ULAANBAATAR WEATHER

Zavkhan, il mosaico dell'anima

Una delle regioni più suggestive e meno visitate della Mongolia, a circa 1120 chilometri da Ulaanbaatar. Chi è diretto al vicino Altai generalmente utilizza i voli interni saltando lo Zavkhan, mentre chi opta per l’itinerario settentrionale del Khövsgöl lambisce solo i confini di questa regione dai contrasti estremi: si passa da immani distese desertiche a vallate verdissime, in un contesto ambientale di pace e di ossessione insieme, con la cicatrice del terremoto del 23 luglio 1905 che attraversa la fascia settentrionale.
Lo Zavkhan è davvero un mosaico di tutto quello che si può incontrare in Mongolia ed è quindi consigliabile per chi ama l’eremitaggio e l’avventura. La regione offre infatti un’area di foreste e laghi in technicolor. Verde profondo, bianco delle cime innevate (qui si spinge infatti il fianco occidentale del Khangai nuruu) turchese e blu cobalto di fiumi (Ider, Tes, Khün e il più lungo, Zavkhan) e laghi (tra cui spicca con i suoi 200 kmq il Telmen), fiumi e laghi che si contano a centinaia e fanno di questa regione la più ricca di risorse idriche della Mongolia. A "disturbarvi", solo gli animali selvatici: cervi, stambecchi, antilopi, nibbi, aquile, pellicani, linci e cinghiali (questi ultimi però solitamente non amano incontrare i turisti).
Ma c’è spazio anche per una Mongolia dalla bellezza più aspra e sdegnosa di emozioni facili. In questo aimag trovate infatti la duna di sabbia più grande dello stato (Mongol Els, Bor Khyar) puro splendore minerale. E i grandi deserti cosparsi di laghi salati dei confini occidentale e meridionale, là dove la pioggia è evento raro e si concede davvero col contagocce. Prosperano in modo particolare in questa regione gli allevamenti dei “5 becchi”, cammelli compresi, e non manca una folta rappresentanza di yak. Qui, dove le temperature possono variare da –53 a +38, si trova la città più fredda della Mongolia e tra le più fredde del mondo, Tosontsenghel (con picchi storici vicini ai 60 sottozero).
Scarse le strutture ricettive, ricchissime le suggestioni. A partire dal capoluogo Uliastai, leggendario avanposto evocato da Ossendovski in Bestie, uomini e dei nel 1922. Oggi è un’isolata cittadina di ventimila persone, raggiungibile però con due ore di aereo dalla capitale (distante un migliaio di chilometri). Contrariamente a quasi tutti gli altri capoluoghi, che hanno l’aeroporto appena fuori città, questo si trova a ben 35 chilometri (più vicino ad Aldarkhaan), a suggellare ulteriormente una sorta di clausura dal mondo esterno.
Tre chilometri a nord est di Uliastai si possono ancora intravedere i resti della fortezza che i manchu eressero nel Settecento per arginare gli assalti dei ribelli mongoli provenienti dalle regioni circostanti. Questa fortificazione venne definitivamente abbandonata nel 1921 con la sconfitta dei cinesi. In città due musei valgono una veloce visita: quello di storia, che ospita una collezione assai variegata (ossa di mammuth, strumenti di tortura manchu, statue religiose, una maschera di corallo indossata nelle danze tsam) e quello delle celebrità che comprende anche statue di personaggi ancora vivi, come l’ex presidente della repubblica Bagabandi. Una ventina di monaci si raccolgono ogni mattina alle 10 nel moderno monastero di Tögs Buyant Javkhlant: un’occasione per assistere in pace alle funzioni lamaiste. Vicino al monastero sorge una collina (Javkhlant tolgoi) sulla cui sommità svetta un padiglione con nove stupa da cui si ammira un attraente panorama che spazia fino ai resti della guarnigione manchu.

