Da Ulaanbaatar, 21 agosto 2006
Oggi
e' arrivato il Dalai Lama. Da un sms ho saputo che alle dieci sarebbe stato al
monastero di Gandan. Mi sono precipitato con la videocamera. Migliaia di persone
hanno completamente invaso i cortili e le scalinate del monastero, tenute a
debita distanza dall'ingresso da qualche centinaio di poliziotti. Un variopinto
insieme di uomini e donne, vecchi e bambini, chi vestito modernamente chi col
vestito tradizionale, attende serenamente l'arrivo del grande personaggio. Molti
pregano a mani giunte, molti tengono stese tra le mani allargate le sacre hadag
gialle o azzurre, per farle "beneire" dal sant'uomo.
Il sole e' scomparso ed un vento gelido fa rabbrividire le poche decine di
turisti che a quell'ora si ritrovano stupefatti in mezzo a tanta folla. Decine e
decine di Lama e alcune donne Lama sono, come tutti, in trepidante attesa.
Dopo tanti falsi allarmi, in cui un brusio di esclamazioni di felicita' pervade
la folla, verso mezzogiorno il portone d'ingresso si apre e l'auto del Dalai
Lama entra nel cortile, dirigendosi verso il piu' vicino monastero laterale.
Tutti corrono verso quella direzione, accalcandosi pericolosamente contro la
staccionata. Lui saluta benedicente e scompare oltre la soglia. Passa un'altra
ora e proprio all'una, mentre egli giunge quasi di sorpresa sul palco antistante
il grande monastero di Gandan, le nubi si squarciano e un sole cocente riscalda
l'aria.
Un cordone compatto di uomini in divisa tiene a debita distanza la gente. Il
Dalai Lama saluta, ringraziando la gente della calorosa accoglienza e ricordando
l'insegnamento di Gengis Khan che ha promosso la liberta' di culto e la
tolleranza tra le religioni, nonche' sostenuto l'importanza dell'insegnamento e
della conoscenza. A proposito, molti non lo sanno, ma il titolo "Dalai"
e' una parola mongola che significa "oceano".
La folla e' commossa, tutti hanno le mani giunte e molti alzano al cielo le
sacre hadag (o i video-fonini !), qualcuno ha le lacrime agli occhi, mentre
due-tre neonati si beano nel sonno in braccio ai loro genitori.
Finito il discorso, il Dalai Lama benedice la folla a mani giunte e i volti
degli astanti si riempiono di gioia; sembrano tutti sollevati, quasi quel gesto
avesse cancellato dalle menti ogni problema. Potenza della fede, che ogni
miscredente in fondo invidia.
Lentamente la gente defluisce, mentre uno stupefatto sant'uomo in carrozzella,
un grande lama giunto alla venerabile eta' di 92 anni, e' fatto oggetto di un
vero e proprio assalto di coloro che invocano la sua benedizione. Pazientemente
e quasi meccanicamente egli sfiora la fronte dei fedeli, i quali si allontanano
poi raggianti, facendo mostra di riconoscenza.
E Selki, il vento della steppa riprende ad accarezzare la citta', ripulendola
dai miasmi del traffico.
Ippolito
Marmai