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MISSIONARI DELLA CONSOLATA

Padre Giorgio Marengo (foto sotto: clicca sull'immagine o qui per vedere il video) è un giovane missionario che ha scelto di aiutare la Mongolia. Lo fa con la forza estrema della fede, lavorando con coraggio ma anche con la concretezza proverbiale dei Missionari della Consolata. E gli aiuti di queste persone preziose si rivolgono soprattutto ai bambini (come quella nell'immagine a destra, fotografata nel campo di Arvaikheer). E' una missione dura, perché si svolge in un territorio davvero difficile, sia per il clima rigidissimo, per la povertà e, non ultime, per le difficoltà burocratiche che i missionari devono affrontare quotidianamente. Eppure i risultati sono sorprendenti. Per il volere del Signore, direbbe Padre Giorgio. Noi di mongolia.it, che siamo di estrazione laica e crediamo che la Mongolia debba restare legata alle proprie radici buddhiste-lamaiste, se non addirittura sciamaniche, abbiamo però verificato di persona lo straordinario lavoro sociale e culturale dei missionari cattolici in Mongolia e di quanto stretto sia il legame con le autorità religiose locali, all'insegna della tolleranza più costruttiva. Lo stesso Padre Giorgio ci ha inviato la descrizione dettagliata delle attività svolte dalla missione ad Arvaikheer e i progetti per il 2009. E alla fine un appello, semplice ma diretto. Aiutiamo Padre Giorgio anche con piccoli ma tangibili aiuti economici. Sotto, le coordinate per i versamenti, che arriveranno direttamente alla missione e verranno tramutati immediatamente in un sorriso in più per i bambini mongoli. Grazie.
Ecco il nuovo sito dei missionari della Consolata: http://www.consolatamissionmongolia.org/


Le attività principali della missione
di Padre Giorgio Marengo

Dopo-scuola: ogni pomeriggio bambini e ragazzi vengono al nostro centro, dove all’interno di una ger (la tenda tradizionale mongola) possono fare i compiti di scuola, assistiti da noi missionari; inoltre hanno a disposizione materiale per disegnare, fare lavoretti artistici (collage, pitture, ed altre attività che stimolano la creatività) e giocare. All’esterno hanno un campo da calcetto e uno da basket, dove – se la temperatura lo consente – possono sfogarsi correndo e saltando. Ogni giorno viene servita una merenda a base di tè mongolo e biscotti preparati a turno da donne del quartiere, che si offrono di collaborare alle attività della missione. Siamo felici che i primi segni di volontariato comincino a vedersi... Due giorni alla settimana al posto della merenda offriamo un pasto caldo completo. Tramite i piu giovani veniamo a conoscenza della dura realtà di tante famiglie a cui cerchiamo di portare un aiuto concreto, interessandoci dei loro problemi ed offrendo ascolto e comprensione.

Taglio e cucito: il progetto coinvolge circa 30 donne e si è recentemente arricchito di una bella produzione di oggetti in feltro, oltre a quelli in stoffa ricamata. L’idea e’ nata dall’osservazione della realta’ delle famiglie: le donne, che sono in generale preferite agli uomini per affidabilità sul lavoro, sono spesso costrette a casa, per guardare i figli e mantenere in ordine la ger, e cosi’ non possono racimolare quel poco che verrebbe loro da uno stipendio. Molti pero’ sono gli uomini disoccupati, per cui ci sono molti casi in cui entrambi i coniugi non lavorano, con ovvie conseguenze per tutta la famiglia. Si e’ pensato allora di portare il lavoro direttamente nelle loro ger, consegnando alle donne materiale e disegno; a lavoro ultimato, le donne vengono al nostro centro, dove noi compriamo cio’ che hanno realizzato (astucci, borse di varia misura, oggetti in stoffa per la casa), contando sulla possibilità di rivendere soprattutto all’estero e cosi’ ricavare i fondi necessari al mantenimento del progetto. C’e’ anche la possibilità di ordinare tipo e quantità di pezzi.

Borse di studio: con questa dicitura si intendono gli aiuti che devolviamo per sostenere gli studi di bambini e giovani che non hanno altre possibilita’ di pagare le rette scolastiche.

