che sta perdendo gli antichi valori di riferimento e dà emozioni sempre più sbiadite. La Mongolia ha invece ancora il potere di sorprendere, disorientare, inquietare, affascinare, attrarre. Il mio passaporto è ormai una foresta di visti dai timbri listati con l’antico alfabeto verticale degli uiguri. Solo l’emozione di collezionarli vale la spesa. Ma il bello è che poi si parte anche. Più che una guida, una rincorsa. Ogni volta che torno a Ub, come la chiamano i mongoli con affetto, la trovo diversa. Una sorpresa continua che sbalordisce e costringe a rivedere gli appunti del viaggio precedente. Aprono e chiudono locali, alberghi, banche, negozi, strade, cantieri, fabbriche, scuole, interi quartieri vengono demoliti lasciando spazio a nuovi impianti urbani. Per gli ottocento anni della fondazione dell’impero mongolo la piazza principale intitolata all’eroe Sukhbaatar ha cambiato volto: davanti al parlamento hanno costruito un sontuoso colonnato presidiato dalla statua di Gengis Khan affiancato dai suoi condottieri. E di fronte al decadente e fascinoso Ulaanbaatar Hotel, nel 2012 ha aperto il Blue Sky Tower, un albergo da 350 euro a notte nell’omonima costruzione avveniristica che connota il nuovo skyline della capitale. Anche i grandi stilisti, da Louis Vuitton ad Armani, hanno deciso di scommettere sulla Mongolia annunciando l’apertura di negozi di lusso proprio nella Central Tower.

Fino a dieci anni fa potevi passeggiare al centro della carreggiata, c’erano pochi macinini e talmente rumorosi che avevi tutto il tempo per scansarti. Oggi non riesci ad attraversare la strada, nemmeno con il verde perché fiammanti suv (importati sottocosto da Tokyo e Seul dove sono già fuorilegge) hanno invaso le vie del centro. Così è scattato il primo storico blocco alle automobili, con un corteo di migliaia di cittadini che ha sfilato per godersi l’aria pura. In piazza Sukhbaatar migliaia di candele sono rimaste accese per ricordare le vittime degli incidenti e per tenere illuminata la speranza di un futuro più pulito. Ub, che ormai ospita metà dell’intera popolazione mongola, sta cambiando a vista d’occhio, diventa sempre più moderna, isterica, per qualcuno addirittura pericolosa. Insomma, assomiglia a una città occidentale. Ma questa giovane capitale ha tanta voglia di emanciparsi, dimenticandosi di essere un’oasi circondata per migliaia di chilometri in ogni direzione dal meraviglioso passato remoto di un territorio di bellezza assoluta e di tradizioni immacolate. Che qualcuno definisce “nulla”.

I mongoli chiamano hodoo la campagna, tutto quello che non è la capitale. Nel giugno 2009 la Nasa ha avviato uno studio per capire come la popolazione nomade mongola riesca a sopravvivere in condizioni tanto estreme e carpirne i segreti per le missioni spaziali. E poi c’è la nuova minaccia della Cina: ne ha paura l’Europa a diecimila chilometri di distanza, figuriamoci la Mongolia che le è schiacciata addosso e che vanta, è il caso di dirlo, un’avversione storica per la Terra di mezzo, sottomessa ai tempi dei Khan e poi spietata dominatrice per sette secoli. I mongoli non usano biciclette perché ci vanno i cinesi; non comprano ortaggi, economici e gustosi, provenienti da oltre Gobi e si ostinano a preferire i prodotti locali, carissimi e scipiti, come possono essere scipiti dei pomodori che crescono sottozero. Il del, il costume tradizionale della Mongolia, prevede maniche molto lunghe, una trentina di centimetri oltre il polso. “Ce le avevano imposte i cinesi all’inizio del Novecento per umiliarci – mi ha rivelato senza vergogna il nomade Gighee – perché con quelle appendici grottesche al posto delle mani ci volevano far sembrare come degli animali. Anche dopo che abbiamo cacciato i cinesi, abbiamo deciso di mantenere le maniche lunghe ai nostri cappotti per non dimenticare. E anche per ripararci le mani del freddo”.

La Mongolia vera, quella che gli stessi cinesi hanno battezzato sdegnosamente “esterna”, sembra essersi congelata da millenni. I guerrieri che conquistarono mezzo pianeta si sono dati una calmata e oggi sono nomadi gentili e orgogliosi che vivono nelle loro tende bianche come ai tempi di Gengis Khan seguendo i ritmi dolci e feroci della natura più sublime. Ospitalità, generosità, tolleranza: ecco quello che troverete nelle case e nelle gher. Papa Benedetto XVI ha definito la Mongolia “un esempio di tolleranza civile e religiosa”. In questi anni di intimità con la Mongolia, ho cercato di raccontarla grazie all’aiuto di tante persone, mongoli e italiani, autorità, studiosi, artisti o semplici preziosi cittadini, che mi hanno illuminato nuovi sentieri di una terra magica da abbracciare con lo spirito ma soprattutto con il corpo. Partendo anche dalle richieste, dai suggerimenti e dalle riflessioni che ho ricevuto sul sito, ho cercato in questa guida di interpretare le aspettative dei lettori. Informazioni rigorose e aggiornate su misura per un viaggiatore italiano, consigli per confezionare da soli un viaggio come si deve scegliendo fra i vari itinerari, uno sguardo alla cultura e alle tradizioni ma innestate nel contesto di oggi.

Come nello stile Polaris, ho cercato di offrire un panorama completo ma non pedante sul Paese, con un taglio giornalistico e con brevi inserti di approfondimento e incontri illuminanti con personaggi della società mongola. Vorrei che il sito www.mongolia.it, senza pubblicità e senza lucro ma con tante idee passionali, sia l’ideale prolungamento-aggiornamento quotidiano di questa guida e che la mia casella di posta info@mongolia.it sia sempre strapiena. Da poco ho avviato anche il twitter fedepistone per essere sempre più agganciato alla realtà della Mongolia, utilizzando perché no, anche la tecnologia di cui i giovani di Ulaanbaatar sono sempre più innamorati. Bair laa, grazie.
Federico Pistone