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Sono tornata dalla Mongolia. Che dire? Mi ha rubato il cuore. I suoi paesaggi, la gente, la gentilezza l'ospitalità: non ho parole per descrivere la tristezza nel lasciare quelle terra che in soli venti giorni mi ha regalato cosi tanto. Ma allo stesso tempo ho il cuore pieno di gioia perché so che presto ci tornerò. No, non era la solita malinconia di fine vacanza quando saluti i compagni di viaggio e ti rattrista il tornare alla vita di tutti i giorni. E' qualcosa di più. Prima di partire mi avevate scritto: "La Mongolia è lo specchio della nostra anima. Ci si può perdere e ci si può trovare". Io mi sono trovata. Sono stata così fortunata da vedere il Naadam vicino al monastero di Amarbayasgalant, di trovare una guida e due autisti con i quali è nato subito un rapporto speciale e l'ultima sera nessuno di noi ha risparmiato le lacrime. Serena Pinzi
Le parole scritte nel mio precedente diario di viaggio racchiudono le emozioni provate al rientro dal viaggio fatto lo scorso agosto. In Mongolia ci sono tornata a Novembre questa volta per lavoro.
Finalmente la seconda volta ho potuto cogliere
quegli aspetti della popolazione che mi erano mancati nella vacanza
estiva. Non ero
più una turista di fronte alla guida o agli autisti ma
una semplice amica. Alcune persone si chiedono perché finito il
viaggio non è facile rimanere in contatto con le guide che il più
delle volte sono coloro che rendono il nostro viaggio
indimenticabile. Molte volte loro ci vedono come “clienti”, persone
da accompagnare in giro, da far ridere, da far divertire e ogni
tanto da far avvicinare alla loro cultura.
A Novembre mi sono liberata da questa etichetta
di europea saccente e finito il mio lavoro ho accettato l’invito
dei miei amici mongoli a festeggiare il compleanno di una loro amica
che vive in una gher nel parco del Terelj.
Ho vissuto un’esperienza unica. Abbiamo comprato una torta di
compleanno dal sapore di cartone ma dall’aspetto appetitoso. Sono
stata accolta nella loro casa come un’amica di vecchia data, con
loro ho bevuto litri di te’ salato al latte
(caspita non ho avuto problemi di stomaco..), ho aiutato la padrona
di casa
Ulaanbaatar a
Novembre e’ diversa da come l’avevo vista in estate. Quasi
inesistenti i turisti in giro per le strade della città. E’
piacevole, anche con -15, camminare per le strade e vedere che se si
è urtati per caso da qualcuno subito quella persona sconosciuta si
gira e ti tende la mano sempre come da loro tradizione.
Vorrei aiutarle a coronare questo sogno ma la burocrazia me lo impedisce. Vorrei consigliare a tutti i futuri viaggiatori di partire con la voglia di scoprire una popolazione unica, piena di tradizioni e contraddizioni e di non giudicare severamente i loro comportamenti a volte incomprensibili a noi occidentali. Serena Pinzi |