Assistenza alle famiglie: sono molti quelli che bussano alla nostra porta per aiuti di vario genere: cibo, medicine, vestiti, bollette da pagare, debiti da saldare… Con la visita alle famiglie valutiamo la reale situazione e poi provvediamo – per quanto possibile – in base alle esigenze piu’ gravi. In quest’opera di assistenza collaboriamo con il quartiere: il responsabile cittadino ci fornisce nomi e indirizzi delle persone piu’ in difficoltà, che poi andiamo a trovare. Da qui nascono spesso rapporti di amicizia che poi talvolta sfociano in una frequentazione abituale.

Micro-credito: quando incontriamo casi di persone che vorrebbero iniziare o proseguire un’attività lavorativa, ma non dispongono dell’investimento iniziale, proponiamo talvolta la formula del credito. L’interessato/a dopo aver presentato il proprio progetto ed aver ottenuto la nostra approvazione, riceve una somma di denaro che poi restituirà senza interesse secondo modalità e tempi che pattuiamo insieme. In questo modo pensiamo di favorire l’iniziativa di chi tenta di uscire da disagio e povertà.

Volontariato: quando le condizioni lo permettono, cerchiamo di venire incontro alle richieste della città, che spesso ci chiede un aiuto nel campo dell’educazione con l’insegnamento gratuito dell’Inglese. Lo abbiamo fatto presso la biblioteca regionale e puo’ darsi che l’esperienza si ripeta presso altre strutture o enti che lo stanno richiedendo. Questo tipo di servizio, oltre che di una certa utilita’, riteniamo sia di aiuto nel creare rapporti di fiducia e collaborazione, che favoriscono la nostra integrazione in un ambiente in cui la Chiesa Cattolica e’ praticamente sconosciuta.

Altre collaborazioni: il costante rapporto con la citta’ e la provincia ci vede spesso coinvolti in iniziative di solidarietà in vari settori: l’ospedale di Arvaiheer ha beneficiato nell’ottobre 2008 di un mese di prestazioni gratuite da parte di un gruppo di medici volontari italiani appartenenti al WOPSEC (World Organization of Paediatric Surgeons for Emerging Countries – Organizzazione internazionale di chirurghi pediatri per Paesi in via di sviluppo), con i quali si e’ aperta una collaborazione continuativa anche per i prossimi anni. Nel mese di ottobre 2010 si è ripetuta la bella esperienza di volontariato di un gruppo di medici dell'Ospedale di Treviso. Gli Ospedali Riuniti di Bergamo hanno da poco firmato un procollo d'intesa con la provincia di Uvurkhangai e la Regione Lombardia per un intervento di modernizzazione delle strutture ospedaliere di Arvaiheer, in grave degrado,, e un progetto di formazione sanitaria del personale locale.

A tutti le persone che ci interessano alle nostre attivita’ ed offrono del loro perche’ si possano portare avanti, il nostro GRAZIE piu’ sincero, a nome di tutti gli amici di Arvaiheer! La solidarieta’ e’ l’unica nostra fonte di finanziamento; senza di voi questo seme di speranza non porterebbe frutto: GRAZIE DAVVERO!


Come aiutare concretamente la missione

Per versamenti diretti:

- Conto corrente postale n. 33405135 intestato a MISSIONI CONSOLATA ONLUS - C. Ferrucci 14 – 10138   TORINO

- C/C Bancario n. 51600/49 - Banca Intesa - ABI  03069  CAB  01122
Intestato a MISSIONI CONSOLATA ONLUS  C. Ferrucci 14 - 10138 TORINO

Codice IBAN: IT16 V030 6901 1220 0000 5160049

Indicare come causale: "Mongolia - Padre Giorgio Marengo"

 

Conto corrente in Mongolia
Beneficiario: Giolitti Daniele Giuseppe (è padre Daniele, il nostro amministratore)
indirizzo: Khan Uul District, XIX microdistrict, building n. 50, 302
città: Ulaanbaatar
paese: Mongolia
n. conto: 404189840
cod. Swift: TDBMMNUB
(sede della banca: TDB brunch 804)