Dune Bor khyar (Bor khyar els)
Semi incorniciate dal fiume Hünghiin, a 450 m s.l.m., le dune di Bor khyar attraversano quattro province da Urgamal fino a Yaruu per 180 km, coprendo un’area totale di circa 1500 kmq. La sabbia, nei tratti in cui è raggiunta dalle infiltrazioni del fiume Hünghiin o altre vene, è umida e compatta.
È un vero peccato che queste zone, pressoché sconosciute ai viaggiatori, siano remote e difficili da raggiungere, perché offrono un susseguirsi di paesaggi incantevoli, dipinti di sabbia, sprazzi di verde e sorprendenti specchi d’acqua. Si tenga conto comunque del grande sviluppo a cui si sta assistendo in Mongolia sia del turismo interno che della rete stradale e che gli itinerari più impervi si vanno mano a mano facendo sempre più percorribili. A 30 km da Santmargats si incontra Bayan nuur, un trasparente lago d’acqua dolce poi, nel territorio di Erdenekhairkhan, a 110 Km da Uliastai, appare un altro specchio d’acqua dolce, Ulaagchny Khar Nuur, un habitat dove prosperano flora e fauna, in particolare numerose specie di uccelli che nidificano nelle tre isole del lago.
La bellezza della natura, incastonata fra le dune del deserto a nord e le montagne a sud, ha valso al lago il soprannome di “perla del Khangai”. Nella parte sud di Bor khyar els appare come dal nulla e inaspettatamente un fiume, Mukhart gol, ornato da un bosco di salici e variegato con i colori di piante selvatiche quali cumino, genziana, rose selvatiche, ribes. È una vera e propria oasi. Completa lo scenario un boschetto di olivelli spinosi, piantato dai nomadi. Ad Ulaagchny Khar nuur anche la possibilità di una gita in barca.

Sorgente Bayanzürkh rashaan
A nord della regione, proprio sulla linea del terremoto, si è creata Bayanzürkh rashaan, una sorgente molto ricca di calcio, sodio, magnesio, utilizzata dai mongoli per curare disturbi digestivi e del fegato.

Laghi Oigon, Kholboo, Telmen nuur
Sono i tre grandi laghi raccolti nelle vallate del Khangai, a nord della regione, proprio sotto la faglia sismica. Il Telmen nuur è il più grande (198 kmq, quasi come il nostro lago Maggiore), l’Oigon nuur (65) e il Kholboo nuur (50). Le rive sono spoglie e l’atmosfera è sempre molto misteriosa. O desolante, a seconda dei punti di vista.

Tosontsenghel
Cento chilometri a nordest di Uliastai, Tosontsenghel è la seconda città dell’aimag e importante centro di raccordo per le comunicazioni fra il centro e le regioni orientali. Dispone anche di un aeroporto dove spesso fanno scalo i voli diretti all’Altai. D’inverno è la località tra le più fredde della Mongolia e del mondo. Ottimo punto di appoggio per gite nei meravigliosi paraggi.

Passo Zagastain davaa
A 2.500 metri di quota, 50 chilometri a nord di Uliastai, si attraversa lo Zagastain davaa, maestoso “passo del pesce” che offre panorami incantevoli. Sulla sommità si trova un ovoo formato gigante.
 
Riserva Naturale Otgontengher
Otgontengher si può tradurre, con generosa approssimazione, in “cielo minore”, gentile e fantasiosa oronimia che vuole indicare il punto più basso da cui si arriverebbe a sfiorare il cielo. È meglio conosciuto come Bogd Ochirvani, versione mongola di Vajrapani o Vagrapani, uno dei cinque Dhyanibodhisattvas. La divinità è rappresentata con un’imponente statua che si erige nella circostante vallata. È la montagna più elevata della catena del Khangai e la seconda della Mongolia. Fa litigare un po’ tutti. I geologi, che non si mettono d’accordo sulla sua effettiva altitudine: chi la classifica sopra, chi sotto i quattromila di quota (le misurazioni più attendibili attestano un’altezza di 4.021 metri). I mongoli, che la ritengono sacra e guardano in cagnesco e a ragione i turisti che vogliono scalarla, considerato che la montagna è fra le più venerate del paese, celebrata ogni quattro anni con una cerimonia a cui intervengono le più importanti autorità dello Stato. E i turisti stessi, che negli ultimi anni si trovano la strada sbarrata da cartelli di divieto di escursione. Il monte, la cui sommità è eternamente ricoperta di neve, dal 1992 fa parte di un’area strettamente protetta di 955 kmq a una sessantina di chilometri da Uliastai. L’area è costellata da otto laghi, correlati e identificati con gli otto simboli del buddhismo. È il regno dei cervi rossi e dell’ibex siberiano, oltre che di una flora particolarmente ricca con piante rare e protette, come la leggendaria saussurea involucrata (Vansemberüü) da cui si ricavano distillati farmaceutici, la Adonis mongolica, una sorta di margheritona gialla e cinque varietà di Ginepro, importante essenza della liturgia buddhista e a tal fine i nomadi la raccolgono ma solo dopo aver invocato Ochirvani. Venti chilometri a sud della montagna, sgorgano trenta sorgenti che raggiungono anche la temperatura di 50 gradi. La zona è molto frequentata dai mongoli che trovano quasi miracolose queste terme, scoperte nel 1912 e ricche di solfato, bicarbonato e soda. C’è anche una struttura destinata ai visitatori che possono alloggiare e godersi bagni salutari per una quarantina di dollari al giorno. (foto 1, dipinto di Tsogbayar Chuluunbaatar)