Correspondent bank:
Name, address:
ING BELGIUM NV/SA,
BRUSSELS, BELGIUM,
SWIFT code: BBRUBEBB010

 

 

Per avere ulteriori dettagli scrivete a info@mongolia.it


Il senso dei missionari in Mongolia

"Andremo da dio, lo saluteremo e se si dimostra ospitale resteremo con lui, altrimenti rimonteremo a cavallo e verremo via". In questa antica frase di un nomade della steppa c'è tutta la filosofia di vita e la religione dei mongoli. Un popolo ospitale e gentile, che solidarizza in nome della sopravvivenza. Nelle gher, le tradizionali tende circolari, si entra senza bussare, ogni viandante è benvenuto, si accomoderà, offrirà il suo tabacco e riceverà conforto, cibo, té salato e latte di giumenta. E' un galateo non scritto, ma vivo da millenni. Questa disponibilità è talmente innata che viene idealmente traslata nell'aldilà: anche Dio deve essere ospitale, tollerante, gentile. Altrimenti, op, si risale a cavallo e via per un'altra destinazione, in puro stile nomade. Così i mongoli non potevano che adottare una religione-non religione come il Buddhismo, conservando gelosamente il loro legame atavico con lo sciamanismo (vedi sezione Sciamani), il "credo della natura". Secondo le statistiche la quasi totalità della popolazione mongola crede negli sciamani, mentre il 95% si professa buddhista lamaista, anche se negli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente la tendenza all'ateismo, soprattutto nella capitale che racchiude metà della popolazione complessiva. L'esiguo spicchio restante è di religione islamica, concentrata nella zona kazaka dell'Altai, a ovest della Mongolia. La domanda a questo punto viene spontanea: che cosa c'entrano i cattolici in una realtà così peculiare e tradizionalmente già "assegnata"? La prima risposta che viene spontanea è: niente. Certe operazioni di evangelizzazione, soprattutto di origine statunitense o tedesca, sono esecrabili perché cercano di strappare i nomadi alle loro tradizioni mistiche con motivazioni deliranti, spesso accompagnate da offerte subdole. C'è però un'altra faccia dell'impegno cattolico in Mongolia: quello delle missioni. E allora qui scatta l'inchino. Persone straordinarie, come i Missionari della Consolata o le Figlie di Maria Ausiliatrice, stanno offrendo alla Mongolia un aiuto preziosissimo, concreto, senza compromessi, a stretto contatto con le realtà (anche religiose) locali. A quel punto la fede passa in secondo piano. Al primo posto c'è l'amore per questa gente orgogliosa e povera, la voglia di approfondirne la conoscenza, di entrare in simbiosi per poter essere "uno di loro" e saperlo aiutare con la coscienza e la forza dell'amico e non dell'evangelizzatore. Offrire dignità alla popolazione locale, attraverso la creazione di opportunità di lavoro per gli adulti e di studio e svago per i bambini oltre a un miglioramento del piano sanitario degli ospedali locali: sono questi gli obiettivi delle missioni cattoliche con cui anche mongolia.it sta collaborando da anni. Nella sezione Sos Aiuti umanitari aggiorniamo costantemente gli interventi che vengono realizzati, sull'asse della solidarietà Italia-Mongolia. Con la possibilità di offrire direttamente degli aiuti concreti. Nella foto, Padre Giorgio Marengo, Missionario della Consolata ad Arvaikheer, accanto al campo di basket costruito per i ragazzi del paese, insieme a un centro sociale, scuole-gher e altre iniziative fondamentali per la comunità. Federico Pistone

Benedetto XVI: "La Mongolia esempio di tolleranza religiosa"

Sul tema della religione in Mongolia si è espresso nel maggio 2009 anche Papa Benedetto XVI, definendo il popolo mongolo un esempio per tutta l'umanità, nel ricevere le lettere credenziali del nuovo ambasciatore presso la Santa Sede. Nel testo del discorso in inglese consegnato al signor Danzannorov Boldbaatar, il Pontefice ha ricordato che l'attuale costituzione della Mongolia, dove il regime comunista è rimasto in carica per quasi 70 anni fino al 1990, riconosce la libertà religiosa come un “diritto fondamentale”. Benedetto XVI ha espresso gioia per “l'apertura del popolo mongolo, che nutre grande considerazione per i costumi religiosi tramandati di generazione in generazione e che mostra un rispetto profondo per le tradizioni diverse dalle proprie”. “Le persone che praticano la tolleranza religiosa – continua il testo – hanno l'obbligo di condividere la saggezza di questo principio con l'umanità intera, cosicché tutti gli uomini e tutte le donne possano percepire la bellezza della coesistenza pacifica e abbiano il coraggio di edificare una società rispettosa della dignità umana e che agisca secondo l'ordine divino dell'amore per il prossimo”. Questa armoniosa coesistenza storica di religioni e credi si deve molto alle politiche e alle pratiche di Chinggis Khan (1162-1227), che invitò musulmani, cristiani, buddisti e taoisti della Mongolia.
Benedetto XVI ha quindi preso atto della “feconda collaborazione” tra Mongolia e Santa Sede frutto di questa tolleranza religiosa. “Desidero esprimere personalmente la mia profonda gratitudine per tutto ciò che il governo e le autorità civili fecero per rendere possibile quell'evento storico”, ha aggiunto.
La Mongolia, un paese di tre milioni di abitanti, è composto per lo più da buddisti tibetani e conta poche centinaia di cattolici raggruppati in piccole comunità sorte dopo la caduta del regime comunista.
I primi missionari sono giunti in questo Paese nel 1992.
Oggi la Chiesa del paese ha un Vescovo, mons. Wenceslao Padilla, della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria, prefetto apostolico di Ulán Bator, che guida una piccola comunità cattolica sorta allora. Ogni anno ci sono circa un centinaio di battesimi.



"Credo nel vivere e nell'aiutare a vivere. Forse questo è religione"

Quando parliamo di religione tocchiamo un tasto molto sensibile. Nonostante la mia frequenza di chiese di qualsiasi credo, di monasteri e di moschee si limita ai matrimoni, battesimi o puro turismo, cerco sempre di rispettare il luogo e i suoi credenti. Nello stesso modo cerco di rispettare qualsiasi religione e i suoi seguaci. Il Buddhismo mi ha sempre affascinato per la sua disarmante armonia e tranquillità, così come trovo ammirevole e incredibile il ritorno alle proprie radici religiose dopo anni di soppressione, prendiamo appunto Mongolia con il Buddhismo o l’Armenia con il Cristianesimo. Nel mio piccolo cerco di vivere la mia vita senza urtate nessuno e aiutare chicchessia quando posso. Trovo ammirevole quelli che dedicano la loro vita ad aiutare gli altri, e di solito questi sono organizzazioni religiose. Trovo meno simpatico un atteggiamento di “io ti aiuterò se smetti di credere nel tuo Dio e credi nel mio”, ricatto puro. Spesso navigando in internet per informazione sui viaggi trovo associazioni che si vantano di aiutare povera gente di paese da noi considerati del terzo mondo, ma sperando poi di “portargli la luce”. Attraverso questo sito ho seguito il lavoro di Padre Giorgio, mi piace quello che fa, lui come tanti altri nel mondo; aiutare senza forzare, se puoi, qualche “pecora smarrita” decide di aggregarsi alla sua fede, ma ben venga, per lui e per loro. Quest’anno avrò la possibilità di passare per Arvaikheer e spero di trovare Padre Giorgio e sono sicura che quel poco che potrò offrire sarà accettato con gioia, anche se non sono né Cattolica né nient’altro di ben definito. Perché in fondo, il segreto, e, aiutare loro a vivere la loro vita con dignità e non come noi pensiamo deve essere vissuta. Credo nel vivere e nell'aiutare a vivere. Forse questo è religione: l’amore per il prossimo, senza chiamarlo con altro nome. Grazie a tutti quelli che dedicano la loro vita ad aiutare i meno fortunati senza secondo scopi. Jane Hartley